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Il corpo fuori posto. Di Giovanna Capelli e Erminia Emprin Gilardini

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Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Giovanna Capelli ed Erminia Emprin Gilardini.

A Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Grazia Zuffa.

Siamo grate alle donne che hanno scritto il documento su “Sesso e politica nel post-patriarcato” (file pdf) per le riflessioni che stimolano, in questa come in altre occasioni. Per parte nostra, pensiamo che il femminismo ha bisogno del riconoscimento reciproco e di nuove relazioni non escludenti, di pratiche critiche del leaderismo autoreferenziale imperante, di una ripresa dell’antiautoritarismo e anche di nuove passioni.

Sono andate in scena nell’ultimo anno vicende emblematiche, utili per capire i caratteri neopatriarcali della fase e le modalità molteplici e contraddittorie con cui si articola il conflitto tra i sessi nell’era dello scambio continuo di denaro, sesso, clientele, gravato da ipotesi di corruzione e sospetti collegamenti con la criminalità. Sullo sfondo una crisi inedita e non conclusa dell’economia, delle istituzioni, della politica, condizioni materiali in sensibile peggioramento per donne e uomini con una intensità asimmetrica tutta a sfavore delle donne, che configurano la possibilità di una rilettura della cosiddetta condizione femminile a partire dai soggetti che la narrano, costruendo forme di resistenza, di autorganizzazione dentro o fuori dai luoghi storici della politica e del femminismo.

Questi accadimenti non vanno analizzati solo in sé, ma collegati nel dato che li accomuna: la riaffermazione della autorità e del potere del padre sul corpo delle donne.

Tre donne, Sofia Ventura, Veronica Lario, Patrizia D’Addario hanno contribuito allo smascheramento del premier e simbolicamente tramite lui allo svelamento dell’ intreccio inestricabile che sostanzia il potere. Nei tanti commenti fatti sulla miseria della sessualità maschile stupisce che si sia omesso che alla corte del premier ci si serva di un procacciatore e che lì si è celebrato il ritorno del lenone, dello sfruttamento: anche di induzione alla prostituzione è indagato, tra l’altro, Tarantini.

Nella drammatica storia della morte di Eluana Englaro, mentre il Parlamento tentava di impedire la esecuzione della sentenza della magistratura, il presidente del Consiglio esternava la sua opposizione ad essa adducendo l’idea che il corpo di Eluana fosse in grado di procreare. Alla volontà di Eluana di non essere mantenuta in vita in stato vegetativo, si è contrapposta l’autorità del padre. Ancora una volta, anche in un contesto così tragico, una donna viene ridotta a funzione, materia, destino biologico e disconosciuta come persona.

Nell’osservazione della violenza degli uomini sulle donne e in particolare nei casi di femminicidio, la stampa mette in grande rilievo mediatico due casi di padri che uccidono le figlie e cerca di inquadrarli nella categorie dei delitti ispirati dal contesto etnico culturale, dal conflitto islam/occidente e non dentro il retaggio delle forme patriarcali. Parallelamente, da Ferrara a Buttiglione, ci si è esercitati su cattive madri e donne assassine. Tra tutela, criminalizzazione e neocolonizzazione, sul corpo e sulla sessualità femminile, sulle loro rappresentazioni, si gioca una partita cruciale nella costruzione di una trama di relazioni che delinea rotture e nuovi confini dentro e fuori dallo stato nazione e dall’occidente. Dal corpo materia delle donne ai corpi di donne e uomini migranti, precari, “materia fuori posto” nel lavoro ridotto a merce tra le merci: una nuova regolamentazione dei corpi che prefigura un nuovo regime politico fondato non sul riconoscimento e sulla valorizzazione della differenza, dello stare al mondo di donne e di uomini, ma su ineguaglianze e subalternità.

Se dunque il problema è lo scarto fra le donne reali, le loro vite e i loro desideri e anche i loro immaginari e come esse vengono rappresentate dalla fiction di regime, se il cuore profondo di ogni trasformazione della politica è il superamento del patriarcato in ogni sua forma, il nodo sesso e politica si iscrive nella questione più complessa del rapporto fra corpo e politica.

Scriviamo, a nostra volta, non per registrare un dissenso, ma la presenza di un percorso di riflessione e ricerca pubblica che ha, come quella che ci viene proposta, l’obiettivo di dare valore alla parola femminile e di connettersi con le strategie molteplici e differenziate che le donne agiscono per difendersi, resistere e progettare un futuro diverso per sé e per le generazioni che seguiranno: l’autodeterminazione e la centralità delle relazioni e dello scambio continuano ad essere pratiche feconde, anche, dunque, per demistificare relazioni sessuali segnate dal potere e dalla violenza maschile, come è stato per la famiglia e il matrimonio.

Giovanna Capelli, Erminia Emprin Gilardini

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