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Società Italiana delle Letterate :: La storia che verrà :: Roberta Mazzanti

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Dieci anni fa, nel 2004, Elda Guerra affermava che la storia del femminismo italiano era ancora da scrivere e Anna Rossi-Doria avanzava le sue "ipotesi per una storia che verrà". Il 22 novembre 2014, a Bologna, l’associazione Orlando s’è allacciata alla irrisolta riflessione collettiva tanto sulle difficoltà di questo compito, quanto sulle novità che negli anni trascorsi sono comparse in forma di saggi e romanzi, di epistolari come l’emozionante scambio tra madre e figlia in Fra me e te di Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello, di svariate autobiografie, di produzioni cinematografiche quali la “Storia del movimento femminista in Italia” per la regia di Lorella Reale, “Vogliamo anche le rose” di Alina Marazzi, e le recentissime ricostruzioni dei percorsi femministi milanesi negli anni Settanta che Lea Melandri ha raccontato in forma audiovisiva nel sito MEMOMI, di un libro fotografico quale Il gesto femminista. La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell’arte curato da Ilaria Bussoni e Raffaella Perna.

Intitolato “Narrare e rappresentare una storia: femminismo e femministe in Italia negli anni Settanta. Immagini, racconti, storie”, e progettato da Elda Guerra e Annamaria Tagliavini che lo hanno introdotto e moderato, e il seminario bolognese è stato troppo ricco di voci ed esperienze per riuscire a darne qui conto in modo adeguato, ma rimandiamo al Server Donne per la reperibilità della video-registrazione della giornata.

Sarà invece utile articolare due dei temi che più hanno impegnato le donne presenti, il rapporto fra memoria e storia e quello fra le generazioni: fin dall’appassionato e articolato intervento d’apertura in cui Anna Rossi-Doria ha analizzato i motivi di quello che a suo parere rimane un vuoto storiografico specifico, nel quadro di un contesto di memorie, documenti e riflessioni metodologiche molto arricchito rispetto a dieci anni fa, ma ancora carente di studi storici. Fra le cause di questa scarsità, Rossi-Doria annovera la difficoltà di definire il termine “femminismo”, la malinconia che coinvolge più generazioni di donne di fronte alla perdita della dimensione utopica femminista, i timori di troppo dolorosi e conflittuali coinvolgimenti personali nel riaccostarsi alle contrapposizioni ideologiche e politiche del passato.

Il vuoto è stato in parte colmato da ricerche di storia locale, in questo seminario presentate dalle autrici stesse: Graziella Gaballo e Paola De Ferrari hanno raccontato le origini di “Né partito, né marito”, studio sul movimento femminista di Genova a cura di Gaballo; Antonia Cosentino ha detto con passione di Al posto della dote, sua ricerca che confronta alcune Case delle donne realizzate in Italia con il mancato ottenimento di questo spazio collettivo per le donne di Catania; l’esperienza del Coordinamento Nazionale “Donne di Scienza” è stata ripercorsa da Alessandra Allegrini.

Ma nel complesso, notava Rossi-Doria, la gran parte delle ricerche su avvenimenti e organizzazioni locali ha manifestato una prevalenza della memoria sulla storia, e una tendenza a favorire narrazioni storiche identitarie, separate, specifiche. La storica ha perciò suggerito di rimettere in discussione la categoria della soggettività – a suo parere insufficiente per instaurare un rapporto più fertile fra particolare e universale –, che parta dal dibattito odierno sul multiculturalismo per muovere verso una nuova universalità e recuperare la dimensione oggettiva della ricostruzione storica.

I nodi storiografici sono stati poi ripresi con significative variazioni da Paola Di Cori, e via via riecheggiati in tutta la giornata: appunto quelli della soggettività delle narrazioni, della parzialità come valore e come problema, della difficoltà di esplorare quegli anni in cui, come ha ben detto Paola Di Cori, “ordine e disordine si scambiano le parti” e rendono ancora oggi difficile aggirarsi fra le memorie, le fonti storiche controverse, gli archivi pubblici e privati che intendiamo ormai in maniera non tradizionale come luoghi di accumulo e conservazione di documenti e affetti da decostruire. Fitta di rimandi interculturali e molteplici richiami a diverse forme di linguaggi, la sua relazione ha ripreso alcuni spunti del suo Asincronie del femminismo per invitarci poi a trovare la parole per “restituire a noi stesse un passato pieno di aspetti inquietanti”: passato con cui non possiamo stabilire continuità rispetto al presente perché il dissidio e il conflitto prevalgono sulle coincidenze e le intese, e le donne si collocano nel tempo e nello spazio in forme diverse anche dal recente passato. Esercizi di asincronia attiva, ha proposto Di Cori, insieme a riflessioni sul mutamento di significato delle parole nel tempo, e ne ha indicato due testi esemplari in Femministe a parole e nel Manifesto per un nuovo femminismo.

Più avanti nella giornata, anche Emma Baeri si è misurata con gli stessi nodi teorici – soggettività, trasmissione, “attriti” fra corpi di donne e corpus disciplinare – a partire dalla propria consapevolezza di impo-storica.

È appassionante il confronto di punti di vista e di stili narrativi, ma anche la verifica degli strumenti e degli intenti fra diverse generazioni: le protagoniste anni Settanta si riaccostano alle proprie storie di militanza e riattraversano la storia del decennio, in dialogo e in ascolto non scontato né facile con le donne più giovani, che a loro volta la indagano e trovano propri linguaggi per raccontare vicende di cui non hanno fatto esperienza diretta.

L’importanza e la complessità, a volte la fatica, di tramandare – nella precarietà delle condizioni di vita e delle occasioni per fare ricerca – il superamento di censure storiche come quella della relazione fra donne bianche e donne nere tanto nella storia italiana come nel femminismo, l’impegno e la passione messe nero su bianco nell’intreccio di autobiografie e autocoscienza realizzato dalle quattro autrici di Baby boomers. E sullo sfondo, una nuova sfida ai linguaggi e alle forme di indagine, raccolta e circolazione di dati che pratichiamo: la sfida informatica, la necessità giustamente sottolineata da Marzia Vaccari di trovare “altri modi di interrogare la macchina”, di rappresentare la cultura femminista nella Rete.
  • Elda Guerra, “Femminismo/femminismi: appunti per una storia da scrivere”, “Genesis”, 1 (2004)
  • Anna Rossi-Doria, “Ipotesi per una storia che verrà”, in “Il femminismo degli anni Settanta”, a cura di Teresa Bertilotti e Anna Scattigno, Viella, Roma 2005.
  • Graziella Gaballo, Né partito né marito… I fatti del 7 marzo 1978 e il movimento femminista genovese degli anni Settanta, prefazione di L. Passerini, in co-edizione con Associazione per un Archivio dei Movimenti (Genova), Joker Edizioni, Novi Ligure 2014.
  • Mariella Gramaglia e Maddalena Vianello, Fra me e te, et al., Milano 2013.
  • Lorella Reale, “Storia del movimento femminista in Italia”, (documentario in due parti e disponibile nel volume AA. VV. “Futuro femminile 1”, Luca Sossella Editore)
  • Alina Marazzi, Vogliamo anche le rose, Mir Cinematografica, 2007.
  • Lea Melandri, Il femminismo a Milano, www.memomi.it/
  • Ilaria Bussoni e Raffaella Perna, Il gesto femminista. La rivolta delle donne: nel corpo, nel lavoro, nell’arte, Derive Approdi, Roma 2014.
  • Paola Di Cori, Asincronie del femminismo, Ediesse, Roma 2012.
  • Emma Baeri, Dividua. Femminismo e cittadinanza, Il Poligrafo, Padova 2013.
  • Sabrina Marchetti, Jamila M H Mascat, Vincenza Perilli, Femministe a parole, Ediesse, Roma 2012.
  • Antonia Cosentino, Al posto della dote. Casa delle donne: desideri, utopie, conflitti, Villaggio Maori, 2013.
  • Alessandra Allegrini, 1978-1986: All’origine del Coordinamento Nazionale “Donne di Scienza”, Fondazione Giacomo Brodolini, Roma 2013.
  • Rosi Braidotti, Roberta Mazzanti, Serena Sapegno, Annamaria Tagliavini, Baby boomers. Vite parallele dagli anni Cinquanta ai cinquant’anni, Giunti, Firenze 2003, edizione e.book 2014.

Articolo di Roberta Mazzanti. Fonte: Società Italiane delle Letterate

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