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Sguardi differenti e azioni comuni: cittadinanza, rappresentanza e presenza politica delle donne

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Pubblichiamo l’apertura dell’incontro tra donne dell'associazionismo, della politica e della società civile, straniere e italiane, candidate, elettrici o critiche nelle elezioni per il Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna e per le Consulte di Quartiere dei cittadini stranieri, organizzato il 22 novembre dall’Associazione “Orlando” e dal “Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della citta di Bologna”. Presto una sintesi degli interventi.

Oggi è un giorno un po' particolare, sembra quasi dedicato alle donne migranti. La nostra iniziativa sulla “Cittadinanza, rappresentanza e presenza politica delle donne, italiane e straniere” chiude una giornata che ha visto due importanti incontri: uno sull'accoglienza dei diritti delle donne straniere dei minori organizzato da Mondo Donna, l'altro sul nuovo diritto di famiglia nei paesi islamici, promosso dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna.

Questa addensarsi di iniziative fa riflettere. In primo luogo indica con evidenza che le donne sono centrali nella costruzione di una società giusta, solidale e plurale, dove per plurale si intende la capacità di convivere nelle differenze.
Ma è importante anche notare i temi diversi attorno a cui oggi le donne italiane e straniere si sono incontrate. Ci fa capire che quando parliamo di integrazione e quando parliamo di cittadinanza dobbiamo tenere in mente e tenere insieme tante cose, anche apparentemente lontane. Questo nostro incontro di stasera l'abbiamo chiamato "Sguardi differenti e azioni comuni". Nel titolo abbiamo voluto indicare l'obiettivo è l'approccio.

L'obiettivo è di creare un'occasione in cui insieme donne italiane e straniere, donne che stanno nelle istituzioni e fuori delle istituzioni cominciamo a confrontarci per definire quali politiche per le donne vogliamo, e quali politiche di convivenza in una società appunto giusta solidale e plurale. Politiche da attuare, concretamente, nelle città e nei territori. La speranza è che sia l'inizio di un rapporto, un passo verso una via ci porti ad una agenda politica, come quella che donne, prevalentemente italiane, hanno messo a punto in passato per la città di Bologna.
Per questo siamo partite dal nodo centrale: che politica fanno le donne, quali sono i loro contenuti, come fanno politica. Questo sta nel sottotitolo, “Cittadinanza, rappresentanza e presenza delle donne, italiane e straniere”. Sono tre argomenti enormi, stasera è solo l'inizio di un lavoro di riflessione e di azione.

Fare politica è difficile anche per le donne italiane. C'è diffidenza verso la politica. C'è in alcune un rifiuto consapevole della rappresentanza negli organi elettivi e la preferenza per altri terreni di intervento; abbiamo avuto sabato scorso un incontro su questo con le rappresentanti di due autorevoli riviste femministe (DeA e Via Dogana).
Ma è difficile soprattutto per la struttura stessa della vita politica, che in Italia più che all'estero, ostacola la partecipazione delle donne e non è in grado di accoglierne la forza. Tutte conosciamo i dati sulla scarsa rappresentanza politica delle donne, e in molte guardiamo con interesse sia alle campagne per il 50 e 50 negli organi decisionali lanciata dall’UDI sia, per questo aspetto, alla sperimentazione condotta dal partito democratico.
Voglio partire da un dato che mi ha impressionato: le donne candidate nelle liste per il Consiglio provinciale degli stranieri sono circa il 42%, quando la quota richiesta era del 30%. Se scorporiamo in base alla cittadinanza, le donne rappresentano il 45% dei candidati di cittadinanza marocchina.

E qui nasce la prima domanda: quale motivazione ha spinto voi candidate ad entrare in organi rappresentativi, ma per ora puramente consultivi? Che cosa si attendono le candidate e le elettrici da questi organi? Che cosa dobbiamo attenderci noi? Quali azioni possiamo fare insieme perché le candidate siano elette e quali priorità dobbiamo poi darci?

Io propongo una prima risposta sulla quale so che in alcune concordiamo, per averne parlato più volte: il raggiungimento, in tempi ragionevoli, della piena cittadinanza politica per le donne e gli uomini straniere che lo desiderano. Il diritto di voto e di essere eletti, di appartenere al paese in cui si vive è una condizione senza la quale è difficile pensare un rapporto paritario di convivenza nella società.
Ma cittadinanza oggi è una parola che ha molti significati, e raramente viene utilizzata senza un aggettivo che ci dica di quale cittadinanza parliamo.

C'è la cittadinanza politica, ma c’è anche la cittadinanza sociale: la possibilità di godere o non godere di diritti e di benefici. Faccio un esempio che certamente accomuna donne italiane e straniere. Sono di ieri i dati dell’ISFOL sull'occupazione: 10 milioni di donne sono senza lavoro e il 63,77% delle donne lavora con contratti atipici, solo il 13% hanno un contratto a tempo indeterminato.
Ma un diritto ancora più fondamentale è quello di vivere, e in questo momento non posso non parlare di Florin Draghici, che aveva quattro anni, e ricordare la sua morte. Sabato abbiamo un lutto cittadino.

C'è poi , e qui guardo di nuovo al convegno di oggi sui diritti di famiglia, un terzo tipo di cittadinanza; una cittadinanza transnazionale. Il confronto con le donne straniere ci aiuta ad uscire da un nostro provincialismo e a capire che cosa significa oggi la politica in un mondo globalizzato.
La cittadinanza transnazionale è da un lato la possibilità di partecipare alla vita politica qui ma anche nel paese di origine; in senso più forte ha che fare con l'appartenenza ai paesi dell’UE. Una cittadinanza difficile, tutta da costruire per le donne e gli uomini che provengono dai paesi appena entrati nella Unione, e sui cui grava forte lo status di straniera e straniero.
C'è infine una cittadinanza attiva, che significa partecipare alla definizione delle politiche che ci riguardano da vicino, alle decisioni che toccano la nostra vita.

Guardando all'alta partecipazione delle donne nelle liste provinciali mi chiedo e mi interessa capire quale processo è stato messo in moto. Se hanno avuto un ruolo e quale ruolo hanno avuto le reti di donne: reti di amicizia, di solidarietà, di comune origine, anche se gran parte delle liste non è su base etnica. Una politica di donne è soprattutto una politica di relazione e di rete e ne abbiamo fatto esperienza anche qui a Bologna; mi fa piacere ricordare che con la richiesta della Rete di donne di Bologna di partecipare alla costruzione del bilancio di genere abbiamo aperto una interlocuzione interessante con le istituzioni.

Chiedo dunque come si è costruita la partecipazione femminile alle liste per le prossime elezioni degli organi consultivi, come si possa allargarla in tutti i terreni dell’agire politica e non solo in quello della rappresentanza. Approfitto della presenza di donne delle istituzione per chiedere che cosa hanno fatto e possono fare le istituzioni. E stasera ci sono anche donne che hanno avuto esperienze interessanti nella costruzione di percorsi cittadinanza per le donne straniere.

Vorrei concludere con un'osservazione che sembra inevitabile quando si parla di donne e di immigrazione, non citarla sembrerebbe voler eludere un problema. Alludo al ruolo che nella stampa e nel discorso politico viene attribuito alle donne nei cosiddetti scontri di culture o nella costruzione delle società multiculturali. Ne parlo con un esempio di cui in molte avrete letto. In Germania un uomo che aveva commesso violenza nei confronti di una donna, ha avuto in tribunale delle attenuanti con la motivazione appunto che era italiano, o meglio sardo, e si sa che nella cultura sarda, così dice la corte tedesca, il rapporto tra uomo e donna è un rapporto di dominio.

Meglio di me lo dice Seyla Benhabib quando afferma che non possiamo consentire che ci sia una “tratta delle donne”, nel senso di uno scambio politico tra uomini che, con la scusa del rispetto reciproco delle culture, affermano il proprio dominio maschile.
Non prendo altro tempo se non per dire che il centro delle donne è uno spazio pubblico che l'associazione Orlando insieme alle donne della città e l’amministrazione comunale da vent'anni ha costruito. Uno spazio aperto, di tutte coloro che vogliono costruire insieme pensiero e azione.

Fernanda Minuz

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