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Dopo il 25 novembre 2012, di Giancarla Codrignani

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Sappiamo tutte, vero?, che dal 26 tutto torna come prima e i media non si scalderanno più di tanto al prossimo femmicidio. Alcune di noi si aspettavano che un paese che festeggia il 4 novembre 1918 trattenesse il respiro per questa data inventata da latinoamericane riunite a Bogotà nel 1981. Le solennizzazioni sono di genere. Maschile: il primo maggio non è l'otto marzo.

E' intanto comparsa in rete la volontà pervicace di valorizzare l'aggressività, la violenza, la presunzione da parte di uomini (ma anche una qualche donna "criminologa") che si sono messi a raccattare dati ("Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile") per dimostrare che in Italia ci sono 6 milioni di maschi vittime di "almeno una" violenza psicologica da parte di donne. Si sono messi a elencare le violenze subite: graffi, morsi, percosse, vita a rischio (per soffocamento, ustioni, veleni, spinte dalle scale), percosse, controllo sul denaro, sarcasmi, provocazioni, denigrazioni per scarsità di guadagno... Non manca la "violenza sessuale": la partner ha interrotto il rapporto senza dare spiegazione, umilia, fa confronti con altri, avanza richieste "estrose"; e fa stalking, perseguita, minaccia, telefona ossessivamente.

Sono sempre stati gli uomini, non noi a dire che "le donne sono più buone": noi sappiamo bene che l'aggressività è umana e non sempre controllabile: uomini e donne possono sparare a chi tradisce o perseguitare di telefonate chi piace e si nega. Questi misogini a oltranza fino al ridicolo dimostrano che miserabile guazzabuglio può diventare la famiglia al suo interno e il danno del mancato autocontrollo che porta a trascendere fino al reato.

Nessuno dimentichi che le Nazioni Unite hanno parlato e parlano di strage di un solo genere: in Italia una donna ogni tre giorni uccisa da chi non è un omicida o un uxoricida, ma un femmicida. Le nostre richieste di innovazione giuridica (non di noi italiane, ma di donne del mondo che fanno istanza all'Onu) perché ci sia nei codici la definizione di un reato di femmicidio autonomo dall'omicidio, finiranno in un'aggravante "di genere" dell'omicidio. Ma non è una buona ragione per cedere le armi, quelle nonviolente del diritto.

E per farsi un'idea
www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_2012-03.pdf
violenza-donne.blogspot.it/2012/11/indagine-conoscitiva-sugli-uomini.

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