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Corpi senz'anima di Paola Zappaterra

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Parte prima: gli stupratori allegri buontemponi che esagerano un po' di fronte alla “bellezza” delle ragazze italiane, un po' come un goloso non resiste di fronte a una pasta alla crema; ma d'altra parte, si sa, non si dice forse per esempio di una donna che è un “buon bocconcino”?

E se il “buon bocconcino”, dotato non si sa come e perché di intelletto, ancorché trascurabile, e, persino, di parola, protesta, lo fa perché pervaso di moralismo, incapace di godersi la vita, di apprezzare i complimenti. E' ovvio come il sogno di ciascuna “bella ragazza” italiana sia di essere concupita dai passanti e però protetta da un aitante giovanotto in divisa. Il nostro premier non ci dice come contano i suddetti di resistere alla tentazione: forse la disciplina militare? Purtroppo ce ne sono troppo pochi, e le meno fortunate dovranno forse ripiegare su mariti, fidanzati, padri, fratelli, i quali, come da anni ci raccontano le statistiche sono i principali responsabili delle violenze che le donne subiscono, comprese quelle sessuali.

Parte seconda: una donna che un drammatico incidente ha privato della volontà, della coscienza, di tutto ciò che associamo alla vita e alla condizione umana, ma che non può morire. E qui, dall'allusione un po' greve passiamo direttamente alla sconcertante affermazione necrofila secondo cui questa donna deve vivere “perché potrebbe avere un figlio”. Corpo senz'anima, mero contenitore, utero-strumento della produzione incosciente di altri corpi.

E così, si passa direttamente da una visione delle donne di così sconcertante povertà intellettuale e abissale stupidità, vorremmo dire, se non fosse di così stringente attualità, misero cascame di un tempo passato e sepolto in cui il disprezzo e la manipolazione del genere femminile era sostanza del successo e del potere maschile, al livore tristissimo che tanta parte dell'universo maschile ancora esprime verso la capacità che le donne possiedono, nel bene e nel male, con tutte le contraddizioni e le responsabilità che questo comporta, di generare la vita. Dove il lupo, che riduce una donna, un essere umano nel pieno della sua dignità e capacità di amore e relazione a un contenitore inanimato (ahimé – non so vederci sincera umana pietà, perdonatemi) si traveste da agnello che difende la vita sempre e comunque, a costo di umiliarla e darne una visione che offende il senso dell'umanità stessa.

Questa è la visione apertamente, allegramente e cupamente sostenuta da una delle massime cariche politiche del nostro paese; dal capo del governo, da uno dei più ricchi e più potenti imprenditori italiani. Un uomo con un potere reale insomma: scaltro, invidiato, inossidabile, che ha fatto della battuta da caserma, della provocazione sessuale e della degradazione e svalutazione delle donne uno degli ingredienti del suo successo. In questi giorni di ricorrenti orrori di cronaca, ci viene da pensare, forse uno dei principali, cui ai aggiunge un'angosciosa caricatura di umana pietà alla fine assai rivelatrice dell'autentica visione che egli ha delle donne: corpi senz'anima, da prendere, da “fecondare”, da usare. E non si tratta di uno sgradevole aspetto secondario da celare nei corridoi e suggerire fra amici, o tutt'al più da esibire in qualche contesto tristemente goliardico (un po' come le corna del presidente Leone, ve le ricordate?) ma una strategia coerente. Il peggio di ciò che la cultura maschile ha prodotto messo a disposizione come merce corrente perché tutti possano identificarvisi ed usarla in questo drammatico avvio di millennio in cui la “guerra dei sessi” - perdonate l'espressione – rischia di diventare paradigma e “madre” di tutte le battaglie (fra poveri, fra popoli, fra esclusi).

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