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25 novembre 2011 - le Donne in Nero per le donne di Puerto Buenaventura (Colombia) sul Pacifico

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25 novembre Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne saremo in piazza Re Enzo a Bologna come in tante altre città per dire NO alla violenza sia nel nostro paese che in tutto il mondo e quest’anno dedicheremo questa giornata alle donne di Puerto Buenaventura (Colombia) sul Pacifico. Ci collegheremo con loro direttamente, invieremo messaggi e video mentre lettere di protesta all’ambasciata colombiana in Italia stanno piovendo con la partecipazione di tante donne.

Care tutte torno a parlare della Colombia nell’imminenza del 25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Avevo annunciato che avrei raccontato del viaggio a Buenaventura che, insieme alle Donne in nero spagnole, abbiamo fatto alla fine di agosto, dopo l’incontro internazionale di Bogotà.
Nel frattempo molte cose sono successe; abbiamo avuto ospite in Italia Teresa Aristizabal Sanchez, della Ruta Pacifica de las Mujeres di Medellin, una delle fondatrici della RUTA, invitata da noi con la collaborazione di altre/i e il patrocinio oneroso della Provincia che ha finanziato il viaggio nell’ambito di Segnali di Pace, il mese dedicato alla pace.

Teresa ha incontrato istituzioni, associazioni di donne e miste, ha dato interviste a radio e reti web, ha partecipato a incontri pubblici a Bologna, Torino, Padova, Schio, Vicenza e Modena, ha partecipato anche al Congresso nazionale dell’UDI che si svolgeva a Bologna. Dovunque ha suscitato interesse e una forte empatia e partecipazione, la sua comunicazione efficace e mirata all’essenziale senza dimenticare i presupposti ideali e teorici alla base dell’impegno della RUTA, ha sempre colto nel segno lasciando una traccia molto profonda in chi l’ha incontrata.
Attraverso questi incontri abbiamo costruito una rete di impegno attorno alle donne colombiane e in particolare le donne di Puerto Buenaventura, secondo porto del Pacifico. Nel nostro viaggio a Buenaventura è stato scioccante il grande il contrasto fra il volo da Bogotà a Cali su un aereo di ultima generazione, comodissimo (35mm per 150€) e la strada che ci ha condotto a Puerto Buenaventura, l’immagine dei contrasti profondissimi di questa terra.

A Cali abbiamo sostato per rifocillarci a casa di Maria Teresa Arizabaleta, una delle ultime due suffragiste superstiti che hanno lottato per il voto alle donne ottenendolo nel 1954, una donna fantastica che è stata senatrice, una femminista, pacifista, antimilitarista che oggi lotta con le donne della RUTA Pacifica per un’uscita negoziata dal conflitto armato in cui le donne abbiano voce e voto.
Abbiamo percorso una strada impervia e dissestata, una strada lungo la quale abbiamo incontrato villaggi improvvisati di poveri cercatori d’oro fra cui molte donne, in gran parte desplazados/as. Puerto Buenaventura è una città da cui, appena arrivati si vorrebbe scappare via per il degrado in cui versa, un luogo bellissimo con questa baia in cui il mare si addentra nel territorio, con palafitte misere costruite su zone malsane da cui anche l’acqua del mare si allontana lasciando pozze putride.

Alla cura del territorio si sostituisce una forma di sfruttamento consumistico, malsano e gridato, il degrado appare in tutta la sua triste realtà e ci si accorge, anche per i richiami delle nostre amiche della Ruta a fare attenzione, a non allontanarci dal gruppo, a tenere gli occhi aperti, che questo degrado nasconde la presenza di una criminalità molto forte e violenta, e in qualche aspetto ritroviamo similarità con certi contesti di casa nostra ad esempio il binomio degrado/criminalità e pericolo di vita per chi ci vive.
In questo luogo, una delle zone più importanti per il traffico della droga sul Pacifico, gli attori armati si contendono il territorio, interi quartieri o zone della città (350.000 ab.) sono controllate dai paramilitari, la guerriglia, i narcotrafficanti e poi la polizia e l’esercito fortemente corrotti.
Non solo i vari attori armati controllano il territorio ma impongono regole di comportamento come orari, tipo di frequentazioni consentite, ma anche modalità di vestirsi o pettinarsi delle donne, fino a costringerle alla prostituzione, a gravidanze o ad aborti forzati, allo stupro; molte donne vengono uccise, spesso donne leader dei quartieri che si ribellano a questo tipo di vita (subito dopo la nostra partenza ne sono state uccise cinque). Il corpo delle donne come per qualunque conflitto armato che si rispetti è usato come bottino di guerra e campo di battaglia dalle diverse parti in campo, nessuna esclusa.

Abbiamo trovato delle donne, per la maggioranza afrodescendientes e per questo discriminate per più motivi perché donne, perché povere e perché nere, molto consapevoli della grave situazione del luogo e della pericolo per la loro incolumità e quella dei loro cari ma capaci di una forza e determinazione inusitate, oltre che di una grande capacità organizzativa di attività di accoglienza delle donne e bambine che hanno subito violenza, di assistenza legale , di empowerment in campo lavorativo promuovendo attività artigianali ora già ben avviate, di formazione alla leadership e in generale alla partecipazione politica delle donne in modo da diventare moltiplicatrici di situazioni di resistenza alle conseguenze del conflitto armato; è stato molto interessante visitare questi luoghi delle donne di Buenaventura.
Una menzione particolare spetta comunque a una realtà che ci ha molto colpite e addolorate, si tratta di un luogo in cui vengono accolte bambine e ragazzine in gravidanza per la maggior parte a causa di violenza sessuale e che per vari motivi non possono stare in famiglia o sono in pericolo perché segnate dal fatto di essere state stuprate dal nemico, come succede a molte donne di qui.

Abbiamo avuto un incontro molto importante con le donne di Buenaventura in cui ci hanno esposto la loro situazione e, le attività che stanno portando avanti e ci hanno chiesto di impegnarci perché a livello internazionale ci sia una particolare attenzione nei confronti della grave situazione in cui vivono le donne colombiane e in questo caso quelle di Puerto Buenaventura, luogo emblematico per conoscere la situazione colombiana del conflitto armato.
Le donne della RUTA attribuiscono un valore particolare alle relazioni internazionali e in particolare con la rete internazionale delle Donne in Nero di cui fanno parte.
Abbiamo discusso, riflettuto fra di noi e redatto un documento che troverete di seguito da cui abbiamo tratto una lettera all’Ambasciatore Colombiano in Italia per raccomandare che si faccia tramite presso le istituzioni colombiane perché si rispettino i diritti umani delle donne

Patricia Tough - Donne in Nero
“SIN MUJERES LOS DERECHOS NO SON HUMANOS”

Noi Donne in Nero, che abbiamo partecipato al XV Encuentro internazionale di Bogot, siamo femministe contro la guerra e ogni forma di violenza, crediamo nella rete di sostegno reciproco tra le donne contro l’invisibilità, il silenzio, l’impunità e la complicità di frpnte alla violenza e ai crimini contro le donne.

Considerando che:
- le morti violente e gli abusi di ogni tipo contro le donne a Buenaventura sono aumentate in modo sostanziale e che le risposte istituzionali sono state insufficienti favorendo impunità e dimostrando complicità;
- il conflitto armato, la militarizzazione della vita civile, la povertà hanno aggravato ogni violenza specifica contro le donne;
- questa violenza tanto drammatica non colpisce solo i corpi e le vite delle donne, ma anche impedisce loro di esprimersi liberamente e di immaginarsi un futuro senza paura;
- la mancanza di riconoscimento e del rispetto della vita e dei diritti delle donne provengono da una visione sessista e patriarcale associata alla violenza sulle donne.

Esigiamo:
- giustizia per le donne, l’applicazione di tutte le leggi nazionali e le convenzioni internazionali relative al riconoscimento dei diritti delle donne;
- che i crimini commessi contro le donne in quanto donne siano riconosciuti come femminicidio e che questo sia assunto nella legge colombiana come lo esigiamo in tutti i paesi del mondo;
- che le autorità garantiscano la partecipazione delle donne alla vita sociale, politica, economica, il loro “empowerment”, sostenendo concretamente le organizzazioni delle donne che agiscono in questo ambito;
- che le istituzioni prendano le misure adeguate nel campo dell’educazione e della comunicazione per sradicare ogni discriminazione e ogni forma di linguaggio che giustifichino e aggravino la violenza contro le conne.

Noi donne attiviste della Rete Internazionale delle Donne in Nero, ci impegniamo a denunciare questa situazione e a farla conoscere a tutti i livelli, sollecitando le istituzioni nazionali e internazionali a far pressione sul governo colombiano affinché rispetti i diritti delle donne.
Diamo tutto il nostro appoggio alle organizzazioni delle donne colombiane impegnate per un processo di uscita negoziata dal conflitto armato.

Buenaventura, Primo Porto della Costa Pacifica della Colombia, 22 Agosto 2011

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