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In ricordo di Franca Serafini

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Commemorazione di Franca Serafini alla Cappella dei Bulgari a Bologna 14 febbraio 2013: il ricordo di Prof. Claudio Franceschi e di Gabriella Campadelli-Fiume

Prof. Claudio Franceschi
Commemorazione della Prof.ssa Franca Serafini-Cessi, Cappella dei Bulgari, Bologna 14 febbraio 2013

Innanzitutto, come decano e a nome di tutti i colleghi del presente Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale e del precedente Dipartimento di Patologia Sperimentale vorrei esprimere alla famiglia di Franca, a Carlo nostro docente per tanti anni, a Paola e a Enrico il nostro più sentito cordoglio e la nostra commossa partecipazione per la scomparsa di Franca.

Franca SerafiniFranca Serafini è stata una donna, una cittadina, una ricercatrice ed accademica straordinaria.

UNA DONNA che ha saputo conciliare le necessità di una famiglia e quelli di ricercatrice accanita e puntigliosa. Non era inusuale vederla affrettarsi all'ultimo momento della giornata, fatta di esperimenti e di lezioni agli studenti, per fare la spesa nei dintorni di Via S. Giacomo. I negozianti della zona, e ricordo il mitico macellaio, la conoscevano molto bene. Per una donna non era facile né comune fare carriera fino ai massimi livelli di Professore Ordinario nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. Franca ne era molto consapevole e non a caso ha fatto parte dell'Associazione ORLANDO - Centro di Documentazione, Ricerche e Iniziative delle donne di cui è stata il primo presidente. Franca ha lavorato in modo "militante" in questa associazione di donne e mia moglie Vita Fortunati la ricorda come una donna appassionata, orgogliosa e generosa.

UNA CITTADINA con precise idee di sinistra, che devo dire caratterizzavano buona parte della Patologia Generale degli anni 60-80, in buona sintonia con il magistero di Giovanni Favilli, professore di Patologia Generale e vice-sindaco di Bologna, di cui Franca era allieva. Questo impegno nella società civile, oltre che nell'Università, è stato in effetti una delle eredità del Prof. Favilli raccolta da molti suoi allievi alcuni dei quali presenti qui oggi. Ricordo che gli anni tra il 68 ed il 77 erano attraversati da correnti più o meno estreme che chiedevano a persone come Franca un lavoro non facile per capire che cosa stava accadendo e che posizione prendere di fronte ad avvenimenti anche tragici. A questo riguardo ho vivo il ricordo di una fredda e livida mattina in periferia nella piazza di fronte allo stadio dove ci siamo ritrovati con Franca e pochi sparuti compagni in mezzo ad una marea di poliziotti con cineprese per il funerale di Francesco Lorusso, lo studente ucciso l'11 Marzo 1977 a cui il prefetto aveva negato, per motivi di ordine pubblico, l'allestimento della camera ardente e lo svolgimento dei funerali nel centro di Bologna.

UNA RICERCATRICE E UNA ACCADEMICA che ha fatto ricerche pionieristiche in GLICOBIOLOGIA di cui è stata un pioniere in Italia ed un esponente di punta a livello internazionale, invitata come speaker a prestigiosi ed elitari meeting internazionali fra i quali ricordo le Gordon Conferences. La glicobiologia è una scienza difficile ed esoterica, quasi quanto l'Immunologia; Franca lavorava in modo "artigianale" e fabbricava lavori precisi e rigorosi che venivano pubblicati sulle riviste internazionali più prestigiose quali i mitici Journal of Biological Chemistry ed il Biochemical Journal.

C'è stato un periodo nel quale nella Patologia Generale di Via S. Giacomo 14 c'era una specie di gara a pubblicare in questi giornali e mi riferisco ai professori Stirpe, Fiume, Montanaro, Simonetta Sperti tutti colleghi e grandi amici di Franca, per non citarne che alcuni. In quegli anni ho avuto il piacere di collaborare con Franca in quello che è stato uno dei maggiori argomenti della sua ricerca. Mi riferisco al grande lavoro di caratterizzazione chimico-fisica, fisiologica e funzionale della proteina di Tamm-Horsfall e infine ai suoi studi sul ruolo di questa proteina in diverse patologie. Una descrizione completa, di grande pregio e raffinatezza metodologica di una specie molecolare. La Proteina di TH è una proteina urinaria e ricordo che per prepararla Franca aveva bisogno di grandi quantità di urine. Come faceva a raccoglierle in condizioni "controllate" ? Facile: ognuno che lavorasse in Patologia Generale trovava nei gabinetti una enorme beuta con la preghiera di offrire per la scienza il suo escreto. Non posso non ricordare anche un altro aspetto di Franca. Quando lavoravamo insieme mi ricordo che per fare gli esperimenti avevo bisogno di una certa quantità di TH da aggiungere alle colture di linfociti. Franca me ne dava sempre il minimo, ma proprio il minimo, ed alle mie lamentele di dover lavorare al limite mi diceva secca che se lavoravo bene e "pulito" era più che sufficiente. Allora pensavo che si trattasse di una sorta di intrinseca tirchieria o "sparagnineria" come avrebbe detto Franca, oggi penso che in fondo avesse ragione e che facesse parte di un modo rigoroso e direi monacale di intendere il lavoro di ricerca proprio della sua generazione: se si lavorava al bancone bene ed in modo elegante non ci dovevano essere sprechi né sbavature.

Vorrei infine ricordare che il lavoro scientifico di Franca non è stato invano. A tutt'oggi nel nostro dipartimento c'è un gruppo che continua questo tipo di ricerche che si stanno rivelando di estremo interesse per molti settori della patologia quali i tumori, i virus (e vorrei ricordare qui l'amicizia e la collaborazione scientifica con la Professoressa Gabriella Campadelli) ma anche per lo studio dell'invecchiamento. Uno dei più importanti e robusti biomarcatori di invecchiamento che abbiamo individuato è proprio un N-glicano che perde residui di galattosio con l'età. Oggi insieme al suo allievo il Prof. Fabio Dall'Olio ed ai suoi collaboratori (e ho in mente Nadia Malagolini e Mariella Chiricolo) stiamo lavorando per capirne le basi molecolari. Penso che Franca come pioniere della Glicobiologia in Italia ed in Europa sarebbe contenta di questi risultati e di questi sviluppi in un settore che non avrebbe immaginato.

Franca aveva molti altri lati e aspetti che ne facevano una donna affascinante anche se spigolosa e "tosta". Ricordo per esempio la sua straordinaria passione e competenza per il cinema che emergeva puntualmente in occasione della sua partecipazione e dei suoi commenti al Festival del Cinema di Venezia.

Franca era tutto questo: una persona stratificata e sofisticata nella quale i vari livelli e ruoli di donna, cittadina, ricercatrice e accademica si sovrapponevano e intersecavano in modo unico, forte e indimenticabile.

Sento di avere perso una grande amica e con lei un pezzo della mia vita e della mia giovinezza.
Gabriella Campadelli-Fiume
Cappella dei Bulgari, Bologna, 14 febbraio 2013

Cari colleghe e colleghi e cari amici di Franca
Il ritratto a tutto pieno che Claudio Franceschi ha fatto di Franca ne ha ben colto la ricchezza della personalità – come scienziata, come accademica, come persona impegnata politicamente, come mamma affettuosa di Enrico e Paola, come moglie leale e rispettosa, e negli ultimi anni come nonna amorosa del piccolo Robertino. Tanti aspetti che è raro saper coniugare insieme, soprattutto nelle donne della generazione a cui Franca è appartenuta.

Vorrei tratteggiare aspetti umani della personalità di Franca

Ci conoscemmo come colleghe. Lei era un'esperta di glicobiologia, ed io - allora poco più che trentenne - cercavo di definire una mia linea di ricerca. Le proposi di studiare le glicoproteine del virus a cui lavoravo. Questo connubio mi ha portato a una linea di ricerca che non ho abbandonato in 30 anni. Ma, soprattutto, fu “profonda, vera, amicizia” a prima vista. Per me è stata la vera grande amica della età matura. Avremmo dovuto trascorrere insieme il tempo libero degli anni – che per me arriveranno fra un po’ – in cui ci si allontana dal mondo del lavoro. Di Franca ammiravo molti aspetti: il coniugare scienza e vita familiare, il tentativo di cercare una dimensione di sé stessi attraverso il lavoro, il rigore e ambizione (che non è vanità) nella ricerca, ma, soprattutto la lealtà e franchezza, che non rifugge dalla spigolosità, nei rapporti personali.

Vorrei condividere con voi il ricordo che io porto di Franca. Lavoravamo insieme. A metà mattinata lasciavamo le provette sul bancone per andare dal famoso macellaio, e poi a comprare vestiti (generalmente per me, non per lei), perché lei, come si autodefiniva con una bella risata rumorosa, era "rancina", cioè una tipica marchigiana - lavoratrice e risparmiatrice.

Soprattutto Franca rendeva onore al suo nome, E' stata una persona di forti sentimenti, leale, generosa . Era una persona sulla cui lealtà e sulla cui franchezza ognuno che ha avuto l'onore di averla come amica e collega sapeva di poter contare.

Link: Non è più con noi cara amica Franca Serafini

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