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La migliore risposta al dito medio della Santanché è usare il pollice per spegnere la Tv

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La migliore risposta al dito medio della Santanché è usare il pollice per spegnere la TvSe avessi partecipato a uno di questi dibattiti televisivi che rendono la gente convinta che i politici sono tutti uguali, mi sarei rivolta direttamente ai telespettatori per dire “amici, ma la Santanché con il dito medio alzato, vi piace? contenti se lo facesse vostra figlia nei vostri confronti? e voi, lo fate ai vostri genitori? Ma perché non spegnete il telecomando, almeno per segnalare che non siete complici? State facendo la stessa parte in commedia, mentre il fango è ormai nel frullatore”.

Nessuno mi inviterebbe più – sarà per questo che non lo fa nessuno – ma mi sarei cavata la voglia di compiere una specie di dovere.

Forse non tutti saranno già diventati come quei padri, madri e fratelli che incoraggiano figlie e sorelle a fare un po’ di soldi a spese del culo flaccido di un vecchio pieno di soldi. Ma, certo, molti non si accorgono che il caimano sta portando a rovina anche quelli che “in buona fede” lo “amano”. La Santanché non molto tempo fa era del parere che B. fosse un mostro, oggi anche lei si è finalmente inserita non più solo tra gli imprenditori (la sua ADV controlla la pubblicità, tanto per dire, de “Il Giornale” e “Il Riformista”), ma tra i sottosegretari e gli sfruttatori del regime. E pubblicizza in tv il marchio della ditta.

Le ragazze più o meno minorenni sono diventate pericolose. Il caimano spera che neghino anche l’evidenza, ma prove circostanziate non mancano e sarà difficile smentire se stesse. Sul piano morale (oggi in confusione grande) più delle meteorine si stanno prostituendo politici e giornalisti registrati sul libro paga (anche a spese del contribuente) e parlamentari disposti a cambiare bandiera a prezzo. In linguaggio politico si chiamano servi. Ma la servitù può connotare addirittura un popolo. Infatti all’estero, mentre deridono Berlusconi, ci fanno responsabili della nostra rovina.

B. non può continuare ad essere un despota che offende la Corte costituzionale e denigra la magistratura o promette miracoli per mandare poi l’esercito a Napoli contro la monnezza. Non può fare quello che vuole definendosi l’eletto dal popolo; non è tale e neppure è un “Capo del Governo”, che era la denominazione istituzionale di Mussolini. E’ un Presidente del Consiglio che ha ricevuto la fiducia di un Parlamento che comprende anche l’opposizione con tutti i relativi diritti. Governa, insomma, non “comanda”. Invece costui irrompe nei dibattiti televisivi con insulti incivili come se la RAI non fosse proprietà dei cittadini. Se avessimo avuto una legge sul conflitto di interessi, non sarebbe stato eleggibile; in ogni caso quando si comporta da padrone ci rende servi.

Adesso i rischi sono ancora più grandi e la presa di coscienza si è fatta urgente. Questo “mentitore fisiologico”, come diceva Montanelli, non riuscirà ancora a lungo a farla franca e dispiace solo che i discorsi della fine non riguardino i veri – e molto seri – problemi del paese, ma le indecenze del bunga. Che non sono fatti privati su cui sorridere con invidia o stendere veli pietosi. I responsabili politici hanno il dovere della correttezza di vita, ma in nessun paese normale un presidente telefona al questore per raccomandargli una “povera minorenne” presentatasi come nipote di Mubarak e accolta come le altre nella sede del Presidente senza accertamenti (lo dice uno della sorveglianza: “non c’è controllo di documenti, ma una lista di invitati comunicata dalla segreteria). Il coinvolgimento di donne straniere, romene, domenicane, egiziane (una “montenegrina”!) ammesse a corte non turba il ministro dell’Interno preoccupato per tutti gli extracomunitari potenziali terroristi musulmani; e magari quello degli Esteri, oggi portavoce delle autorità di Santa Lucia per fregare Fini con documenti ininfluenti e pronto a sostenere i dittatori perché prevengono il terrorismo. E’ inammissibile la richiesta ad un prefetto di favorire la concessione della cittadinanza a Marysthell Polanco, che è la convivente di un condannato per smercio di droga che si tiene in casa quasi tre chili di coca. Tanto più che tale Raissa Skorkina ha accusato le ragazze furbe di aver cercato di rovinare B. precisando a continuazione “è come se io vengo a una tua cena e poi ti dico che tu avevi la droga”. Il premier è sotto ricatto? Non illudiamoci: dopo un’eventuale pubblicazione di foto compromettenti tenterà ancora di ribaltare le carte e il tavolo. A meno che Bossi non vesta nella tragicommedia l’abito di Bruto.

L’uso del corpo delle donne è diventato simbolico dell’uso della delega ricevuto dal voto. Non c’è confronto rispetto a quando dicevamo che la DC usava il denaro pubblico come bene privato. Qui lo Stato – che saremmo noi – è diventato un bordello che si nega sicurezza e legalità. Se Berlusconi fosse sicuro di essere pulito come dice ogni due per tre, si presenterebbe alla magistratura ordinaria, senza inventarsi il diritto a un’altra scelta. Nessuno della cricca accetta che gli si ricordi Clinton e la tranquilla sottomissione alla giustizia di un Presidente americano. Dà sui nervi – e se ne rimuove l’esempio – il Cuffaro che ha accettato di andare in carcere “per rispetto della magistratura”. E’ già qualcosa – solo un nuovo scenario del teatrino italiano? – parlare di D’Alema. Oppure continueremo a farci piacere Lele Mora, Briatore e il billionaire? Forse il tragico è lì.

P.S. Ricevo dalla rete:
La moglie di Mubarak è scappata a Londra. Voleva venire in Italia ma…… voi vi presentereste alla Questura di Milano dicendo “sono la moglie di Mubarak” ?

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