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30 anni di internet (e 20 del Server Donne)

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30 anni di internet. Il 30 aprile del 1986 l'Italia per la prima volta si è connessa ad Internet: il segnale, partito dal Centro universitario per il calcolo elettronico (CNUCE) di Pisa, è arrivato alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. Quella prima connessione è stata l'inizio di un'avventura che ci ha cambiato la vita, le relazioni e il modo di costruire l’opinione pubblica del nostro paese. Le ict - dalla progettazione all'uso consapevole e critico - hanno conosciuto a Bologna innumerevoli momenti di produzione e utilizzo. Dopo qualche anno la nostra città, grazie a un favorevole milieu d’innovazione (presenza del Cineca, CNR, ENEA, Università) realizza la Rete Iperbole (una delle prime Reti Civiche a livello europeo) che traduce la sua vocazione e il suo senso civico in una piattaforma a disposizione della cittadinanza e in modo gratuito.

Di più, sempre in quegli anni, veniva alla luce il Server Donne (www.women.it) del polo tecnologico dell’associazione bolognese di donne Orlando. Uno spazio di autonomia, di elaborazione/presenza/protagonismo libero da stereotipi e aperto alle differenze di genere, ai contenuti/artefatti digitali femminili. Un'esperienza originale, consolidata e tutt’ora conosciuta a livello internazionale, che fin da allora pose la questione della cittadinanza digitale di segno femminile e del divario digitale di genere. In 20 anni di attività, il Server Donne ha sperimentato mutazioni ed avviato metamorfosi nel tentativo costante di creare/mantenere un sistema informativo di genere. Si è trattato di dare costante e compiuta visibilità alle pratiche, ai saperi ed alle iniziative delle donne e tentare la scommessa di declinare al femminile, attraverso parole chiave rappresentative della soggettività delle donne, la ricerca di informazione nel web.

Purtroppo l'Italia sconta ancora significativi "divari digitali" rispetto ad altri paesi europei, e quello di genere - nelle competenze, nella formazione, nella presenza in rete, nelle nuove professioni legate alle ict - è un freno allo sviluppo e una vera e propria diseguaglianza sociale ed economica. L’Italia soffre un grave ritardo nell’accesso alla rete e il tema va affrontato anche dal punto di vista dei diritti.
Nel nostro Paese Internet viene messo a rischio sia in quanto diritto liberale sia in quanto diritto sociale, che dovrebbe essere assicurato ed esigibile per tutti come bene comune. L’Italia presenta un preoccupante 36,5% di analfabetismo funzionale – maggioranza femminile - quando la media UE è del 14,9%. C’è una difficoltà tutta italiana a riconoscere un nuovo concetto di libertà di cui invece si parla sempre più spesso in altri Paesi: quello di “libertà d’impressione”, che equivale alla “libertà d’espressione” di epoca illuminista. Si esercita La cittadinanza digitale se si può esercitare questa libertà.

A nostro parere sono oggi più che mai necessarie politiche e azioni di inclusione specifiche che abilitino le donne ad un piena cittadinanza anche elettronica, per partecipare, essere attive in rete, sviluppare creatività, capacità di innovazione, fruire di servizi in line pensati su significati, bisogni, desideri, tempi conciliati on line e off line. In una frase “poter esercitare il diritto d’impressione” una delle vie maestre per recuperare l’esercizio al voto e contrastare l’assenteismo elettorale spesso di segno femminile.

Leda Guidi e Marzia Vaccari

Commenti   

 
apibar
0 #2 apibar 2016-05-20 17:35
grande storia e maestra women.it :D :P
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Graziella
0 #1 Graziella 2016-05-07 16:59
:-)
:lol:
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