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Donne, vite, politica: cosa cambia? :: Intervento in apertura di Raffaella Lamberti

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Benvenute e benvenuti a questo incontro. Un primo incontro di carattere generale dopo Paestum, che ha a che fare con il desiderio di dare continuità ai nostri scambi. Di Paestum, che in tante abbiamo vissuto come un accadimento di emozione e condivisione, al di là delle diversità e distinzioni, magnificherò solo la modalità della presa di parola e dell’ascolto diretti, senza gerarchie. Si rinnoveranno qui: brevi interventi (al massimo 5 minuti) in successione per alzata di mano.

Ciò che è nuovo rispetto a Paestum è che quello di oggi è un INCONTRO TEMATICO. Un incontro per il quale avete ricevuto un invito a due voci, a due lettere, che esprimono sì una pluralità di accenti, ma la medesima intenzione di esserci insieme.

Come intendiamo allora la proposta di un tema? Non come una riduzione, uno scostamento dal fuoco centrale che è, sono, la vivente, il vivente e la sua “cura”, come dicono alcune. Ma come approccio, interrogazione, riflessione mirati attorno alla presenza di donne in LUOGHI DIVERSI delle ISTITUZIONI e della SOCIETÀ e in luoghi diversi delle esperienze di potere e di impotenza.

Ci chiediamo SE e COME una PRESENZA nelle istituzioni, e in quelle rappresentative in particolare, verso le quali si rileva oggi una novità nella quantità di donne disposte a entrarvi, POSSA PRODURRE CAMBIAMENTO POLITICO POSITIVO.

Tuttavia, l’invito non è a parlare soltanto dei luoghi della rappresentanza, ma a parlare anche della rappresentanza, attorno a cui sappiamo come si sposti davvero poco se la decliniamo innanzitutto e prima di tutto in termini quantitativi. L’invito è soprattutto a parlare delle relazioni che possiamo stabilire tra donne che si sono trovate e si troveranno a pensare e agire in luoghi e da luoghi diversi.

Tale orientamento corrisponde alla lettura che diamo della congiuntura in cui ci troviamo a esistere. Alcuni cenni per darne la temperie. Oggi si manifestano e prevalgono al tempo stesso la REGOLAZIONE SENZA LEGITTIMAZIONE e la REGOLAZIONE SENZA RELAZIONI a livello della comunità sovranazionale che più ci riguarda, quella europea, dei governi centrali presunti tecnici o pretesi politici, dei governi locali. La crisi di legittimità e la distanza delle sedi che reggono e amministrano la cosa pubblica dalla vita di donne e uomini, inclusi nella cittadinanza o da essa esclusi, sono abissali. In casi recenti di minacce di sgombero e di sgomberi a Bologna, ad esempio, si sono viste ordinanze e forze dell’ordine. Meno le/i rappresentanti del Comune, dell’Università a metterci almeno la faccia nella trasformazione di luoghi segnati dalla presenza e dalle relazioni di chi li ha abitati - femministe, gruppi lesbici e gay, aggregazioni giovanili -, in spazi vuoti, pronti ad affittanze remunerative o a impieghi funzionali agli enti che intimano di sgomberare.

Se è vero che la crisi è antropologica, che è crisi della sovranità di ciascuna e ciascuno, per dir così, più ancora che della sovranità statuale o di questo o quel potere alto o infimo che sia, se la perdita che si riscontra nelle condizioni materiali e immateriali di vita, è assenza del presente più ancora che del futuro, allora è della libertà, riflessività, responsabilità femminili diffuse che si vuole fare tesoro per catalizzare energie, risorse e invenzioni tali da contribuire a uscirne in positivo.

Un INVITO è un INVITO. Un invito aperto a tutte, quale il nostro vuole essere, dice che ogni singola che faccia esperienze negli universi cui ci riferiamo, è accolta. Vogliamo uscire da qui con un bagaglio accresciuto di esperienze, analisi, proposte.

Bologna è sede con molte sperimentazioni in queste direzioni. Luoghi e istituzioni di donne, il Centro stesso in cui siamo e la Casa delle donne per non subire violenza, si sono nutrite di rapporti evidenti tra donne fuori le istituzioni e donne delle istituzioni, tra donne dei saperi femministi e donne dei saperi accademici. Un’importante pratica è stata, poi, agita da quattro parlamentari della precedente legislatura che, con cadenza frequente e regolare, davano conto insieme al Bar Linea (nessuno spreco, è bene dirlo visti i tempi) del loro lavoro alle Camere a tutte quelle di noi, ed eravamo molte, che volevano rapportarsi a loro. Ma oggi quel cosiddetto dentro/fuori quasi non si verifica e, se si verificasse, non potrebbe bastare. Occorre un salto di intensità e di affinamento.

Un prima proposta cui è giunto il “gruppo del martedì’”, gruppo che si riunisce qui, a Bologna, in conseguenza a Paestum, è che si dia vita a scambi regolari nei luoghi autonomi delle donne tra donne di opzioni e luoghi differenti per una comune elaborazione e per una comune individuazione di pratiche politiche pertinenti. Ciascuna con le sue scelte e dal proprio punto di avvistamento.

Buon incontro a tutte noi.

Raffaella Lamberti

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