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La mozione Buttiglione di Giancarla Codrignani

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L'on. Rocco Buttiglione ha presentato, ottenendo larga approvazione di governativi e papisti, una mozione per ottenere una moratoria internazionale dell'aborto e le donne sono in allarme.

Distinguiamo. Le "mozioni" sono procedure parlamentari che soddisfano la persona o il partito proponente, ma difficilmente contano per realizzarne i presupposti. Se, poi, vertono su questioni internazionali, difficilmente si attuano. Infine, se in Europa o all'Onu, si ricordano di Buttiglione è perché il candore della sua difesa aprioristica delle posizioni vaticane gli costò il voto contrario dell'Europarlamento sia per la rappresentanza nella Commissione giustizia sia per la vicepresidenza dell'istituzione (non era mai successo e non successe più).
Precisato questo, il discorso sull'aborto va ripreso e aggiornato, anche perché questo governo è disposto a tutto pur di tenersi buona la chiesa cattolica e sui problemi di genere le donne sono di solito sole.

Che la Chiesa sia, in linea di principio, contro l'aborto è perfino un'ovvietà. Anche noi donne saremmo contrarie, se non fosse che siamo noi a trovarci "nei guai"; ma anche il nostro principio si evidenzia nella legge che legittima la pratica abortiva nel contesto della "maternità libera e responsabile". Questo è il punto su cui gli uomini, né laici né religiosi, intendono ragionare. Benedetto XVI ragiona nel modo che Gesù, attribuendolo a scribi e sacerdoti che scaricano i fardelli sulle spalle dei poveri, chiamò ipocrita. Infatti, in primo luogo fa conto di ignorare che - lo dicono i dati Onu riferiti da Amnesty International - "nei paesi in via di sviluppo ogni anno vengono eseguiti sino a 19 milioni di aborti clandestini che causano la morte di circa 68.000 donne". In secondo luogo non tiene conto di un ragionamento semplice per eliminare definitivamente gli aborti: escludendo i cattolici, tenuti - sempre in dubbia linea di principio - all'alternativa della castità, almeno ai non praticanti si dovrebbe dire che, quando due decidono di avere un rapporto - coniugale, libero, mercenario - si chiedano se sono disposti alla conseguenza riproduttiva e, se la risposta è "no", decidano se si protegge l'uomo o la donna. Non a caso ai tempi dell'enciclica Humanae vitae il primate tedesco sostenne, contro Paolo VI, la possibilità della contraccezione.

Oggi, però, gran parte di queste considerazioni ha perso valore. Infatti, se non è finito l'aborto, sono definitivamente finiti (forse restano per le cinesi, le straniere di cui non si sa quasi nulla) i ferri da calza e il prezzemolo dei miserabili che eravamo. Funziona la legge e funzionano i privati, anche obiettori: 500 euro più o meno tutte possono trovarli.

Ma dovremmo renderci conto che è cambiato il clima culturale e una riforma della legge potrebbe non incontrare tante contestazioni. Le ragazze non si allarmano se non quando non c'è più rimedio preventivo e i giovani maschi e femmine, anche spregiudicati, restano ignoranti. In Inghilterra per evitare le gravidanze precoci mettono i preservativi alle medie, come se fosse una cosa educativa. Il problema resta e le pillole del giorno dopo e abortive sono "la soluzione" di fatto, ma escludono i ragionamenti "di genere". Le donne eviteranno di sentirsi in colpa perché "non sapranno", ma la civiltà dei rapporti e la femminile "libertà responsabile" resteranno occultate in una nuova forma di solitaria clandestinità. E' così che il nostro genere deciderà "liberamente"?

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