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Per una città di donne e di uomini: un percorso di approfondimento e di partecipazione per Bologna

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L’Associazione "Orlando" propone a donne e uomini di Bologna un percorso di approfondimento e di partecipazione come uno dei punti di avvio per l’idea di città da costruire in un momento di crisi economica e istituzionale e di gestione eccezionale da un lato e di forti mutamenti dall’altro.

“Una città di donne e di uomini”: con queste parole “Orlando” presentava il suo programma per Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila e poneva al centro di cultura e politiche cittadine la ricchezza costituita dalla differenza di genere, la elaborazione e le pratiche messe in campo da movimenti e da singole. Nel 2004 l’Agenda politica delle donne per Bologna “Una città desiderabile”, frutto di un processo partecipativo di soggettività tra loro diversissime, fissava linee e principi cui ispirarsi in base alla semplice domanda: Se la tua voce di donna contasse, cosa cambierebbe a Bologna? Il suo esito è stato non solo di dare parola a un numero elevato di cittadine, ma di metterci tutte in condizione di imparare reciprocamente e di arrivare a soluzioni condivise invece che contrapposte e improduttive in un’epoca di degrado del confronto e disaffezione alle forme politiche tradizionali.
A quell’esperienza ne sono seguite altre in aree urbane sottoposte a radicali trasformazioni, tanto che il ricorso alla progettazione partecipata, affermatasi in molti paesi, a Bologna vede in prima fila donne e loro gruppi. Un esempio di più del fatto che presenza e spazi che le donne si sono conquistate con fatica e invenzione nella vita economica, sociale, istituzionale e culturale hanno rappresentato uno dei cambiamenti più rilevanti del mondo contemporaneo e la condizione perché possano contribuire ad affermare una nuova visione della cosa pubblica e del bene comune.

Un contesto mutato e instabile
Attorno e tramite il corpo delle donne e la sessualità in genere, il suo controllo e mercificazione, si è strutturato un sistema che modifica la politica. È una trasformazione complessa, che non possiamo rinchiudere in analisi semplicistiche, tanto meno se ricondotte a casi di malcostume o al “pettegolezzo”. Parliamo dell’insieme di comportamenti che più voci femminili e femministe, tra cui le nostre, hanno esaminato e denunciato con il titolo “sesso, politica e denaro”. Corruzione, formazione di liste elettorali, distorsione dei confini tra sfera privata e sfera pubblica sono episodi di diversa gravità in cui lo scambio sessuale è moneta corrente. Gli stessi eventi del Comune di Bologna, per i quali la città è retta da una Commissaria e saremo chiamati a votare di nuovo in tempi non ancora definiti, hanno radici in relazioni irrispettose tra i sessi e in un indebito uso del pubblico a fini privati.
Tali fenomeni s’intrecciano e aggravano gli attacchi a Costituzione, Parlamento e Legge e la crisi del sistema rappresentativo, cui corrisponde il forte astensionismo. E s’intrecciano alla crisi economica che ha portato alla povertà l’11% delle famiglie, alle accresciute precarizzazione, disoccupazione e cassa integrazione, alla chiusura di esercizi e imprese e alle file ingrossate di chi chiede aiuto. Lo attestano i dati ISTAT, i richiami di organizzazioni sindacali e di enti di volontariato. Nel 2009 il calo dell’occupazione femminile nell’industria è stato drammatico: il 10,5% contro il 4,2% di quella maschile, mentre al Sud la presenza di donne nel lavoro si restringe. Il legame tra lavoro, cittadinanza e democrazia è stretto; lo dice la vicenda delle misure per regolarizzare le colf, che ha esposto le “badanti”al rischio di espulsione. La convivenza non è soltanto materia di leggi e regole, è una pratica di relazioni rispettose tra diversi destini e scelte individuali, a partire da quelle tra uomini e donne. Nessuno nel 2010 può affermare che tali rapporti, personali o mediati da corpi sociali e istituzioni, non siano centrali nelle società complesse.
Condividiamo, quindi, lo sforzo di chi non solo difende la democrazia costituzionale, ma vuole uscire dallo stato di cose presente con forme democratiche sostanziali. Tuttavia, ciò che ha a che fare con le relazioni tra i sessi e la sessualità appare marginale, accessorio in troppe analisi di uomini (e di donne).
Certo, l’universo mediatico gioca un ruolo nella formazione dell'opinione pubblica, sia mediante il dominio televisivo (monopolio dell’informazione, manipolazione, censura), sia nell’offerta di modelli di genere centrati sulla costrizione ad una tipologia dominante di bellezza e di seduttività. Più in generale ha un ruolo nella spettacolarizzazione di ogni circostanza della vita, con varie forme di pornografia di ricorso alle regole della shock economy per favorire politiche neoliberiste nelle vicende più tragiche per i viventi e i loro habitat naturali e culturali, dai terremoti alle guerre.
Ma lo ha anche, al contrario, in forme inedite di discussione e di socializzazione e nell'attivazione di intelligenza e cittadinanza, come indica il fattore Internet nell'organizzare dissenso e opposizione a livello locale e globale, o nelle recenti campagne elettorali dagli Stati Uniti al nostro Paese.

Le ragioni che ci motivano
Siamo donne coscienti della libertà, delle visioni del mondo e delle competenze di cui disponiamo, delle responsabilità civili e intellettuali che è necessario assumere. Vogliamo agire da protagoniste nel ripensamento urgente della cultura del Paese, di cui valore e dignità femminili devono essere tratto costitutivo, come quelli maschili e di ogni soggettività sessuata.
Viviamo in un paese in cui i dati sulla ricchezza, il lavoro e la distribuzione del lavoro di cura, la presenza nello spazio pubblico e nelle istituzioni, inclusa la sotto-rappresentazione ribadita dai recenti risultati elettorali, la consistenza della violenza di genere; mostrano un persistente divario tra donne e uomini accanto al darsi e radicarsi di modalità differenti nell’approccio di molte al sapere, al potere e all’agire. Un paese incline a misoginia e omofobia, ove la banalizzazione del femminile, l’umiliazione ed esposizione mediatica, non esclusivamente di corpi femminili e adulti, convivono con la volontà di limitare le scelte di singole e singoli rispetto al proprio corpo. Non a caso il primo atto di governo di qualche presidente regionale neo-eletto è stato dichiararsi contro la RU486. Né ignoriamo che vi sono donne convinte di concezioni volte a perpetuare gli stereotipi e l’intreccio peculiare tra sesso e politica da cui siamo partite.
Le trasformazioni che ci attraversano moltiplicano, poi, qui e in più parti d’Europa, ignoranza e rifiuto di chi è “straniero”, “abita le nostre case”, “ci toglie il lavoro”; ed ancora: manda i figli a scuola e riceve cure mediche. Il migrante deve “venire dopo” il nativo, “tornare a casa sua”, essere “respinto” senza appello o “rinchiuso” in Centri di identificazione e espulsione, salvo che non goda di permessi di soggiorno e condizioni di lavoro ardui da ottenere e mantenere. Tanti in Italia non vedono i tratti razzisti della Legge 94 del 2009, “pacchetto sicurezza”, minimizzano quotidiani atti discriminatori e, a volte, perfino violenze mortali.
Il mutato contesto, aumenta l’urgenza d’interrogarci senza pregiudizi su efficacia e errori della nostra azione, il bisogno di conoscere la realtà e le cause delle sue aspre fratture, l’impegno a contribuire a condizioni materiali e spirituali di vita preferibili per nativi e migranti. Rafforza le ragioni che all’avvio degli Anni Duemila portarono Orlando al progetto: Libertà Comune: Generi, Generazioni, Genti.

Le attenzioni che le accompagnano
Abbiamo sempre unito attenzione alla singolarità individuale e attenzione alla differenza tra i sessi. Non ci è nuovo tenere conto di differenze sociali, d’età e di tradizioni, spesso segnate da scarti di potere. Lo provano le donne giovani o anziane, native e migranti presenti al Centro delle Donne. L’attenzione cui ora vogliamo richiamare va, piuttosto, alle emozioni, passioni, desideri che un mondo mutato manifesta. Esempi non casuali: la paura e la domanda di riconoscimento. C’è chi ha parlato di primato del “negativo”, delle “passioni tristi”, del ”male”. Non si può evitare di mettere le mani nelle spine; ma per capire e trasformare blocchi, violenze e traumi, ove si presentano, occorre la cura, l’amore di mondo e di futuro che esigono insieme il sentire e la ragione. In tale doppia attenzione sta il valore oggi della critica di femministe e di donne al sistema globale imperante.

Gli obiettivi che proponiamo
Bellezza, sessualità, preferenze amorose e capacità di ciascuna/o nel gioirne sono irrinunciabili per chi ha affermato la libertà femminile e il diritto di ognuno a essere se stesso, a vivere e morire come detta coscienza. Né sono in contrasto con il desiderio di costruire condizioni materiali di vita sostenibili in una città giusta e vivibile per tutti, a partire anche dalla parola e dalle pratiche ideate da donne. La centralità dell’esperienza e delle relazioni, del rispetto e del confronto con altre voci e prospettive, il senso del limite e la responsabilità nello stare al mondo, la cura di sé come di ogni vivente e del pianeta che ci ospita, hanno segnato i momenti di creatività e di eccellenza di questa cultura e, insieme, gesti innumerevoli dell’agire quotidiano. Né il fatto che possiamo solo farvi cenno, cancella le reti transnazionali, le scelte nonviolente, la presenza solidale di tante donne nei troppi luoghi di guerra e di scontri sanguinosi. Sono, pertanto, fonti e risorse antagoniste cui attingere per scandagliare le emozioni, articolare gli argomenti, promuovere sopravvivenza e convivenza, al di là del rischio morale della socialità ristretta e delle chiusure identitarie e il fiato corto del fare politicante.
Porre al fondo e all’orizzonte del discorso l’obiettivo di una generale assunzione del sapere femminile, di una rinnovata coalizione tra donne differenti e di una differente pattuizione tra donne e uomini a Bologna è conseguente e comprensibile.

Esigenze e iniziativa
In risposta alle istanze di comprensione e approfondimento si propongono 1) Conversazioni su temi imposti dal presente; 2) un Convegno su culture e azioni di donne in ordine a questioni essenziali per uomini e donne e alle prospettive per il futuro.
Per contrastare la frammentazione e pervenire a una progettualità comune si propone 3) Un percorso di cittadinanza attiva femminile che individui, in una nuova Agenda per Bologna, concreti interventi per la gestione dei beni comuni e l’amministrazione della città.
Le “conversazioni”, preferite ad altre forme di presa di parola per favorire un’interrogazione e un confronto rispettosi e non superficiali, saranno sollecitate di volta in volta dalle domande di una conduttrice e si apriranno con parole di una donna e un uomo esperti nella problematica individuata per dare poi parola e ascolto alle/i presenti. Tra i temi: nuove forme della città e nuove forme della cittadinanza; la crisi economico-finanziaria globale e l’esaurirsi dell’attuale modello di sviluppo; la terra e la salvaguardia dei beni comuni; nodi irrisolti e nessi tra autorganizzazione, cittadinanza attiva, rappresentanza, rappresentatività e rappresentazione; il “ritorno” della religiosità e religione, e simili.
Il “convegno”, collegato a quello romano del novembre 2009 Sesso e Politica nel Postpatriarcato, dalle cui analisi sul presente muoverà in vista di cambiamenti futuri auspicabili, intende offrire elaborazioni e proposte di donne (e di uomini) per le quali contano la libertà dei corpi-menti di ogni essere umano e le politiche della vita e della morte; le relazioni interpersonali e sociali; la crescita individuale e collettiva; i regimi della violenza non solo sessuale; le forme del lavoro da opporre al sistema economico-mediatico vigente che ci condiziona materialmente e immaterialmente, gli spazi fisici, virtuali e mediatici di autorganizzazione e connessione. Come è nella sua tradizione, Orlando inviterà voci, esperienze e luoghi diversi per promuovere tappe comuni.
Il “percorso di cittadinanza attiva” vuole raggiungere il massimo numero possibile di donne diverse e chi di solito non ha parola, tanto meno, nei luoghi deputati della politica; questo nella convinzione che singole e singoli conoscano i problemi che devono affrontare e dispongano di immaginazione e idee per prospettare come farvi fronte; ed ancora, nella consapevolezza che le società complesse esigono soluzioni negoziate e polifoniche. Comincerà con scambi tesi a costituire un gruppo di responsabili che guidi, grazie alle capacità acquisite, il processo di ascolto e coinvolgimento nei luoghi più disparati di presenza femminile, per giungere all’incontro generale (Open Space Technology) da cui potrà scaturire la nuova Agenda di donne condivisa da presentare e negoziare in città in vista delle elezioni.

Interazioni
Nella crisi che da tempo ha investito individui, aggregati sociali e di potere, agenzie politiche che hanno governato Bologna, si sono acutizzati problemi antichi e recenti (lavoro, abitazione, salute delle donne e consultori, acqua e beni comuni, ambiente ed altri) che hanno esasperato il conflitto e a cui si è risposto con forme di opposizione e resistenza non di rado inventive. Vi sono inoltre esperienze e luoghi di eccellenza su cui contare e cui fare riferimento per combattere il degrado sociale e istituzionale, mentre gruppi di cittadinanza attiva, di donne o misti, aggregazione politiche fuori e dentro ai partiti, blog di singoli e collettivi hanno avviato altri dibattiti e processi intenzionati al cambiamento e alla formulazione di programmi radicali e praticabili. C’importa trovare senza preconcetti e steccati punti comuni imprescindibili per tutte e tutti, e vie di uscita dall’impasse creata dal mancato incontro tra culture e biografie che non sempre sanno riconoscersi e darsi forza e autorità.

Presenza
Il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne, che “Orlando” ha ideato e governa, si dà a riferimento dell’azione descritta perché già è un “presidio” e uno spazio pubblico salvo, ove numerosissime donne e non pochi uomini si rivolgono per avanzare richieste d’aiuto e consiglio, per formarsi e fare ricerca, per discutere e confrontarsi, per agire insieme, al suo sportello di ascolto e supporto, al suo spazio didattico e scuola di politica, ai suoi ricchi archivio e biblioteca specialistici, al suo autonomo polo informatico-telematico, ai suoi seminari, corsi e incontri teorici e operativi, ai suoi progetti locali e scambi internazionali.

Associazione “Orlando”
Aprile 2010

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