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Così è se vi pare: movimento pro-life e violenza sulle donne di Angela Balzano

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Il documentario di Irene Dionisio Così è se vi pare verrà proiettato domenica 25 novembre a Radio Sherwood (Padova) e lunedì 26 in Santa Cristina (ore 20, lezione del corso in Etica e Politica negli studi di genere, aula b). Si tratta di un lavoro eccezionale e attualissimo di una giovane regista, realizzato in collaborazione con la consulta di bioetica laica di Torino. Così è se vi pare porta alla nostra attenzione la nuda realtà del movimento per la vita italiano, purtroppo oggi molto forte, su cui è importante dibattere proprio in concomitanza della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Il Movimento per la Vita fu fondato nel 1975 a Firenze con lo scopo di contrastare l’aborto, all'epoca illegale e clandestino, e dare seguito, sul piano politico e sociale, alla dottrina morale della Chiesa Cattolica, così come esposta nell'Humanae Vitae, l'enciclica scritta da Papa Paolo VI nel 1967.

Nel 1981 il MpV promosse il referendum per l'abrogazione della legge 194 che istituiva e regolamentava la facoltà di ricorrere all'interruzione di gravidanza, che però fu respinto dall'elettorato. Il Movimento per la Vita ha dunque optato per una strategia più accomodante, creando nel 1985 i Centri d'Aiuto alla Vita, che vorrebbero sostituirsi ai consultori, proponendo il ricorso ai soli metodi contraccettivi naturali e cercando di convincere le donne, tramite volantari e psicologi ma anche tramite aiuti materiali, a non abortire.

Ecco, già da questi rapidi accenni alla sua storia si comprende che l’operato del movimento pro life consiste principalmente nel negare la libertà delle donne in nome del valore astratto-e contraddittorio- della vita in sè.

Purtroppo, è recente la notizia di una donna morta perchè nel suo paese, l’Irlanda, l’aborto è considerato reato. Ma anche senza pensare a casi così gravi, casi che non dovrebbero mai verificarsi, l’antiabortismo appare sempre più come una forma di violenza. La sola cultura pro-life è violenta in diversi modi: lo è quando diffonde discorsi e abitudini che limitano la nostra autonomia in fatto di scelte riproduttive, quando manifesta fuori dagli ospedali pubblici esponendo croci giganti tempestate di feti, quando promuove referendum per abrogare la legge 194, quando appoggia l’obiezione di coscienza a questa stessa legge.

Sarebbe forse opportuno definire la cultura pro-life violenta, per arginarla e contenerne i danni, specificando che la violenza che essa esercita è proprio quella sulle donne. Di fatto, la violenza sulle donne ha molti volti, e alcuni di questi volti somigliano proprio a quelli che si vedono durante il documentario.

Il confine tra violenza psichica e fisica è qui molto labile: se all’inizio quella del movimento per la vita è violenza psicologica, che agisce a livello inconscio orientando le scelte delle donne, in un secondo momento questa violenza si traduce in materialità dei fatti, in gravidanze in realtà non desiderate, o in un allungamento dei tempi di richiesta\attesa dell’ivg etc etc...E ancora pensiamo alla materialità dell’ escalation di bombe e omicidi commessi da gruppi di patrioti pro-life e da fanatici della razza bianca nei passati decenni, dagli Stati Uniti all’Europa. Perchè si dà il caso che spesso gli attivisti pro-life siano veri e propri fondamentalisti, intrisi di cultura machista e sessista. Ora se questa non è violenza, ho perso il senso delle parole.

O non dovremmo ritenere violento chi cerca di inculcarci le sue idee con ogni mezzo, anche l’imposizione legale o peggio ancora la negligenza medica, anche se il prezzo di queste idee è la nostra stessa salute, o la nostra vita?

Se poi consideriamo che il mov per la vita non è un’ass. culturale marginale, ma una rete potente e molto finanziata, sia dal pubblico che dal privato, che da anni appoggia l’obiezione di coscienza dei ginecologi alla 194, la situazione peggiora solamente. Ogni qualvolta una donna soffre a causa di un diniego del personale medico obiettore io penso che si tratti di violenza sulle donne. Si dà il caso, infatti, che gli uomini non possano ancora abortire. Che tipo di violenza è allora quella esercitata su una donna che interrompe una gravidanza ma senza anestesia, perchè l’anestetista aderisce al movimento per la vita ed è obiettore? E la cosa peggiore è che a compiere tali violenze sulle donne possono essere anche altre donne, qualora aderiscano al modello del “paternalismo medico”, qualora si ritengano superiori e uniche conoscitrici della verità: la vita è il dono supremo, la vita è il bene, e tu sei solo ovuli e potenziale placenta, perchè d’altronde ogni donna è una mamma.

Sentirete spesso queste affermazioni durante il documentario. Ogni donna è una mamma, ogni mamma ama il proprio bambino. Non è violenza anche questa? Il tipo di violenza che odia le differenze e si accanisce contro di esse: non esistono lesbiche e omosessuali per il movimento per la vita, esistono solo femmine e maschi in età fertile e riproduttiva_e se sei eterosessuale ma non vuoi partorire allora sei un’arrivista avida di successo e dedita ad ogni vizio di questi tempi corrotti.

Ma è una forma di violenza anche il cancellarci dalla realtà , il non nominarci nel discorso.

Che io sappia, ci sono sempre stati moralisti. E per essi, ci sono sempre stati tempi corrotti. Che la causa della corruzione siano donne, omosessuali e lesbiche è evidente no? Certo, come era evidente per quei tristi e ignoranti romani che i costumi dei greci fossero degeneri. Io non credo che la storia si ripeta uguale, perchè per fortuna ci sono ampi spazi per la nostra creatività, libertà. Ma una cosa mi sembra non sia cambiata tra i moralisti di ieri e quelli di oggi: essi non si limitano ad esprimere giudizi, ambiscono al potere, spingono i governi a varare leggi proibitive anche sugli aspetti più privati della vita. E poi certo, essi sono ipocriti. Ieri come oggi. Ipocriti come gli obiettori di coscienza che si rifiutano di applicare la 194 e poi richiedono l’ ivg per la propria compagna alle poche strutture rimaste ad esercitarla. Ipocriti come il mov pro life che vorrebbe tutelare la vita fin dal suo concepimento e poi si allea a governi guerrafondai e razzisti. Ipocriti, che hanno saputo scegliere un campo di battaglia dove l’ipocrisia può tanto, come la sessualità.

Quello che distingue questo movimento dal cattolicesimo tout court e dalle prime riprese dell’evangelismo è la sua intensa attenzione per l’area delle politiche sessuali e dei valori familiari. Fronteggiando una crescente ondata di nuove richieste politiche provenienti da sinistra, dal femminismo ai diritti dei gay, i pro-life dal 1970 danno voce a una rinvigorita nostalgia - una nostalgia che viene dall’ossessione per il noto declino della famiglia bianca, riproduttiva, eterosessuale e maschilista. Le preoccupazioni del movimento per il diritto alla vita variano dall’opposizione alle pari opportunità e alle norme contro la violenza domestica fino al matrimonio gay. Ma se c’è un punto su cui si sono concentrate le energie del primo movimento questo è sicuramente rappresentato dal corpo delle donne.

L’ossessione sembra essere quella di una paura atavica: può il corpo di una donna singola essere più potente della vita in sè? Ebbene si, cari pro-life, cari obiettori, moralisti arroganti e ipocriti di tutti i tempi, si la mia singolarità - la materialità della mia carne e dei miei desideri qui ed ora- supera in importanza e in potenza il vostro astratto concetto di vita. L’autoderminazione è l’unico criterio dirimente. Non ci sono giudizi, mezze soluzioni. Siamo noi a decidere se essere lesbiche, madri, single e mai incinte per scelta. In ogni caso, la violenza non bisogna mai subirla in silenzio. Spesso chi ci usa violenza lo fa proprio in virtù della sua arroganza, ci crede deboli, vittime incapaci di reagire. Spesso, trovarsi di fronte una soggettività autonoma, capace di reagire con altrettanto impeto, provoca forti scompensi nel soggetto violento.

Il movimento per la vita ci crede donne impaurite e sprovviste, magari ignoranti e poco informate. Non è così, e dovrebbe risultarci insopportabile tollerare oltre questa situazione. La verità semmai è che siamo potenti, intelligenti, preparate e consapevoli, ma siamo spesso isolate, abbiamo poco tempo, poche risorse per fare rete. Proviamo a immaginare, però, l’impatto che potrebbe avere una rete pro-choice, le possibiltà che la rete ci dà di far sentire di più la nostra voce, di far valere i nostri diritti. Immaginiamo di mettere all’angolo chi vuole controllare i nostri corpi, immaginiamo di ribaltare lo schema, organizziamoci, tessiamo lotte comuni, ma diciamolo chiaramente: fuori i pro-life dal parlmamento, fuori gli obiettori da ospedali e consultori...In alto la nostra autoderminazione!

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