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La legge 194 non si tocca. Le reazioni alle dichiarazioni del Cardinal Ruini

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"Non è solo lecito, ma doveroso" rivedere la legge sull'interruzione di gravidanza. La dichiarazione del cardinale Camillo Ruini nel corso di una lectio magistralis alla Summer School organizzata a Frascati della Fondazione Magna Carta, ha innescato ieri un acceso botta e risposta tra esponenti della Chiesa e leader politici.

E il tema dell’aborto finisce nel mirino e diventa ancora una volta terreno d’aspra polemica.

"La legge e' di quasi trenta anni fa, e risente anche della grande trasformazione prodotta dal progresso medico e scientifico. Cercare di dare un'interpretazione che la aggiorni a questo progresso, e quindi non la peggiori ma la migliori, è non soltanto lecito ma anche doveroso”. "La questione dell'applicazione di tipo eugenetico di questa legge - ha detto ancora Ruini- è enorme, e presenta nodi culturali profondi, relativi all'idea che meriti di essere vissuta solo la vita che è biologicamente sana, biologicamente integra". Ma "La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza non si tocca” ha prontamente controbattuto la Ministra per la Salute Livia Turco, ricordando che la 194 è una legge che funziona e che sta raggiungendo gli obiettivi per i quali era stata varata: ridurre gli aborti".

"La maternità è capacità di accoglienza, e dato che moltissime sono le donne che decidono per l'interruzione di gravidanza, una volta venute a conoscenza di una malformazione o di una patologia nel feto, significa – per Turco - che non sono pronte ad accogliere un figlio con tali problemi. Questo dato conferma che c'é bisogno di questa capacità di accoglienza. Ma parlare di eugenetica a partire da questo sarebbe un arbitrio: è il danno, il conflitto della malformazione o della patologia del feto e la salute psichica e fisica della donna a determinare il diritto previsto dalla 194 che è legge da applicare in tutte le sue parti, affrontando il tema dello sviluppo delle tecniche". La Ministra, dai microfoni Radio 24 si è detta convinta che debbano parlare i dati e questi sono inequivocabili. Stiamo parlando di una legge che è stata sempre attentamente monitorata. Dal 1982 d oggi la riduzione nel numero degli aborti è stato del 46 %. Io credo che questa legge debba essere applicata in tutte le sue parti e non ha bisogno di alcun tagliando. Una legge lungimirante che ha fatto riferimento a due grandi principi: la responsabilità della donna e quella del medico".

E che parlino questi dati, afferma invece Rita Bernardini, segretaria dei Radicali italiani, che invita Livia Turco a non fare solo dichiarazioni a raffica di difesa a spada tratta della 194, ma inizi ad attuarla per quanto le compete: presenti finalmente in Parlamento la relazione annuale, inserendovi quest`anno anche i dati del 2006 sulle sperimentazioni attuate in vari ospedali italiani della pillola RU486. E in materia di prevenzione - prosegue Bernardini - faccia finalmente la cosa giusta: renda la pillola del giorno dopo farmaco da banco, senza obbligo di ricetta". "E, per favore - ribadisce l'esponente dei Radicali - si occupi di meno di denunciare le magagne della sanità USA e si occupi di più delle magagne della sanità italiana; la ministra è a conoscenza che oltre la metà delle donne lucane hanno abortito fuori della Basilicata, essendo in tale regione la percentuale dei medici obiettori superiore al 90%? La Livia Turco del 1978 – conclude Bernardini - non avrebbe definito tutto questo 'aborto clandestino e di classe'?". Getta acqua sul fuoco la Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che pacatamente fa presente: “La legge 194 ha contribuito a ridurre gli aborti nel nostro paese.

Mi capita spesso, in Europa, di vedere elogiata per equilibrio e lungimiranza questa norma frutto - non a caso - di un alto confronto culturale e politico nel parlamento e nella società italiani. Semmai, è una legge da applicare ancora di più in termini di prevenzione, con l’estensione della rete dei consultori pubblici, con politiche sociali e di informazione, rivolte soprattutto alle immigrate e alle giovani. Naturalmente, il progresso nei campi della medicina e della tecnologia può offrire ulteriori strumenti e conoscenze utili alla prevenzione. Mi amareggia leggere che donne e coppie che ricorrono - sempre in condizione di grande sofferenza - all’interruzione volontaria di gravidanza possano essere considerate come persone che inseguono obiettivi di eugenetica. Non difendo questa legge solo in nome di sacrosanti principi di laicità, ma la difendo anche in nome della libertà, della responsabilità e della dignità delle donne”.

(Delt@ Anno V°, N. 170 del 5 settembre 2007)

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