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Carla Lonzi: il lavoro politico della coscienza di M.Pia Brancadori

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In vista del prossimo convegno "Taci. Anzi parla. Carla Lonzi e l'arte del femminismo", che si svolgerà a Roma (Casa Internazionale delle donne) dal 5 al 7 marzo, pubblichiamo un articolo su Carla Lonzi di MariaPia Brancadori originariamente pubblicato nel N. 1/nuova serie/ della rivista Towanda aprile-maggio 2001.

"La donna non va definita in rapporto all'uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà".
"Accogliamo la libera sessualità in tutte le sue forme, perché abbiamo smesso di considerare la frigidità un'alternativa onorevole".
"L'uomo ha sempre parlato a nome del genere umano, ma metà della popolazione terrestre lo accusa ora di aver sublimato una mutilazione".
I Manifesto di Rivolta Femminile

Carla Lonzi scrive chiaramente nel diario "quando è apparsa la possibilità di un movimento di donne ho sentito che avevo tutto pronto da offrire: conoscenza dell'uomo e una via di ricerca su cui mi ero concentrata come contenuto implicito della mia vita. E in questo sbocco mi sono accorta che avveniva automaticamente una identificazione di me fino allora lasciata sospesa e nella cui impossibilità avevo consumato un'infinità di energie. Così sono arrivata al femminismo che è stata la mia festa, qualcuna doveva ben cominciare, e la sensazione che mi portavo addosso, che o lo facevo io o nessuno mi avrebbe salvato, ha operato in modo che l'ho fatto io".
"Adesso capisco, come ho detto a Sara, che il soggetto non cerca la cosa di cui ha bisogno, ma la fa esistere. Io ho gustato questo nel femminismo". Taci, anzi, parla. Diario di una femminista.

Nell'estate del 1970, a brevissima distanza dal Manifesto di Rivolta Femminile, Carla Lonzi pubblicò Sputiamo su Hegel, trentotto pagine al costo di 300 lire, che iniziava la serie dei libretti verdi della casa editrice Scritti di Rivolta Femminile. Nel marzo del 1971 seguirono Assenza della donna dai momenti celebrativi della manifestazione creativa maschile firmato da Rivolta femminile ma elaborato da Carla Lonzi, secondo la pratica iniziale del gruppo che firmava collettivamente quando i "contenuti di coscienza" erano condivisi, come raccontano Marta Lonzi e Anna Jaquinta nella Biografia premessa a Scacco Ragionato (la raccolta delle sue poesie, pubblicate nell'85, tre anni dopo la sua morte, ma scritte tra il '58 e il '63 e rimaste per lei sempre un punto di riferimento e di attingimento della propria, necessaria e autentica, ricerca di sapere esistenziale).
Nell'estate del '71 Sessualità femminile e aborto e La donna clitoridea e la donna vaginale e nel gennaio del '72 Significato dell'autocoscienza nei gruppi femministi .
E prima e poi tutto il resto del suo pensiero e del suo lavoro politico della coscienza: radicale, profondo, esemplare.

Centro e leva della sua pratica della coscienza e del suo lavoro politico di indagine critica femminista la distinzione tra sessualità femminile e sessualità imposta dall'uomo: il dar voce all'inaudita donna clitoridea, né complementare né sussidiaria all'uomo, ma soggetto e differente:
"La differenza della donna sono millenni di assenza dalla storia. Approfittiamo della differenza…"
"Il sesso femminile è la clitoride, il sesso maschile il pene".
"Il momento in cui il pene dell'uomo emette lo sperma è il momento del suo orgasmo...nell'uomo dunque il meccanismo del piacere è strettamente connesso al meccanismo della riproduzione, nella donna meccanismo del piacere e della riproduzione sono comunicanti, ma non coincidono".
"Avere imposto alla donna una coincidenza che non esisteva come dato di fatto nella sua fisiologia è stato un gesto di violenza culturale che non ha riscontro in nessun altro tipo di colonizzazione".

L'autorizzazione che trova nel rapporto di riferimento e di scambio con almeno un'altra donna (per il lavoro dell'autocoscienza bisogna essere almeno in due) la conduce alla messa a nudo dei fondamenti culturali patriarcali con la domanda "su quale base si è postulato che il piacere clitorideo esprime una personalità femminile infantile e immatura? Forse perché esso non risponde al modello sessuale procreativo? Ma il modello procreativo non è quello in cui si è cristallizzato il rapporto eterosessuale - anche quando il fine procreativo viene accuratamente evitato - secondo la netta preferenza del pene-egemone? Dunque il piacere clitorideo deve il suo discredito al fatto di non essere funzionale al modello genitale maschile".
E mostra lo svelamento "Non ci pronunciamo sull'eterosessualità: non siamo così cieche da non vedere che è un pilastro del patriarcato, non siamo così ideologiche da rifiutarla a priori. Ognuna di noi può studiare quanto le piace o spiace il patriarca e quanto l'uomo".

Indica un buon punto di vista, per la salvaguardia delle bambine "un momento da salvaguardare nell'emotività adolescenziale è quello della tenerezza verso le appartenenti al proprio sesso. Questa fase di turbamento nella sessualità femminile è importantissima sia perchè lascia una sensibilità più acuta e solidale verso le altre donne, sia perché deposita sul fondo della coscienza una ipotesi non realizzata, ma non irrealizzabile di disponibilità. Noi vogliamo affermare l'amore clitorideo come modello di sessualità femminile nel rapporto eterosessuale, poiché non ci basta avere la clitoride come punto di riferimento cosciente durante il coito né vogliamo che l'ufficialità sulla clitoride appartenga al rapporto lesbico. Però siamo convinte che fin quando l'eterosessualità sarà un dogma, la donna resterà in qualche modo la complementare dell'uomo mentre essa può portare dall'adolescenza nel suo bagaglio di intuizioni uno slancio verso le donne su cui rimisurare all'occorrenza lo svolgimento delle relazioni eterosessuali".

Indica la "banalità" della liberazione sessuale e la necessità di sottrarsi alla prospettiva della complementarietà - mentale, politica, sessuale - della donna all'uomo "… imprevisto nel mondo non è la rivoluzione sessuale maschile, cioè il disinibirsi che porta a un rinnovato prestigio del coito nella coppia, nel gruppo, nella comunità o nell'orgia universale, ma la rottura del modello sessuale pene-vagina. In questo imprevisto sta il possibile scioglimento dei nodi insoluti creati dalla cultura patriarcale che ha soggiogato la donna nella sacralità del rapporto emotivo superiore-inferiore". La donna clitoridea e la donna vaginale.

Riguarda la storia e le sue più accreditate filosofie con gli occhi della donna come soggetto "…la famiglia è il caposaldo dell'ordine patriarcale: essa è fondata non solo sugli interessi economici, ma sui meccanismi psichici dell'uomo che in ogni epoca ha avuto la donna come oggetto di dominio e suo piedistallo per le più alte imprese"...
"Il movimento femminile non è internazionale ma planetario".
"La deculturizzazione per la quale optiamo è la nostra azione".
"Noi diciamo all'uomo, al genio, al visionario razionale che il destino del mondo non è nell'andare sempre avanti come la sua brama di superamento gli prefigura. Il destino imprevisto del mondo sta nel ricominciare il cammino per percorrerlo con la donna come soggetto". Sputiamo su Hegel.

Il punto radicale del pensiero di Carla Lonzi è stata l'uscita dal mito della culturalizzazione, l'andare via dai sistemi delle conoscenze e dalle arti, non perché non le amasse, giusto anzi perché le amava e non le trovava disponibili alla libertà di una donna, quale sé: quando né rivoluzione, né filosofia, né arte, né religione godevano più della nostra incondizionata fiducia, abbiamo affrontato il punto centrale della nostra inferiorizzazione, quello sessuale. Durante una campagna per l'abolizione del reato di aborto mi sono chiesta: è più da schiave soggiacere all'aborto clandestino o al fatto di rimanere incinte se non si è provato piacere, cioè solo per soddisfare l'uomo? racconta nella premessa all'edizione del '74 della raccolta di scritti Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale.

Carla Lonzi si era brillantemente laureata a Firenze e dai primi anni '60 aveva promosso la conoscenza di artisti d'avanguardia, con la organizzazione di mostre e lo sviluppo di una sua personale e pubblica ricerca sul valore e il senso della creatività artistica: "chi è" l'artista e cosa la creatività. Questo lavoro di ricerca fu da lei raccolto e pubblicato in Autoritratto (De Donato ed. '69) che riporta i "dialoghi" con quegli artisti e l'approdo alla scoperta necessità di sottrarre il nutrimento femminile, non restituito, all'autocelebrazione maschile dell'arte "quello che mi turbava era però il fatto che mi vedessero solo come spettatrice, oggi capisco il perché".
Taci, anzi, parla. Diario di una femminista, il suo diario di vita e di autocoscienza dal '72 al '77, è il dialogo reso pubblico di una femminista tra sè e il mondo. Dialogo inaudito e reso pubblico, perciò scandaloso. Dialogo che si scambia tra donne ma riguarda il mondo tutto. Perseguito e mostrato come esperienza di ricerca politica, che si incorporava nella attenzione ai bisogni della vita - prendendo sul serio la propria - per portare lo sguardo e l'intelligenza sul valore-lavoro della coscienza, con l'autocoscienza condivisa nelle relazioni come pratica di sapere. Sottilissimo lavoro di attenzione e di significazione. Il linguaggio è semplice e fulmineo; non traducibile né riproducibile; bisogna incontrarlo in quella sua forma essenziale:
" Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società".
"La guerra è stata da sempre l'attività specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile".
"Dare alto valore ai momenti improduttivi è un'estensione di vita proposta dalla donna". (Manifesto)

Quello che porto qui è un filo di lettura e un colloquio con gli scritti di Carla Lonzi, per me iniziato da quegli anni '70 quando, studente universitaria fuorisede, approdavo ai collettivi romani dalle native provincie marchigiane e ci premeva una strada di ricerca ed un investimento di libertà; molti anni dopo, insieme ad altre e con la guida di donne appassionate, per esempio a Firenze di Gabriella Fiori, siamo tornate ad incontrare ed interrogare il lavoro di Carla Lonzi sul filo dei percorsi di radicalità e singolarità della ricerca delle donne.

Gli scritti di Carla Lonzi si possono trovare nelle edizioni di Rivolta femminile, Libretti verdi e Prototipi.
La sua tesi di laurea Rapporti tra la scena e le arti figurative, Olschki ed.'95
Segnalo di M. Luisa Boccia. L'io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi. La Tartaruga '90
In Duemilaeuna donne che cambiano l'Italia, Debora Spadaccini. Carla Lonzi. Pratiche ed. 2000

M.Pia Brancadori
(N. 1/nuova serie/ della rivista Towanda aprile-maggio 2001)

Leggi anche il programma del convegno "Taci. Anzi parla. Carla Lonzi e l'arte del femminismo" - Roma (Casa Internazionale delle donne) -5 - 7 marzo 2010

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