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Aperto a Firenze il primo sportello in Italia per l’accoglienza alle persone intersessuali

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Aperto a Firenze il primo punto di accoglienza in Italia per le persone intersessuali, e i loro parenti e amic*. Le consulenze offerte per gli utenti sono gratuite e sono effettuate a titolo di volontariato dai professionisti del settore.

“È possibile immaginare un mondo in cui le persone sessualmente ibride possano essere accettate e amate senza doversi trasformare in una versione del genere conforme alla norma?” (Butler, 2004)

Il termine “intersessuale” è usato per indicare una molteplicità di condizioni in cui si trova chi nasce con un apparato riproduttivo, e/o un’anatomia sessuale, e/o una situazione cromosomica che variano rispetto alle definizioni tradizionali di femminile e maschile.

Spesso l’intersessualità non è evidente alla nascita ma si palesa durante la pubertà, o può essere scoperta in età adulta (per es. in un percorso di ricerca delle cause di infertilità).

Qui dunque adottiamo un’accezione ampia di intersessualità che non comprende soltanto le persone che sono nate con genitali misti o non chiaramente riconducibili al femminile e maschile “tipici”, ma anche tutte quelle forme che si palesano successivamente 1.

Il movimento intersessuale, a partire da quello statunitense, ha cercato di analizzare i motivi per cui nelle nostre società viene mantenuto un ideale e rigido dimorfismo di genere, nonostante una rilevante percentuale di bambin* presenti varietà cromosomiche e/o fenotipiche (www.intersexualite.org)2.

In particolare tra i medici per decenni ha dominato (e per lo più continua a prevalere) il filone di pensiero che ritiene che lasciare che un/a bambin* cresca con “genitali atipici” provocherà danni irrevocabili sulla sua psiche nonché disagi di carattere sociale. L’intersessualità dei neonati e dei bambini viene così solitamente trattata come una “emergenza psicosociale” che, in quanto tale, richiede decisioni che devono essere prese il prima possibile: attraverso l’assegnazione di un sesso-genere (femminile o maschile), seguita dalla somministrazione di ormoni fin dall’infanzia, e in certi casi anche da ripetuti interventi chirurgici per “normalizzare” i genitali e le caratteristiche sessuali primarie e secondarie.

La pressione all’assegnazione di un sesso-genere sul neonato è molto forte: i problemi che si trovano ad affrontare le persone intersessuali sono prettamente culturali e sociali e derivano dalla rigida visione e concettualizzazione binaria di sesso e di genere, dominante nella società attuale.

Sul piano della sensibilizzazione sociale e dell’affermazione dei diritti, è solo di pochi anni fa (Aprile 2005) il primo report statunitense sulla “Normalizzazione medica delle persone intersessuali” prodotto dalla San Francisco Human Rights Commission, in cui si afferma che l’omofobia, la transfobia, l’eterosessismo, sono forze sociali che contribuiscono in modo decisivo ai processi di decision making per la ri-assegnazione del sesso e del genere nei bambini intersessuali, attraverso una normalizzazione chirurgica dei genitali e il trattamento di ormoni sessuali. Dal report discendono raccomandazioni volte a cessare gli interventi normalizzanti sui neonati e i bambini, e l’adozione di trattamenti centrati sul paziente che privilegino il diritto dei bambini ad essere informati sulle scelte relative al proprio corpo, posticipando dunque l’eventuale trattamento al momento in cui sarà possibile per la persona dare il proprio consenso informato.

L’intersessualità infatti è, secondo noi, una delle diverse possibilità fisiologiche dell’essere umano, e non un disordine dello sviluppo sessuale, una patologia o un disturbo in sé: vi è un continuum naturale di variazione genetiche e anatomiche tra ciò che è considerato l’essere umano femminile e quello maschile “tipici”, un continuum fattuale che indica l’arbitrarietà e la falsità del dimorfismo di genere come prerequisito dello sviluppo umano.

Inoltre, al grave problema dell’assegnazione di un sesso su un neonato o un bambino che non ha ancora la possibilità di esprimersi sulla propria identità sessuale, si aggiunge il fatto che la stessa efficacia degli interventi chirurgici è messa in discussione dalle persone intersessuali che sono state medicalizzate senza il proprio consenso informato e ragionato: molti intersessuali adulti testimoniano gli effetti umilianti e dolorosi di lungo termine derivanti dalla medicalizzazione (Grabham 2007, www.isna.org).

Se l’intersessualità non è da considerasi un disturbo dello sviluppo sessuale né una malattia, auspichiamo che l’identità di genere intersessuale anche in Italia possa essere conosciuta e accolta come una tra le varie identità possibili, da rispettare, da tutelare e da valorizzare.

Ci uniamo dunque a quanto veniva affermato in una petizione di qualche anno fa sulla questione dell’intersessualità (http//www.gopetition.com/petitions/solida…-community.html): “Siamo persone e non genitali. E in quanto persone abbiamo diritto ai genitali che sentiamo nostri e all’identità che sentiamo nostra, senza alcuna interferenza, trattamento forzato o altra coercizione da parte di autorità mediche/legislative”.
Dunque gli obiettivi dello sportello sono:
  1. - fare prima accoglienza alle persone intersessuali e a loro parenti e amic*;
  2. - dare informazioni teoriche e pratiche (letteratura di riferimento, indicazioni sui centri e le associazioni di genitori e pazienti operanti sul territorio, indirizzi dei network on line);
  3. - sensibilizzare l’opinione pubblica alle tematiche connesse all’intersessualità; diffondere una cultura del rispetto delle identità di genere non tradizionali;
  4. - far emergere, dare voce, contribuire al costruirsi di una comunità di persone intersessuali.
Michela Balocchi, responsabile sportello Intersex, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3496421354
Alessandro Comeni, volontario Ireos, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3347831145

1 Si abbracciano quindi tutti i casi che vanno dallo pseudo-ermafroditismo alle chimere, dal Klinefelter alla sindrome di morris, dalla SAG al deficit di alfa 5 reduttasi, ecc.
2 Stime del 2000 indicano 1/1000 casi Klinefelter, 1/13.000 di insensibilità agli androgeni (AIS), 1/83.000 ovotestis, 1/1.666 né XX né XY (Blackless, Melanie, Anthony Charuvastra, Amanda Derryck, Anne Fausto-Sterling, Karl Lauzanne, and Ellen Lee. 2000. How sexually dimorphic are we? Review and synthesis. American Journal of Human Biology 12:151-166).

Le consulenze offerte per gli utenti sono gratuite e sono effettuate a titolo di volontariato dai professionisti del settore.

Michela Balocchi
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