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Referendum PMA. Per il Voto, oltre il Voto: Libere Riflessioni di Donne Differenti

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Il 7 Giugno l’Associazione “Orlando” insieme a GIUdIT – Giuriste d’Italia, ha organizzato un incontro/dibattito dal titolo “Referendum PMA. Per il Voto, oltre il Voto: Libere Riflessioni di Donne Differenti”. A Bologna pioveva a dirotto, ma i numerosi intervenuti, stretti in una sala al coperto dell’ex convento di Santa Cristina, si sono trattenuti fino alla mezzanotte dando vita ad un intenso dibattito.

L’incontro è stato introdotto da Raffaella Lamberti, che ha motivato le ragioni del sì ai quattro quesiti referendari, ma ha anche sottolineato la necessità di un impegno che si estenda oltre il 13 Giugno. Lamberti ha posto l’accento su una pericolosa deriva del dibattito sulla legge 40, il riduzionismo con cui si parla dell’esperienza della maternità, trasformata in mero dato biologico slegato dal corpo e dai sentimenti della donna.

Giancarla Codrignani ha definito, con molta efficacia, questa legge “una cattiva legge cattiva”, perché, oltre ad essere evidentemente strutturata male è anche ostile alle donne. Si è poi soffermata sul dibattito interno al mondo cattolico: è grave l’invito a non votare, poiché la responsabilità del voto è sempre la stessa; è grave l’ingerenza della CEI, particolarità tutta italiana che non ha avuto corrispettivi in nessun altro paese d’Europa che si sia dotato di leggi analoghe.

Elena Del Grosso si è invece soffermata sul dibattito scientifico. Secondo Del Grosso, il punto nodale della questione sta nella definizione della persona solo in base al puro dato biologico e non in relazione alla soggettività del singolo. Il determinismo biologico che sottende a questa legge è un concetto pericoloso per l’intera democrazia, poiché conduce inevitabilmente a politiche regressive. Analogo è il ragionamento che si può fare sulla fecondazione eterologa, divieto che nasconde vecchie classificazioni: “se una volta c’era la razza, oggi c’è la famiglia”.

Per Milli Virgilio la legge è inaccettabile nella sua totalità ed è espressione di una sorta di revanchismo. Occorre regolamentare i Centri, dice Virgilio, “non metter paletti sul potere decisionale femminile”. Per questo si rammarica del fatto che non si sia trovata una linea comune sul terreno dell’incostituzionalità della legge. Anche per Virgilio occorre essere chiare su un punto: al di là dell’esito referendario l’impegno a combattere questa legge non si deve esaurire.

L’incontro è stato arricchito dalle voci differenti di donne differenti, ognuna con le proprie ragioni, i propri dubbi, le proprie motivazioni, che hanno contribuito a “fecondare” il dibattito con numerosi spunti di riflessione.

(Delt@) - Valentina Greco

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