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Sparatoria al tribunale di Reggio Emilia: le reazioni delle associazioni e dei centri antiviolenza

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Pubblichiamo i comunicati stampa sul grave gesto di violenza ai danni di una donna al tribunale di Reggio Emilia in segno di solidarietà con le vittime e per denunciare una situazione che richiede un intervento fermo e deciso del Governo. Le voci sono tante, troppe perché rimangano ancora inascoltate.


Associazione Nondasola - Casa delle donne di Reggio Emilia

Questa è l’ennesima cronaca di una morte annunciata, eppure la donna non era sola, non era rimasta in silenzio, aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da anni.

L’estrema pericolosità del marito non aveva fermato Vjosa che, volendo uscire da questa spirale di violenza, ha iniziato un percorso presso la Casa delle donne, gestita dall’Associazione Nondasola.

L’Associazione Nondasola aveva formalmente segnalato con una denuncia il 30 gennaio 2007 a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti violenti e vessatori esercitati dall’assassino, anche nei confronti di donne ospiti, di operatrici e volontarie della Casa.

Nel nostro paese non esistono misure che assicurino tutela alle donne che trovano il coraggio di denunciare, viene sottovalutata la gravità della violenza in famiglia ed enfatizzata quella su strada. Continuiamo da anni a ripetere che è la famiglia il luogo più pericoloso in cui le donne subiscono violenze di ogni tipo fino a perdere la vita. Oggi è stata annientata una donna ed è una sconfitta atroce, ma è una sconfitta che riguarda tutti: singole persone, istituzioni e società civile.

Occorre davvero che non si continui a minimizzare la violenza, che tutti noi, donne e uomini, ce ne facciamo carico e pretendiamo che vengano intraprese azioni concrete che garantiscano sicurezza e protezione alle donne, che con determinazione affrontano tutti i rischi legati alla scelta di uscire dalla violenza. Pretendiamo misure anche penali che mettano in condizione gli uomini violenti di non nuocere. Il femminicidio deve finire.

Vi invitiamo a partecipare numerose alla manifestazione per condannare il gesto di estrema violenza a danno di Vjosa, che si terrà venerdì 19 ottobre alle ore 17.30 con ritrovo in Piazza Martiri 7 Luglio (davanti al Teatro Municipale Valli) a Reggio Emilia. Sollecitiamo tutti le partecipanti a portare con sè una candela.


Rete delle donne di Bologna

Libere!

Un’altra donna è stata uccisa. Una donna che aveva trovato il coraggio e la forza di ribellarsi alla prepotenza di un marito violento, che si era rivolta al centro antiviolenza della propria città. Una donna che voleva essere libera. Lei, che aveva denunciato, reagito, oggi non è più tra noi. Siamo noi donne tutte ad essere con lei e a chiedere che questo femminicidio si fermi, che la legge sulla violenza di genere venga discussa con le donne ed infine approvata. Che il reato di “stalking”, cioè la persecuzione che sempre precede l’uccisione e sempre si accompagna a perpetrate violenze, venga riconosciuto da questo paese come una priorità. Chiediamo al governo di non lasciare ancora impunito il più comune e tragico tra i reati. Vogliamo essere libere dalla violenza maschile.


Casa di accoglienza delle donne maltratte di Milano

Adesso basta!

Non è solo l'ennesimo caso di un marito che uccide la moglie. Questa volta accade a Reggio Emilia, dentro al Tribunale (non attrezzato) con una sparatoria da Far West.

Viene ucciso un parente della moglie e lei ferita gravemente, oltre alla sua avvocata ferita per fortuna leggermente e vi sono anche altre persone ferite.

L'escalation degli omicidi arriva al suo estremo, come in altri paesi avviene già, purtroppo!

Chiediamo indignate cosa si aspetta ad approvare le proposte di legge in attesa di dibattito parlamentare, in particolare il riconoscimento dello stalking quale reato, oltre a potenziare gli strumenti di protezione, e finalmente dare le risorse adeguate ai Centri Antiviolenza presenti su tutto il territorio nazionale e spesso unica via di salvezza per donne in pericolo...

Tutta la nostra solidarietà all'Associazione Nondasola di Reggio Emilia.


La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna

Un’altra donna è stata uccisa

A Reggio Emilia questa mattina, davanti al tribunale, Klirim Fejzo ha fatto fuoco almeno una trentina di volte contro la moglie che era giunta in udienza accompagnata dalle due figlie e dalle proprie avvocate.

Oltre ad aver sparato alla moglie Vyosa Demcolli, ora in morte celebrale al Santa Maria Nuova, l'uomo ha ucciso il cognato, Aryan Demcolli, che aveva tentato di disarmarlo, ha ferito l'avvocata Giovanna Fava dell'associazione "Non da Sola" di Reggio Emilia che gestisce la Casa delle donne della città ed un'altra persona ancora. La donna era ospite della Casa rifugio e ha trovato protezione ed accoglienza dovendosi rifugiare dalle violenze e le percosse subite dal marito.

La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, insieme alla Rete Nazionale dei Centri antiviolenza e le tante donne indignate di fronte a questo gravissimo fatto di sangue, esprime sdegno e dolore, manifestando la più profonda solidarietà nei confronti delle vittime e delle persone colpite. Condanna fermamente il ripetersi dei tanti, troppi casi di femminicidio, e chiede che il disegno di legge di contrasto alla violenza di genere ferma in parlamento da mesi venga velocemente approvata; fermando così anche lo « stalking » (persecuzione assillante), per rendere meno difficoltoso il percorso di uscita dalla violenza di tante donne. Sappiamo per i tanti anni di esperienza nei Centri antiviolenza che il momento in cui una donna decide di separarsi da un partner violento è proprio quello più pericoloso, in cui si espone a maggiori rischi ed è fondamentale che lo stato cerchi di tutelarne l’incolumità.

Tutto il nostro affetto e sostegno alle amiche all’Associazione “Non da sola” di Reggio Emilia e alle avvocate che lavorano affianco quotidianamente a tutela dei diritti negati delle donne maltrattate.


Usciamo dal silenzio

Basta alla guerra contro le donne

Di fronte alla vicenda di Reggio Emilia - un marito in via di separazione che in tribunale spara e uccide la moglie, il cognato e ferisce altre due persone - diciamo basta alla guerra contro le donne, alla violenza che è soprattutto domestica, agita da uomini che nella maggior parte dei casi sono mariti, fidanzati, conviventi, amici. Non possiamo permettere che questo ultimo caso, in base alla nazionalità del suo autore, venga ascritto - come molte altre volte è successo - ad una questione di sicurezza. Così non è: si aggiunge al quotidiano bollettino di violenze e stupri contro donne italiane e straniere e richiede che la politica e la società prendano parola e riconoscano la radice di questa violenza che è di genere.

Spezzare il silenzio che copre tutto questo significa adottare gli strumenti legislativi - come il reato di stalking - che i centri antiviolenza sollecitano e tutte le altre misure di prevenzione e sostegno utili alle donne, ma significa più in generale assumere l'inviolabilità del loro corpo come misura della nostra democrazia. Usciamo dal silenzio già un anno fa lo aveva chiesto con una lettera aperta al capo dello stato e al governo: a distanza di un anno poco o nulla è cambiato e il movimento delle donne in tante città sta ragionando su iniziative pubbliche per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

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