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Il Manifesto. Il Flavio-gate: "Quanto è opaco il potere maschile". Intervista a Fernanda Minuz

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Pubblichiamo l'intervista a Fernanda Minuz, pubblicata da Il Manifesto il 28.01.2009.

Partiamo dai nomi: «Io non approvo per niente il modo in cui è stata chiamata questa vicenda: Cinzia-gate. Perché non si parla di Flavio-gate?» Fernanda Minuz è la presidente dell'associazione Orlando, un pezzo importante della storia delle donne a Bologna. Dai giorni delle escort a palazzo Grazioli l'associazione ha avviato un percorso aperto di riflessione fatto di incontri che hanno messo al centro l'analisi del degrado della politica. Un percorso in pieno svolgimento, ieri sera Orlando si è riunita per parlare di questo e il 4 febbraio organizza la proiezione de Il corpo delle donne con Lorella Zanardo. A fare la stessa domanda di Minuz ma senza avere una risposta è stata proprio Cinzia Cracchi, l'ex compagna e segretaria del sindaco dimissionario Flavio Delbono quando era vice presidente della regione, che ha detto di aver «sentito la propria vita manovrata».

Anche in questo caso, tutto è partito dalle parole di una donna...

Certo, questa donna si è esposta scoperchiando un vaso ma a me non interessa dare valutazioni su di lei. Non è lei il centro del problema.

E qual è?

Tutto questo non doveva accadere perché lei non doveva essere in quel posto in regione. In quello che ha fatto Delbono, su cui voglio mantenere una posizione garantista, vedo un'opacità del potere maschile e un uso troppo sicuro di questo. Ha utilizzato una posizione politica per favorire la persona cui era legato. Non ha tirato una linea netta tra rapporti privati e pubblici e in questi giorni si sente dire che è sempre stato così. Ma adesso c'è una differenza, esiste una maggiore consapevolezza delle donne che sono più presenti nella sfera pubblica.

C'è qualche analogia con la vicenda delle escort a palazzo Grazioli?

Un tratto simile può essere quello di trasportare un gesto maschile in una sfera pubblica in un modo così sicuro del proprio potere. Certo, la vicenda delle ragazze candidate nelle liste ha svelato una corruttela politica profonda. Però anche qui il nodo è il potere; Cinzia non era tenuta ad andare con lui in regione ma io la capisco quando dice «adesso ho perso tutto».

Cinzia è stata definita in tanti modi, compreso l'amante di Delbono. Come giudica l'uso di questa parola?

La loro non è stata neanche una relazione clandestina ma succede così, se un uomo pubblico ha una storia sentimentale con una donna che non è la moglie tutto viene ridotto nei termini di una morale familista. Per questo non approvo neanche il termine Cinzia-gate.

Questa storia capita a Bologna, città che non era abituata a fatti simili.

Mi ha colpito molto che abbiamo avuto un sindaco che ha detto che sarebbe andato a Genova per stare con il figlio e la compagna (Sergio Cofferati, ndr), se fosse stata una donna sono sicura che sarebbe stata sbeffeggiata, e poi si è candidato alle elezioni europee riportando quella scelta a un livello strumentale. Delbono invece ha mescolato la vita pubblica con quella privata senza mettere una linea di demarcazione. Ha dimostrato un'opacità sia rispetto al proprio potere che al modo nel quale questo viene giocato in una relazione non paritaria. Credo che ci dobbiamo porre il problema di quali siano le linee etiche dei nostri dirigenti.

di Giu. Ma. - Bologna - Il Manifesto

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