Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Non solo violenza sulle donne: parliamo di femminicidio

on .

Appello rivolto alle istituzioni per un impegno concreto, per una donna soggetto di diritto e non oggetto di diritti, per l’autoderminazione femminile.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano; alla Signora Clio Bittoni; al Presidente del Consiglio Romano Prodi; alla Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini; alla Ministra per la Famiglia Rosy Bindi; ai Presidenti di Camera e Senato; alle Parlamentari e ai Parlamentari; alle Presidenti e ai Presidenti delle Regioni e delle Provincie; alle Giunte Regionali, Provinciali, Comunali; ai Consigli Regionali, Provinciali, Comunali; alle Consigliere ed ai Consiglieri di Parità; alle Assessore ed agli Assessori alle Pari Opportunità; ai Consigli delle Elette; alle Sindache ed ai Sindaci;

PER UN IMPEGNO CONCRETO, PER UNA DONNA SOGGETTO DI DIRITTO E NON OGGETTO DI DIRITTI, PER L’AUTODERMINAZIONE FEMMINILE

Gentilissime e Gentilissimi Rappresentanti delle Istituzioni Italiane,
ricorre il 25 novembre un triste anniversario, internazionalmente celebrato, per ricordare le donne che hanno subito violenza: come è noto, l’omicidio rappresenta la prima causa di morte per le donne, in Europa e nel mondo.

Noi preferiamo parlarVi di femminicidio: per includere in un’unica sfera semantica di significato ogni pratica sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta all'integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori. Il femminicidio è basato su relazioni di potere diseguali: il neoconservatorismo, la globalizzazione e la conseguente precarizzazione dei rapporti interpersonali hanno favorito un clima di disuguaglianza sociale che discrimina le donne in particolar modo, costrette nella postmodernità occidentale in più ruoli e tutti precari. Ogniqualvolta le donne reclamano il riconoscimento di diritti politici, riproduttivi, all’istruzione, al lavoro, prevale sempre la negazione della libertà femminile, attraverso interventi “etici” che vanno a incidere sui diritti riproduttivi della donna, riportandola alla sua dimensione “naturale” di donna e madre, quindi di soggetto controllabile.

E’ proprio in ragione di ciò che ci rivolgiamo a Voi, Spettabili Rappresentanti delle Istituzioni Italiane.

E’ atto dovuto garantire alle donne il diritto a vivere liberamente il proprio corpo e la propria sessualità, non ne è lecito il controllo attraverso leggi che non riescono a ponderare in maniera equilibrata i diritti fondamentali della salute e dell’autodeterminazione della donna con gli altri beni costituzionalmente tutelati. “La promozione e la tutela dei diritti delle donne sono requisiti fondamentali per costruire una vera e propria democrazia”, ed “occorre utilizzare tutti i mezzi possibili per prevenire qualsiasi violazione dei diritti umani delle donne” (Punto 4, Risoluzione del Parlamento europeo sul seguito della Quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma di azione per le donne): è un impegno che riguarda tutta la comunità, ma in primo luogo rappresenta un’obbligazione dello Stato, assunta non solo Costituzionalmente ex art. 3, ma anche a livello internazionale attraverso il riconoscimento della validità dei vari Trattati, Dichiarazioni e Convenzioni a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, ed in particolar modo attraverso la ratifica della CEDAW. Tuttavia, nella realizzazione degli interventi legislativi e governativi in materia non si è affatto tenuto conto delle raccomandazioni provenienti dal Comitato per l’attuazione della CEDAW. Per questo:

  1. Rigettiamo ogni forma di intervento di tipo emergenzialistico, perché la violenza sulle donne non è un’emergenza (sarebbe un’emergenza globale perenne ab inizio, altrimenti), è un problema sociale, e come tale va affrontato;
  2. Riteniamo inutile ogni forma di inasprimento delle pene, essendo già bastevolmente sanzionatoria l’attuale disciplina, se concretamente attuata;
  3. Riteniamo eccessivamente selettiva l’impostazione scelta per il codice delle pari opportunità, che relega la realizzazione della donna esclusivamente all’ambito lavorativo, e non coglie la complessità delle discriminazioni di genere cui la donna è soggetta anche negli altri ambiti di relazione.

Ci auspichiamo quindi che l’attuale Governo e quante e quanti rappresentano ad ogni livello le Istituzioni non si facciano ulteriormente tentare dalla via facile ma pericolosamente sdrucciolevole della repressione indiscriminata: non serve un “piano di azione straordinario contro le violenze sulle donne”, è necessario invece “riconoscere che la violenza maschile contro le donne è il maggior problema strutturale della società, che si basa sull’ineguale distribuzione di potere nelle relazioni tra uomo e donna, e incoraggiare la partecipazione attiva degli uomini nelle azioni volte a contrastare la violenza sulle donne” (Council of Europe, Recommendation 5/2002 of the Committee of Minister to member states on the protection of women against violence , III), è necessario “riconoscere che lo Stato ha l’obbligo di esercitare la dovuta diligenza nel prevenire, investigare, e punire gli atti di violenza, sia che siano esercitati dallo Stato sia che siano perpetrati da privati cittadini, e di provvedere alla protezione delle vittime” (Council of Europe, Recommendation 5/2002 of the Committee of Minister to member states on the protection of women against violence , II ).

L’Unione Europea sembra aver preso coscienza della necessità di un cambio di rotta urgente in tema di violenza sulle donne, a nostro avviso ha fornito anche le coordinate giuste per affrontare il problema in termini non di repressione ma di garanzia di diritti e offerta di opportunità nuove alle donne. Chiediamo quindi alle Istituzioni di accogliere questa sfida, ed accoglierla non solo nelle parti più facilmente realizzabili, ma nella complessità in cui viene proposta, perché è necessario che il cambiamento coinvolga tutti gli attori sociali interessati :è difficile infatti senza un adeguato impatto sulla comunità riuscire a far cessare la violenza sulle donne, che “è la manifestazione di un potere relazionale storicamente diseguale tra uomini e donne…uno dei principali meccanismi sociali attraverso i quali le donne sono costrette ad occupare una posizione subordinata rispetto agli uomini.” (Preambolo CEDAW).

Invitiamo il Governo e le altre e gli altri Rappresentanti delle Istituzioni cui questo appello è rivolto a perseguire attraverso le scelte politiche e di Governo che verranno poste in essere quegli obiettivi indicati dalla CEDAW e dall’Unione (In particolar modo dal Committee for Equality between Women and Men, che nel 2006 ha redatto uno dei pochissimi studi organici realizzati a livello governativo europeo in materia di violenza sulle donne, Combating violenze against women. Stocktaking study on the measures and action taken in Council of Europe member States, consultabile su Internet nel sito del CDEG, che il nostro Stato, come gli altri Stati Europei, aveva il compito di tradurre e diffondere… ) per il raggiungimento dell’uguaglianza tra i sessi, ed a porre in essere gli interventi necessari e le misure indicate, per consentire alle donne di vivere nella propria comunità godendo liberamente dei pieni diritti che spettano loro come cittadine, ma prima ancora come Persone. In particolar modo riteniamo obiettivi prioritari:

  1. L’assegnazione di un Portafoglio al Ministero delle Pari Opportunità, per dotarlo dei margini di autonomia economica necessari a porre in essere un Piano di Azione a tutto campo che sia in grado di intervenire trasversalmente su più piani (sociale, economico, legislativo, giudiziario), e che renda quindi concreta la possibilità di un cambiamento effettivo di prospettiva nel rapporto tra sessi;
  2. Un approccio “olistico” alla violenza sulle donne, attraverso un’unica codificazione che raggruppi gli aspetti legislativi civilistici, penalistici, legati al diritto di famiglia, procedurali, e che indichi i rapporti di coordinamento tra forze dell’ordine, associazioni e magistratura, in maniera tale da prevedere una procedura che assicuri la più completa protezione e assistenza immediata alla donna che decida di uscire da una situazione di violenza;
  3. Professionalizzazione e preparazione “di genere” degli attori sociali che quotidianamente trattano casi di discriminazione e violenza sulle donne, attraverso corsi specifici ed obbligatori non solo nelle scuole superiori e professionali dove si formano gli operatori sociali che vengono a contattato con questa realtà, ma rivolti in particolar modo ad operatori sanitari del Pronto Soccorso, operatori dei Servizi Sociali, Forze dell’Ordine;
  4. L’eliminazione di tutte le norme e prassi giuridiche che risultano discriminatorie nei confronti della donna, in particolar modo in riferimento ai diritti procreativi;
  5. L’istituzione di un Osservatorio sui diritti delle donne;
  6. La promozione di una “prospettiva di genere” in tutti i campi, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e di educazione all’ascolto;
  7. La promozione di campagne di sensibilizzazione, campagne educative, pubblicità, ed ogni iniziativa di carattere sociale adeguata a porre fine alla stereotipizzazione del ruolo di responsabilità della donna in famiglia e nella società, anche attraverso un codice di regolamentazione dei media per evitare la diffusione di immagini discriminanti della donna o lesive della sua dignità, che la facciano percepire come oggetto sessuale, o come responsabile in via principale della crescita dei figli;
  8. Incoraggiamento dei mass-media mass media e delle agenzie pubblicitarie a proiettare un’immagine delle donne come partner alla pari in tutte gli ambiti della vita;
  9. Promozione di misure che incentivino l’ occupazione femminile e migliorino lo status precario delle donne lavoratrici;
  10. Promozione di ricerche che consentano di avere informazioni precise e dettagliate sullo stato di salute delle donne e sull’accesso delle stesse ai servizi sanitari;
  11. Maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica e alla politica, sia nelle cariche elettive che in quelle politiche, nell’assegnazione di incarichi istituzionali, nella magistratura e a livello internazionale;
  12. Elaborazione di misure atte a eliminare la discriminazione nei confronti delle donne migranti, e rimozione delle le restrizioni sulle donne migranti previste nella Bossi-Fini;
  13. Apertura di un dibattito serio e partecipato sulle questioni di genere, attraverso la traduzione e la diffusione capillare dei dati europei in materia, dei principali atti europei, delle risoluzioni, delle raccomandazioni, al fine di coinvolgere tutti gli attori sociali e le ONG operanti in tale ambito, anche attraverso la creazione di un Comitato Consultivo;

Traducendo in Italiano le Raccomandazioni del Comitato CEDAW riferite all’ultimo rapporto, compito che spettava agli organi istituzionalmente deputati, ribadiamo la necessità dell’appoggio di tutte le Istituzioni, nella consapevolezza che per progredire nella tutela dei diritti un cambiamento è necessario, c’è bisogno di più impegno e di più donne impegnate su questo fronte in politica, di un empowerment forte per dare sostegno ad un progetto di questa portata.

Chiediamo alle Istituzioni, alle donne ma soprattutto agli uomini che le rappresentano e cui rivolgiamo questo appello, il coraggio e la volontà politica di mettersi in gioco, di stanziare i fondi necessari per assicurare la possibilità di elaborare progetti a lungo termine e consentire la creazione di una rete organizzativa locale che possa attuare in maniera coordinata il Piano di Azione che ci auspichiamo verrà redatto a livello nazionale, in concertazione con le associazioni di donne e con gli operatori sociali che per l’autodeterminazione delle donne lavorano da sempre. Credere che un cambiamento sia possibile importa una grande spendita di energie, mezzi, risorse, ed implica soprattutto volgere lo sguardo al futuro, consapevoli però del fatto che “un futuro democratico alternativo i costruisce giorno per giorno su pratiche democratiche”.

Con l’auspicio che le Istituzioni manifestino attraverso il loro operato questa consapevolezza, invitiamo nuovamente ad un impegno concreto per “Dare forma, creare, e mettere in atto una giustizia di genere oggi”.

PROMOTRICI E PROMOTORI DELL’APPELLO:
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI
COORDINAMENTO DONNE PRC BOLOGNA
FORUM DELLE DONNE DEL PRC

Per adesioni e sottoscrizioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna