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Vittime di violenza: interpretazione di una comunicazione non detta

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Su questo tema si sono confrontati, il 9 novembre 2006, i relatori presenti al Com-pa (il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese), guidati da Rosaria Caltabiano (AUSL 3 di Catania), chairperson per l’occasione, nonché prima interlocutrice a prendere la parola e a fornire dati sulla violenza.

Sono tre le categorie più colpite in Italia: le donne, i malati e le persone che non rientrano in categorie ben definite (v. identità di genere). Sono le persone che hanno meno peso nella società, meno voce, che passano più inosservate e che sono quindi più facili da colpire. Sono persone che nella maggior parte dei casi non denunciano. Molto spesso ad accorgersi delle violenze, non sono organi di protezione civile, ma impiegati ospedalieri. Sono i medici del pronto soccorso che si trovano davanti al fenomeno in maniera massiccia. E sono anche i più innocui per chi compie la violenza. Caltabiano spiega infatti che i turni medici del pronto soccorso cambiano ogni sei ore. I medici che prestano servizio non hanno tempo di osservare le relazioni parentali, non hanno tempo di stabilire legami col paziente, non si interessano a quello che succederà dopo il loro intervento. Questo meccanismo garantisce che la vittima venga curata senza troppe domande e costituisce quindi un modello efficace per perpetrare un gioco di silenzi e invisibilità.

E’ a questo punto che interviene Monica Donini, (Presidente dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna) gradita ospite a sorpresa che afferma il suo impegno totale per denunciare e combattere questa invisibilità. La presidente crede fermamente e incoraggia con pratiche concrete la creazione di un network tra chi si occupa di questo tema, perché le vittime di violenza non siano più tacite e taciute.
Ancora per AUSL 3 di Catania parla Giancarlo Costanza (neuropsichiatra infantile, progetto Oikia) che presenta dati Eures raccolti nel 2005:

  1. Il 25% degli omicidi in Italia avvengono all’interno delle mura domestiche
  2. 7 vittime su 10 sono donne
  3. 8 assassini su 10 sono uomini
  4. Più del 78% delle donne subisce violenza almeno una volta nella sua vita in Italia
  5. Meno del 32% lo denuncia

Vi sono tre fenomeni molto gravi di violenza sulle donne (lasciando per ora da parte la violenza psicologica, intangibile ed incommensurabilmente dannosa):

  1. Violenza fisica di vario tipo
  2. Stupro
  3. Stalking

Purtroppo, all’interno di un tema già sottovalutato qual è quello della violenza contro le donne, l’ultimo fenomeno, quello dello stalking, è ancor più sottovalutato. Trattasi di telefonate, biglietti, regali (spesso proposti come manifestazioni di amore), che si trasformano poi in una vera e propria persecuzione sia fisica (pedinamenti) che mediatica (uso di telefono ed e-mail per tenere costantemente sotto controllo/pressione la vittima). Le autorità, sottovalutando questi episodi, spingono le vittime a credersi esagerate nelle valutazioni e inermi di fronte a questi fenomeni intollerabili.

Secondo Gabriella Paparazzo (responsabile della formazione per Differenza Donna, Roma) oltre ad una attenzione legislativa nei confronti della violenza alle donne, ci vuole uno stravolgimento della società patriarcale come unico modo per fermare la violenza. E’ infatti in famiglia che si consolida il potere maschile sulle donne. Ed è proprio "grazie" a questa percezione di sé e a questo potere che la violenza del partner sulla compagna/moglie è la prima causa di morte in Europa per le donne tra 16 e 44 anni. Oltre ad un cambiamento dei ruoli di genere inculcati a uomini e donne, un altro passo importante sarebbe una formazione dei medici del pronto soccorso tesa a facilitare l’espressione e la confessione di donne maltrattate. Secondo l’esperienza di Differenza Donna infatti, anche le donne più reticenti, se seguite da altre donne in modo adeguato, si rivelano, si aprono, esplicitano la violenza.

Sempre sull’importanza dell’intervento catartico dei medici interviene il Dott. Francesco Montecchi (Primario dell’ospedale psichiatrico Bambino Gesù di Roma) che dal 1999 si occupa di abusi infantili e violenza domestica tramite il progetto Girasole.
Angela Romanin invece riprende il filo lasciato dalla collega Paparazzo e illustra dati raccolti e attività svolte dalla Casa delle Donne per non subire violenza, che insieme a Differenza Donna (Roma) e ad Artemisia (Firenze) rappresentano uno spaccato dei centri antiviolenza e di rifugio per le donne in Italia.

Sia la Casa Delle Donne che Artemisia e Differenza Donna accolgono infatti donne e bambini che abbiano subito violenza, forniscono oltre alla casa-rifugio, linee telefoniche sempre attive, assistenza legale, centri di documentazione e gruppi di auto-aiuto.
L’interessante convegno si conclude con l’intervento di Elena del Grosso che chiede il microfono per invitare tutti i presenti a partecipare alla manifestazione "Libere dalla violenza, libere di scegliere" organizzata dalla Rete delle Donne di Bologna per il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Si auspica così una doppia battaglia contro la violenza alle donne, da un lato nelle istituzioni e magari nella legislazione, dall’altro nel sociale, nelle piazze e, si spera, nelle menti delle persone.

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