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Indipendentemente dal quorum di Katia Zanotti

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Siamo ormai agli ultimissimi giorni di una campagna referendaria condotta tutta in salita. Il fronte astensionista è molto agguerrito e aggressivo nel sollecitare indifferenza e rifiuto di riflessione e confronto su temi così eticamente sensibili.

In queste settimane, in modo più o meno intenso a seconda delle aree geografiche e del livello di informazione sui referendum, si è liberato nel Paese un dialogo con tante persone, un dialogo che è stato occasione di formazione, crescita culturale e civile sulle libertà, sui diritti civili, sulla laicità dello Stato, sul diritto ad una libera e responsabile scelta procreativa, sul futuro della ricerca e le speranze di guarigione, sulle donne e il rispetto per il loro corpo.

Comunque vada a finire è accaduto nel Paese un fatto di assoluta rilevanza: il referendum è stata l’occasione per recuperare una diffusa e più matura consapevolezza sui temi legati alla sterilità e procreazione assistita, alla ricerca scientifica, all’ordinamento giuridico in fatto di tutela dei diritti, al profilo di cultura politica necessario a garantire e far avanzare la legislazione sui diritti civili così messi duramente alla prova dalla politica illiberale del centro destra. Dal dibattito che è si è intrecciato con tante donne e uomini ritengo che non si potrà tornare indietro. Sarebbe un errore irrimediabile per la politica e per la sinistra. Saranno innanzitutto coloro che hanno firmato per i referendum e andranno a votare sì che non lo consentiranno: soprattutto, se sopraffatti e sconfitti da una minoranza di astenuti, chiederanno alla politica una assunzione di responsabilità.

La fecondazione assistita è diventata una parola chiave e il risultato di questo voto potrà influenzare moltissimo gli sviluppi generali della situazione politica. Voglio dire che se non sarà raggiunto il quorum, si aprirà un problema grande attorno a questi temi in un paese che sarà davvero lacerato. Nel centro sinistra non ce la potremo cavare con una discussione ordinaria e non sarà più rinviabile un confronto con i cattolici che ne fanno parte, confronto ovviamente reso assai meno agevole dalle posizioni di Rutelli che forse erano prevedibili, ma non di questo tono nel merito.

Ci sono temi che più di altri sono fondamentali per una coalizione che vorrebbe candidarsi a governare e che non è possibile sottrarre al confronto soprattutto quando si tratta della difesa del valore dello Stato laico. Chissà che non sia possibile un luogo di incontro. Che non sia possibile ragionare su un patto che sta a monte dell’etica, un patto che va a collocarsi fra politica e vita quotidiana e che si fonda sul sostegno alle libertà di scelta e all’assunzione di responsabilità personali. Un punto attorno alla fecondazione assistita, tuttavia, avrebbe potuto già oggi diventare un approdo condiviso da tutti, lasciando da parte guerre di religione o scontri tra opposte visioni: quando si tratta di questioni così squisitamente intime ed emotive come quelle, in questo caso, legate al desiderio di un figlio, lo Stato avrebbe dovuto porsi solo il compito di dare garanzie e certezze e, allo stesso tempo, fare un passo indietro.

Ma non è stato così.

Siamo di fronte a un testo di legge il cui impianto etico univoco assolutizza la sacralità dell’embrione, e traduce questo, che è principio religioso, in una normativa giuridica generale vincolante per tutti, credenti e non credenti, intrisa di divieti, discriminatoria dei comportamenti delle persone: divieto alla fecondazione eterologa, divieto di accesso alle tecniche per la donna singola, divieto al congelamento degli embrioni, divieto alla revoca del consenso, divieto alla diagnosi preimpianto, divieto alla ricerca scientifica. Si sostituiscono divieti, paure, condanne a sostegni alla libertà di scelta e all’assunzione delle responsabilità che fanno capo alle singole persone.

Da molti giorni, come tante, sono in giro per l’Italia per informare sui quattro quesiti referendari e per invitare a votare 4 si’. Quando si entra nel merito della legge 40 e delle sue crudeltà non avverto pregiudizi nella società civile che partecipa alle assemblee. Non ho avvertito pregiudizi neppure fra i cattolici di base, dei quali, quando presenti alle assemblee, al contrario, ho percepito disponibilità all’informazione e all’interlocuzione a conferma che fra i cattolici è presente una posizione molto più articolata. Tanti non sono disposti a fare del referendum sulla legge 40 il terreno privilegiato di battaglia civile e politica per imporre il progetto egemonico della Chiesa su una società che non intende farsi imbrigliare e vuole difendere gli spazi di autonomia e laicità conquistati nel corso di alcuni decenni.

Mancano poche ore alla conclusione della campagna referendaria, sono ore decisive che richiedono, in questa corsa finale per il raggiungimento del quorum, ad ognuna e ognuno di prendersi un po’ di responsabilità, perché l’affermazione del valore della libertà di scelta non sempre è delegabile quando si tratta di tradurre le nostre speranze in un progetto di vita possibile.

(La Rinascita)

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