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Fuori città per mezza giornata, non leggo le pagine locali. Non partecipo, quindi, al disappunto che prende le persone dell’Associazione Orlando informate dei fatti davanti a titolo e tenore dell’articolo che il Corriere della Sera dedica all’iniziativa che si terrà oggi, 20 gennaio, al Centro Donne.

Ciò aumenta e non diminuisce la personale irritazione qualche ora dopo quando leggo che il testo in questione, “Borsellino - Camusso, è “sfida” anche tra le ospiti big”, altera fatti su cui basterebbe una minima documentazione per vedere che non esiste una trama western poiché non esistono trame. Perché cercare la forzatura ad effetto? Pensiero sbrigativo? Applicazione del cliché secondo cui davanti alle primarie del PD, tutte/i sono schierati? Orlando è un gruppo plurale che esiste grazie alla più che secolare tradizione culturale e politica dei femminismi; non è legato a quella diversa dei partiti. Ha al proprio interno una varietà di posizioni non riducibili a contese del momento.

In breve e con un minimo di ordine. Susanna Camusso è stata invitata al Centro delle Donne nella cornice delle Conversazioni di Orlando, un ciclo di incontri avviato nel 2010 ove di necessità, data la congiuntura, campeggia il tema della crisi e del lavoro. Alquanto ovvio invitare a parlarne la prima donna eletta segretaria nazionale della CGIL, tanto più che è figura interna ai movimenti di donne. L’incontro, come ogni altro in oltre 30 anni di vita, è stato organizzato in autonomia, anche se non basta all’articolista la smentita di chi lui suppone averlo organizzato con noi per prenderne atto.

Durante la campagna elettorale di Rita Borsellino dell’anno passato non poche socie Orlando la hanno esplicitamente sostenuta per la sua biografia di donna contro la mafia. Nel momento in cui l’articolo in questione veniva scritto alcune Orlando, tra cui io stessa, erano felicemente a discutere con Amelia Frascaroli all’iniziativa presa dal MIT e da altri gruppi gay lesbici e di donne alla Libreria delle Sexy Shock. Altre erano ad un diverso incontro del candidato Merola.

Questo a noi non crea problemi solo che ciascuna rispetti rigorosamente l’autonomia dell’Associazione. Non dovrebbe crearne nemmeno a chi scrive su Bologna. Mai sentito parlare di trasversalità femminile? Mai sentito dire che tante lettrici e lettori in città sono stanchi della faziosità delle pagine locali dedicate dai giornali a Bologna?

Raffaella Lamberti

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