Transversal Politics.

“Transversal Politics” fu l’espressione che escogitai e proposi per nominare la pratica politica dell’attraversamento delle differenze, delle asimmetrie, delle divisioni, dei conflitti sanguinosi che da anni orientava le relazioni che volevamo costruire tra noi e verso le altre. Nei primi anni novanta si assisteva alla Guerra del Golfo e all’avvio di un nuovo ciclo di guerre nei Balcani.

Era una proposta innovativa. In alternativa alla politiche dell’identità che, chiudendosi in sé, favoriscono logiche amico/nemico, riconosceva il gesto del “radicarsi” nella propria soggettività e nei propri riferimenti materiali e culturali, ma suggeriva insieme il gesto dello “spostarsi” verso l’altra soggettività e verso i suoi riferimenti culturali e materiali. La Transversal Politics non negava, bensì manteneva identità e posizionamenti differenti superandoli. “Trans” indicava l’oltre la conflittualità duale e/o plurale; “versal” esplicitava l’attraversamento, l’andare da un lato all’altro e viceversa dall’altro all’uno. Unito a “politics” suggeriva che non si trattava né di attenersi ad uno scambio dispari tra donne sovraordinate e donne subordinate, né di mirare ad una indifferenziata unione solidale tra donne. Si trattava di attraversare le contingenze e le differenze per mettere in essere una situazione nuova ove differenze e contingenze erano riconosciute e coesistenti per agire insieme senza violenza.

Il termine, inoltre, era adatto a non chiudersi in specificazioni fuorvianti sul terreno del conflitto da esplorare: come non desiderare di schivare il rischio comportato da una parola quale “transnazionale?” Il vocabolo incorpora la nozione di nazione nel momento in cui pretende di superarla. “Situarsi” in quei casi significava incontrarsi e parlarsi entro conflitti profondi non di rado sanguinosi. Tale pratica politica, nominata o non nominata, sarebbe stata al cuore dei due incontri più significativi in quella congiuntura: “Give Peace a Chance – Women Speak Out”, convegno del 1989 a Bruxelles, dove si incontrarono 60 tra palestinesi e israeliane; “Molte Donne, Un Pianeta”. A Bologna. “Transversal politics” rendeva bene l’idea.

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immagine di Donatella Franchi