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Dopo Paestum 2012 :: Adriana Gulizia - Passiamo alle azioni concrete

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Oggi siamo abituati alla cronaca in tempo reale, ma l’esperienza di partecipare all’incontro nazionale “primum vivere, anche nella crisi la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica” è talmente forte che va sedimentata prima di poterne parlare.

EMOZIONI
Entrata nell’auditorium dell’hotel Ariston, l’energia di 750 , forse 1000 donne, tutte insieme, che da tante parti d’Italia, da tante generazioni, portano le loro storie e le loro aspettative a Paestum, mi spaventa profondamente e muove nel mio stomaco uno strano sgomento, un disagio, la sensazione di essere sopraffatta e affogare in un mare sconosciuto.
Eppure sono donna anch’io.
Abituata per la mia professione di architetta a trattare con i maschi, imprenditori e operai di cantiere, non sono diventata “diversamente maschio”, ma ho sviluppato un modo di relazionarmi come “donna tra maschi”.

Oggi sono donna dentro un migliaio di donne, con cui trattare, con cui rapportarsi, è un’esperienza nuova, da scandagliare. Dovrei gioire, invece vorrei solo scappare. Le mie remore più profonde, i miei blocchi emotivi e le tante barriere mentali si vanno sgretolando. Sono qui, dentro il tutto, anzi dentro tutte. E’ terribile, quasi osceno, mi sento completamente a nudo.
Vengo guardata da occhi femminili, con menti femminili e desideri femminili, 1000 specchi di me stessa. Tante barriere cadono, mi sgretolo e mi liquefo dentro tutte, sbattuta di fronte la mia identità: “donna tra donne”.

L’INCONTRO
Il metodo usato per l’incontro è ardito e coinvolgente: un microfono che gira di donna in donna, senza moderatore, senza gerarchie, senza relatrici. Io parlo per prima, poi un susseguirsi di pensieri e opinioni ed esperienze: filosofe e operaie, battagliere e moderate, dentro le istituzioni e apartitiche, femministe della prima ora e semplicemente donne, settantenni e trentenni, ognuna esprime opinioni diverse, esigenze diverse, anche opposte. Si rasenta lo scontro, poi si ricompone il dialogo, nel riconoscimento reciproco del diritto all’esistenza nella diversità.

Quel che ne traggo è: esistiamo, sfaccettate e diverse, esistiamo e siamo pronte ad affrontare la crisi dell’economia, della politica, della famiglia e delle relazioni tra generi, che producono così tanta povertà, così tanta corruzione, così tante discriminazioni e così tanta violenza. Consapevoli che la sfida è culturale, non solo materiale e che noi donne siamo disposte ad assumerci la “responsabilità dell’essere, la responsabilità del fare” dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori il mondo del lavoro, dentro e fuori la famiglia.
A Paestum molte di noi sono andate alla ricerca di contatti e di sostegno per i propri progetti, perché abbiamo capito che siamo diverse, sì, tanto che molte di noi non si definiscono nemmeno femministe, ma siamo disposte a sostenerci a vicenda, nel rispetto dell’individualità, per essere più forti.

DOPO PAESTUM
Cosa mi aspetto dal dopo Paestum? AZIONI CONCRETE.
Perché non è vero che noi siano anima e corpo, perché i miei pensieri sono carne, le mie emozioni sono carne, le mie azioni sono carne. Io sono un unicum, un pezzo di materia dentro l’universo in trasformazione che ha assunto una temporanea capacità di autocoscienza nel tempo infinito. Io sono corpo che pensa, parla, sente, agisce.
Insieme abbiamo pensato, parlato e provato emozioni forti, insieme possiamo agire.

PROPOSTA:
poter postare sul sito un elenco di azioni concrete, tutte quelle che ognuna di noi sta mettendo in atto nel proprio territorio, in modo da sostenerci, unirci e coordinarci sul fare, liberamente e ognuna secondo le proprie vocazioni, partendo da noi stesse.

Fonte: Passiamo alle azioni concrete - Il blog di Paestum 2012

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