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Gender gap e violenza sociale di Mariangela Mombelli

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Estate 2015, la più calda di sempre. Nelle campagne si muore: il pegno da pagare per avere sulle nostre tavole l’uva e i pomodori. Nelle campagne pugliesi non muoiono soltanto gli immigrati, come Mohammed, il bracciante sudanese, morto per il caldo e l’affaticamento mentre raccoglieva pomodori a 2,50 euro l’ora. Nelle campagne pugliesi muoiono anche le donne: Paola, 49 anni, italiana, madre di tre figli, lavorava sotto un telone all’acinellatura, l’eliminazione degli acini più piccoli dai grappoli d’uva, per 25 euro al giorno. il suo cuore ha ceduto sotto il caldo e la polvere. Dal campo infuocato, alla cella frigorifera dell’obitorio del cimitero, senza passare dall’ospedale per l’autopsia: rubricata come morte naturale. Di naturale non c’è nulla in questa morte, come non c’è nulla di naturale nella vita delle 40.000 donne italiane sfruttate quotidianamente dal caporalato, omertoso e mafioso, nei campi e nelle serre pugliesi, da quando inizia la raccolta delle ciliegie ad aprile fino a quella dell’uva da tavola in ottobre. I contratti si fanno in piazza, di ore straordinarie lavorate non c’è traccia, perché anche quelle ordinarie non vengono interamente pagate. Il luogo di lavoro e di morte di Paola era a 160 km dalla sua abitazione, che facevano 320 tra andata e ritorno, partenza alle tre di notte, ritorno a seconda del lavoro nei campi.

Alle tre di notte le donne del Brindisino e del Tarantino sono già in strada. Indossano gli abiti da lavoro e hanno in mano un sacchetto di plastica con un panino. Nei punti di raccolta, agli angoli delle piazze, alle stazioni di benzina, aspettano il caporale che viene a prenderle con l'autobus gran turismo per portarle sui campi, dove lavorano sfruttate e ricattate, a volte anche con la richiesta di prestazioni sessuali”.
“Nei paesi ci sono delle persone, generalmente sono delle donne, che fanno da tramite tra chi vuole lavorare e il caporale. Raccolgono i nominativi per lui. Il caporale decide dove mandare a lavorare le braccianti e quello che deve essere dato come salario. Cercano di non avere uomini, anche per i lavori pesanti, perché le donne si possono assoggettare più facilmente
” (da Repubblica 25/05/2015)

E anche nel girone più infimo del mondo del lavoro, quello che si gioca sulla disperazione di chi non ha alternative per portare a casa uno stipendio, il gender gap esiste e resiste: a parità di mansioni e di orario, una donna guadagna meno di un uomo sottopagato. Attorno alla morte di Paola un silenzio assordante: la notizia è uscita a distanza di settimane, non ci sono fiaccolate, proteste, cortei, niente scarpette rosse in piazza. Se non ora, quando? Non è violenza domestica, è violenza sociale: quella che affama e sfrutta, che ricatta e uccide.

Mariangela Mombelli

Commenti   

 
blunina
0 #1 blunina 2015-08-17 09:29
concordo... bel articolo! grazie
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