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Gli studi di genere non servono a niente

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Riceviamo e divulghiamo l'appello di Sguardi sulle differenze contro la chiusura del corso di studi di genere di Laura Corradi presso l'Università della Calabria.

"Apprendiamo da un’intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano del 2 aprile scorso che l’Università della Calabria ha deciso di eliminare dall’offerta formativa il corso di Studi di genere tenuto da più di 12 anni da Laura Corradi. Per noi che ci impegniamo da molti anni per l’introduzione di una prospettiva di genere nella didattica di tutte le materie di studio, sia nelle scuole di Roma e Provincia che nell’Università La Sapienza, si tratta di un fatto molto grave e speriamo in un ripensamento da parte dell’Università della Calabria, che conosciamo come una delle eccellenze italiane, dove fin dal 1997 è attivo il Centro Interdisciplinare di Women’s Studies “Milly Villa”.

Pubblichiamo di seguito l’intervista a Laura Corradi, alla quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà, e ribadiamo l’importanza di introdurre nei curricula universitari italiani gli studi delle donne e di genere: un sapere critico strettamente connesso alla storia del movimento femminista e all’emergere di donne, femministe e lesbiche come soggetto politico collettivo. Questo campo di studi interdisciplinare ha prodotto negli ultimi quarant’anni una ricchezza teorica straordinaria, testimoniata anche da una vastissima produzione bibliografica, e ha trasformato radicalmente tutte le discipline, mettendo in discussione l’intero statuto epistemologico del sapere: oggi infatti non è più possibile pensare di produrre un sapere neutro, universale e asessuato.

Eppure, le istituzioni accademiche italiane continuano a penalizzare gli studi di genere, che invece sono presenti in tutte le università del mondo, dal nord al sud globale. A parte alcune preziose eccezioni, la trasmissione di questi saperi in Italia è affidata ancora quasi esclusivamente all’iniziativa individuale di singole docenti, che riescono faticosamente a introdurre la prospettiva di genere nell’insegnamento delle loro discipline. Inoltre, in un quadro di generale discredito della cultura e di progressiva privatizzazione delle università, l’assenza di un riconoscimento istituzionale e di uno specifico settore scientifico disciplinare indebolisce anche chi si propone di produrre ricerca da una prospettiva femminista e di genere, alimentando la precarietà di una generazione destinata suo malgrado a espatriare o a rinunciare alla ricerca. Noi auspichiamo invece l’introduzione di un corso di Studi delle donne e di genere in ogni università italiana.

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