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Quanto fa paura la libertà femminile! di Lea Melandri

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Vittorino Andreoli non è uno dei tanti appartenenti ai gruppi del revanchismo maschile che ho incontrato spesso tra i commentatori del blog 27esima ora, nascosti dietro un nickname. E’ uno psichiatra che la televisione ha reso noto come opinionista quando si tratta di crimini o episodi di follia, uno scrittore le cui idee godono di una certa autorevolezza nel panorama italiano. Per questo, l’intervista rilasciata a Paola Alagia, Donne che odiano gli uomini, su Lettera43.it, non può passare nel silenzio di chi da anni riflette sul rapporto tra i sessi, con la volontà di sottrarlo alle logiche di potere e di guerra che lo hanno contraddistinto finora.

Il fatto che l’intervista si collochi in prossimità del 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, non può essere casuale, e nemmeno l’intenzione –non importa quanto consapevole- di annullarne il significato attraverso un’operazione di ribaltamento delle parti, che potrebbe apparire infantile e risibile se non lo sapessimo profondamente radicato nell’immaginario maschile e nel senso comune.

Gli uomini incontrano le donne innanzi tutto come figli, generati dal loro corpo e affidati alle loro cure. Da una posizione originaria di passività, dipendenza, inermità, manipolazione, che nel corso della storia si ripete per ogni individuo, come possono pensare che il sesso femminile sia debole, docile, ubbidiente “per natura”? Se non le avessero viste e subìte come potenti, arbitre del loro destino di vita e di morte, perché avrebbero dovuto sottometterle, tenerle fuori da tutto ciò che avrebbe dato loro autonomia economica, libertà di pensiero e di movimento? Il riferimento alla “naturalità” del ruolo subordinato della donna non poteva che venire al seguito e a conferma improrogabile di un atto di guerra e imposizione di un dominio.

Nel constatare che in questa cornice secolare qualcosa si muove, Andreoli sovrappone e confonde in un unico obiettivo polemico il tipo di emancipazione femminile che può essere effettivamente visto come “rivalsa” -ma si potrebbe anche dire “emancipazione malata”: la seduzione e la maternità usate come potere-, e la libertà intesa invece come autonomia da una visione del mondo imposta, riappropriazione di sé a partire da un corpo fatto oggetto di sfruttamento e violenza, da una sessualità cancellata, ridotta a obbligo riproduttivo.

Dopo un titolo roboante, dove campeggiano minacciose “Rambo” al femminile, donne che “picchiano, violentano, sottomettono”, subito smentito da parte dell’intervistato con l’affermazione che è ancora la donna “a essere la principale vittima di violenza, sia fisica e sessuale, sia psicologica”, il discorso si ferma non a caso sulla sessualità, esattamente come accadde negli anni ’70 quando i giornali, per capire la rivoluzione culturale in atto nei gruppi femministi, interpellarono sessuologi e psicanalisti. Sono passati ormai quarant’anni, ma lo stupore e la fantasia del ribaltamento di dominio sono gli stessi: la messa in discussione dei ruoli di genere, l’accesso delle donne alla cultura, lo sviluppo delle capacità intellettuali femminili, l’uscita da colpevolizzazioni indotte, la libertà di esprimere il proprio desiderio sessuale e le potenzialità erotiche del proprio corpo, rappresenterebbero il passaggio di potere che oggi minaccia il sesso maschile. Si parla di “regia femminile nelle relazioni sessuali”, “perdita di importanza della sessualità d’organo” - nessun accenno critico al carico di sofferenza, di violazione, di morte, di gravidanze indesiderate legate alla sessualità dominante, penetrativa e generativa, dell’uomo usata per secoli come arma e forma di controllo. L’aggressività sessuale oggi sarebbe passata decisamente alla donna: “è lei che fa le richieste ed esercita la forza”, dice Andreoli.

Che gli uomini potessero concedere diritti, parità giuridica alle donne, ma non permettere loro di diventare soggetti di pensiero e di desiderio, si poteva prevedere, tenuto conto della misoginia che sta nel cuore della nostra come di tutte le civiltà. Ma che un uomo che viene riconosciuto e interpellato per la sua conoscenza dei risvolti più misteriosi dell’animo umano, restasse così impigliato nelle farneticazioni su temutissimi “orgasmi multipli”femminili, tanto da rimuovere gli omicidi quasi quotidiani di donne per mano di mariti, amanti, figli, è fuori da ogni immaginazione.

A meno che non sia l’effetto della pornografia dilagante.

Per gentile concessione dell'autrice :: Fonte: Zeroviolenzadonne.it

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