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Io ti guardo, io mi racconto: l'’identità digitale tra blog e social network

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Pubblichiamo un'indagine realizzata per la Fondazione Del Monte e co-finanziata dalla Regione Emilia-Romagna sull'identità digitale ai tempi di blog e social network. Un'analisi per tentare di capire come donne ed uomini, in particolare le/i giovanissime/i, rappresentano e ri/definiscono se stesse/i e le proprie reti amicali attraverso l’uso massiccio delle piattaforme sociali e di condivisione via web.

Io ti guardo, io mi racconto: l’identità digitale tra blog, social network e comunità virtualiIl rapporto annuale del Censis sancisce il successo dei social network in Italia, che contano 19,8 milioni di utenti, ed in particolar modo di Facebook, utilizzato da una persona su quattro (22,9%). Come è facile intuire, le generazioni più giovani sono protagoniste quasi assolute di questa colonizzazione delle reti sociali con percentuali di utilizzo che superano il 50% per YouTube (67,8%) e Facebook (56,8%). Muoversi efficientemente in un social network può richiedere competenze complesse e, secondo l’opinione di Henry Jenkins, chi saprà padroneggiare questi sistemi di interconnessione on line, sarà avvantaggiato nella vita sia personale sia professionale. Per le/i cosiddetti native/i digitali, cioè chi è nata/o e cresciuta/o con le tecnologie digitali (cellulare, computer, Internet …), almeno negli Stati Uniti (dove il 97% delle/degli adolescenti ha un collegamento Internet) il problema non è più il digital divide, ma il “partecipation gap”, ossia lo scarto tra chi conosce ed usa i social media partecipando e non solo fruendo cultura e chi invece fa, anche di Internet, un uso passivo di sola lettura.

Studiare il fenomeno dei social network (e trasversalmente anche quello della scrittura sui blog i cui aggiornamenti, in molti casi, possono essere letti anche sulla bacheca di Facebook o Myspace) può essere utile per analizzare una serie di temi che prefigurano una modificazione nella percezione della distinzione tra spazio pubblico e spazio privato, fino ad oggi relegati in spazi fisici e temporali ben distinti. L’uso intensivo e pervasivo di queste piattaforme di scambio, condivisione e relazione on line pone varie questioni sulla creazione e gestione dell’identità personale, sulla tutela della privacy, sulla co-significazione delle attività sociali, sul nomadismo psichico tra contesti culturali spesso differenti. Sono questioni che inevitabilmente rimarranno aperte a lungo, almeno fino a quando saranno analizzate attraverso paradigmi sviluppati in tempi analogici. L’orizzonte di senso dell’ambiente digitale ancora si definisce per opposizione o scarto tra i due poli opposti degli “apocalittici e degli integrati”: demonizzazione assoluta, spesso funzionale alla spettacolarizzazione del fenomeno da parte dei media mainstream, ed esaltazione acritica, sovente contraddittoria, di un ‘noi’ della/nella Rete ancora indicibile. Per gli apocalittici dell’era digitale, Internet dissolve i legami sociali ed opera una manipolazione ideologica sulle/sugli utenti, dimenticando completamente la dimensione attiva della ricerca/navigazione on line e la componente sociale ed emotiva della comunicazione in spazi pubblici ed aperti. Per i neo-integrati, invece, Internet asseconda un decisivo livellamento delle differenze sociali, trascurando il fatto che un accesso allargato all’informazione non implica automaticamente maggiore eguaglianza e che quindi l’informazione non è potere in sé (Paccagnella, Sociologia della comunicazione, Il Mulino, 2004)...

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