Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Donne a Bologna. Né Perbene, Né Permale. Unite, Diverse, Libere

on .

Bologna. Domenica 13 febbraio 2011, Piazza XX Settembre. Alle 14, 30 ci troviamo, dalle 15 alle 16 facciamo un corteo (piazza XX Settembre -> via Indipendenza -> via dei Mille -> via Marconi -> Riva di Reno -> via dei Falegnami -> via Indipendenza -> piazza XX Settembre), dalle 16.15 alle 18 prendiamo parola, ascoltiamo musica...

Manifestiamo il 13 febbraio, giorno in cui tante manifestano in tante città d’Italia, perché condividiamo il desiderio di agire in una congiuntura grave dicendo basta a comportamenti del potere intollerabili. Chi ha promosso al Centro Donne il confronto che ci porta in strada e in piazza è l’Associazione Orlando che lo gestisce. Siamo singole, gruppi informali, associazioni annose e nuovissime; femministe e lesbiche; donne di sindacato e di forze politiche che si richiamano ai movimenti di donne; giovani e non giovani, migranti e native, laiche e credenti che abitano spazi fisici o virtuali comuni o vivono in casa.

Le parole Né perbene, né permale. Unite, Diverse, Libere indicano una presenza consapevole e una pluralità di storie, accenti, posizioni. Indicano che vogliamo sottrarci alla distinzione tra “donne serie” e “donne poco serie” che circola in chi s’indigna usando stereotipi perbenisti sempre usati dai potenti per garantirsi una doppia morale e la trasgressione, insieme al controllo della sessualità femminile. E questo proprio oggi, quando il sistema politico che ha reso regola manifesta lo scambio sesso/denaro/potere, e i suoi strumenti mediatici, si ergono paradossalmente a difensori della libertà dei costumi e del diritto di ciascuno al godimento nella sfera privata.

La storia e la cultura politica delle donne hanno svelato il ruolo cruciale esercitato dai rapporti di forza tra i sessi e dalla distinzione tra privato e pubblico che li ha salvaguardati. Se non ora quando sarà accolta una cultura che legge alla radice e senza stupori un capo di governo che si pretende pubblico rappresentante di giorno (la nipote di Mubarak) e privato utilizzatore di notte (la minorenne che gli vende le sue grazie in un contesto di sproporzione di potere)?

Attorno e tramite il corpo delle donne e la sessualità in genere, si è strutturato un sistema che modifica la politica. È un’evidenza che non possiamo rinchiudere in analisi semplicistiche, tanto meno se ricondotte a casi di malcostume. Siamo all’elargizione di cariche pubbliche, non più solo di compensi e di avanzamenti di carriera. Tali fenomeni s’intrecciano e aggravano gli attacchi a Costituzione, Parlamento e Legge e la crisi del sistema rappresentativo. E s’intrecciano alla crisi economica che ha portato al 49% di inoccupazione femminile, al quasi 50% di disoccupazione tra le giovani e alla precarizzazione imperante.

C'è sempre stato un legame tra svalutazione simbolica delle donne, svalutazione del lavoro di cura, posizione femminile nel mercato del lavoro e nelle cariche pubbliche. Molto è cambiato grazie alla presenza e al protagonismo femminili degli ultimi decenni. Lo illustra la molteplicità di soggettività e desideri sempre meno riconducibili a biografie chiuse nella formula lavoro-famiglia-maternità. Molto, tuttavia, deve cambiare. Oggi, assistiamo non solo alla demolizione del welfare, ma a modalità di accesso al reddito per le giovani e le migranti che mostrano forti disuguaglianze di opportunità tra donne.

Il senso e l’obiettivo di trovarci in tante insieme è quello di riconoscerci, ricomporre fratture e concertare per un’Agenda Politica comune, anche se ci è ben chiaro che non ci sono scorciatoie verso la libertà e la responsabilità: ciascuna se le guadagna in esperienza e in coscienza personali.

Una manifestazione che coinvolge tante/tanti deve parlare a tutte e tutti. Ci chiediamo: se come donne intendiamo e vogliamo il rispetto del paese e della sua legge fondamentale, l’uguaglianza davanti alle norme, una democrazia di sostanza e qualità, condizioni di vita e lavoro degne e giuste per donne e uomini di età e culture differenti, perché molti uomini non potrebbero intendere e volere l’importanza di relazioni fondate sulla fiducia e la libertà e non sul mercimonio e la violenza? Solo pochi giorni fa a Bologna è stata uccisa, con il suo bambino, una donna che per 5 volte ha chiesto alle autorità senza ottenerla protezione da un ex marito violento. E Bologna è in alto nella classifica delle violenze e del femminicidio.

Non denunciamo, quindi, un solo uomo ma un sistema trasversale di scambio tra sesso e potere. La nostra città è commissariata per uso privato di risorse pubbliche, anche se l’ordine di grandezza dei fatti cambia e quell’uomo ed ex sindaco si è dimesso. Nè denunciamo solo l’erotizzazione e la mercificazione in politica, ma anche quella nell’accesso al reddito nella società dei consumi e dello spettacolo .

L’invito agli uomini che sono qui è, allora, che partano da sé: si dissocino da comportamenti osceni e prepotenti ovunque si manifestano, nelle case e nei palazzi; difendano la loro e non la nostra dignità. Alcuni lo fanno da tempo. Non pochi hanno preso a farlo in questi giorni.

Per questo ci interessano il 14 febbraio e i giorni che verranno: vogliamo continuare a pensare e ad agire insieme con le diversità che ci caratterizzano e nell’autonomia politica costruita. È l’impegno che abbiamo rinnovato in questi giorni e che riproponiamo qui.
Non si tratta di dare la “spallata”, anche se ne abbiamo abbastanza di una figurazione grottesca e strafottente della politica e di un premier che l’incarna per eccesso con la ripetitività maniacale che è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di un’occasione per dirci in tante e tanti che un’intera cultura politica può cambiare, che un intero sistema di potere può cambiare, che i rapporti tra uomini e donne possono cambiare e che c’è già chi si è messa/o su questa strada oltre il cinismo e il perbenismo, e, rubando una parola agli uomini riflessivi, oltre il virilismo.

MODALITA’ DEL CORTEO E DELLA MANIFESTAZIONE: LA TESTA DEL CORTEO È RISERVATA ALLE DONNE, GLI UOMINI E CHI VUOLE MANIFESTARE CON LORO SI PONE ALLA CODA DEL CORTEO. NON S’ACCETTANO BANDIERE E SIMBOLI DI SINDACATI E PARTITI. DONNE E UOMINI, ASSOCIAZIONI, ORGANIZZAZIONI PORTANO, SE LO VOGLIONO, SEGNI O CARTELLI PERTINENTI ALL’INIZIATIVA.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna