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Non se ne può più! Che fare? Di Maria Grazia Negrini

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Non sono riuscita a finire di leggere l’articolo del giornale odierno dove si raccontava, sempre con i soliti particolari un po’ pietosi e un po’ ammiccanti (come se ne potrebbe fare a meno?) di una violenza subita la notte scorsa da una giovane donna a Bologna, che ricevo una telefonata da Luca Molinari, giornalista de “Il Domani”.

Io penso che si riferisca al caso che stavo leggendo. Invece mi ribadisce che no, quello è un episodio “vecchio” già superato, perché questa notte a Bologna un’altra ragazza è stata violentata e ha denunciato. E stata violentata ancora una volta da un conoscente, quindi da una persona di cui si fidava. Che dire? Che rispondere? Risulta difficile intervenire cercando parole nuove, o ribadendo che la libertà femminile va sempre e comunque salvaguardata perché le donne da che mondo è mondo si battono per questo. Intanto, però, mi sento assolutamente inerme nella testa (cioè nel pensiero), nel corpo e nel cuore così come si sente una donna che viene violentata, comunque avvenga la violenza.

La questione sta veramente diventando troppo pesante. Io sono d'accordo sul fare una grossa pressione anche a livello nazionale dichiarando che la violenza contro le donne (dallo stupro, allo stolking, al femminicidio, ecc.) stia assumendo, probabilmente, per come sono trattati dai massmedia, i contorni di una questione allarmante. Non so neppure se l’aggettivo si adatta a ciò che sta succedendo. Mi sento assolutamente impotente davanti a tali episodi. Eppure, c’è stato un periodo nella storia del movimento delle donne, dove io, e credo anche altre, non ci sentivamo così male. Nel 1990 fondammo a Bologna la prima casa di accoglienza per le donne e i loro bambini che subivano violenza all’interno della famiglia. Eravamo perfettamente consce che questo strumento non sarebbe servito ad arginare il fenomeno, ma era, intanto, un passo in avanti per aiutare le donne.

Alcuni uomini riflessivi, nel corso di questi ultimi anni, hanno iniziato un percorso di “autocoscienza” sul tema e stanno segnando una via positiva per il superamento della cultura della violenza. Ma che dire di Beppe Grillo, che nel suo blog denuncia e condanna ciò che sta accadendo, ma nello stesso tempo, probabilmente ironicamente (ma forse mica tanto!) dichiara che le donne italiane dovranno indossare il burka? Questa riflessione non sta nella stessa logica di chi pensa che quando una donna viene violentata è perché, insomma, un po’ se l’è cercata in quanto gira in minigonna, frequenta pub, esce la sera anche se ha meno di 18 anni, va in discoteca e torna alle 4 del mattino?
Lo stesso articolo di un giornalista uomo, che io ritengo intelligente, Curzio Maltese, sul numero de “Il Venerdì di Repubblica” del 26 ottobre 2007 usa la violenza alle donne, per giustificare come la campagna che i massmedia fanno contro i migranti sia assolutamente ingiustificata. Appartengono allo stesso registro? Mi auguro di no.

Eppure ha ragione Natalia Aspesi quando afferma in un suo corsivo a proposito dei film presentati al festival di Roma, quanto un film possa “influenzare e trasformare la psiche umana” in modo differente.” E fa due esempi molto interessanti che possono essere uguali o opposti a quello voluto dall’autore. “Nel 1949, Genina, raccontando ne “Il cielo sulla palude” di Maria Goretti cercò di convincere gli italiani che la morte (delle donne) era meglio del peccato. Ma più di 50 anni dopo in “Le invasione barbariche” di Arcand, il protagonista raccontava come le gambette infantili della beata assassinata gli avevano causato da bambino, il primo fremito di lussuria.”(La Repubblica ,giovedì 25 ottobre 2007 “Il film che fa bene”).
Allora è sempre la stessa storia? Riflettono questi uomini, o è così difficile rimuovere questo inconscio contro il sesso femminile così atavico? Poiché si è cominciato, occorre stimolare gli uomini a continuare ad infoltire la parte del genere maschile che su ciò sta riflettendo.

Le donne stanno organizzando una grande manifestazione contro la violenza a Roma il 24 novembre che naturalmente dovrà essere numerosissima. Oggi le donne sono in grado di mettere in discussione i Bilanci amministrativi chiedendo il Bilancio di genere. A Bologna siamo reduci da una bella fiaccolata del 3 ottobre che ha visto donne e uomini assieme con le stesse parole d’ordine contro la violenza.
Probabilmente non siamo così deboli come a volte appariamo. Quindi, utilizziamo la nostra fantasia, investendo non solo sulle donne amministratrici a livello locale. Chiediamo alle Istituzioni Nazionali ( e perché no a chi sta discutendo le nuove regole del Partito Democratico che sta nascendo?) di inserire come questione ineluttabile la violenza contro le donne. Probabilmente non siamo così “assenti”, come a volte ci sentiamo, ma al contrario ci siamo, e il sesso maschile questo lo percepisce molto bene tanto che infastidiamo talmente tanto il loro immaginario da ucciderci, violentarci, ferirci ogni giorno, perché non solo non riescono ad arginarlo,ma non sanno neppure come rapportarsi a questa realtà.

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