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Non è un paese per donne forti di Giancarla Codrignani

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La Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n.25138) ha accolto il ricorso di un uomo condannato ad 8 mesi di reclusione dalla Corte d’Appello di Milano per maltrattamenti in famiglia, annullando la decisione perchè "il fatto non sussiste". La Corte ha sottolineato che "la condizione psicologica della moglie, per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente”, ritenendo così fondato il ricorso con cui l’imputato rilevava il fatto che la Corte d’appello avesse scambiato per “sopraffazione” un mero “clima di tensione tra coniugi”.

Care amiche,
non so quante di noi si sentano o vengano considerate "donne forti": stiamoci attente. Oggi i giornali riportano - con inadeguata evidenza - una sentenza della Cassazione secondo cui una donna, "scossa ed esasperata", secondo le sue denunce, per le "continue ingiurie, minacce e percosse" di un marito già condannato in appello a otto mesi di reclusione, non <>.

Ne deriva che i giudici di primo e secondo grado hanno <> e, pertanto, va accolta la tesi del marito che, pur parzialmente confesso, giudicava la moglie "di carattere forte".

Dura a morire la razza dei talebani, se i giudici "supremi" non sono informati che perfino lo stalking è reato e che quasi ogni giorno avvengono femminicidi di donne a cui non viene accordata tutela preventiva e che, se sono restie a denunciare, qualche ragione l'hanno. Infatti, dice la Cassazione, <>.

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