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Quale emergenza, di Giancarla Codrignani

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Le donne hanno l'impressione che omicidi, stupri e violenze che i media evidenziano in questi mesi non siano così eccezionali: è purtroppo "normale" che le donne assassinate (lo dicono le statistiche) siano quasi sempre vittime di famigliari e amici, che le famiglie siano abitate da violenze su donne e minori, che il corpo femminile sia "cosa" da rapinare.

Tuttavia molti organi di informazione, che hanno trattato questa materia sempre poco e male, sono impegnati a segnalare l'emergenza soprattutto perché autori dei crimini sono stranieri e immigrati. Altri da loro.

"Ricatti e riscatti" è stato opportunamente intitolato il convegno internazionale organizzato dalla Consigliera di Parità della Provincia e dalla Casa delle Donne. Nel mondo femminicidi, stupri e violenze intrafamigliari sono una guerra continua che non emerge, come se non si trattasse di una fenomenologia strutturale che l'umanità non può più ammettere. In molti paesi d'Europa si sono accolte formalmente le indicazioni di dichiarazioni internazionali come la Convenzione relativa ad ogni forma di discriminazione contro le donne, ma senza riconoscere loro il diritto di vivere senza subire violenze. In Italia la legge contro la violenza sessuale - una legge che soddisfaceva le donne di tutte le parti politiche e non costava una lira perché spostava il reato dal capitolo "contro la morale" a quello"contro la persona"- ha impiegato vent'anni per essere approvata e sembra non avere inciso nel costume.

Bisogna fare chiarezza e dire, come ricordava Encarna Bodelon Gonzales, docente di filosofia del diritto e responsabile della "Unidad de violencia" del comune di Barcelona, che non si tratta di un problema di sicurezza, ma di un problema di diritto. La violenza di genere agisce globalmente: anche il peso del doppio lavoro o il tetto di cristallo che impedisce l'avanzamento delle carriere o la mancanza di parità nel governo delle istituzioni lede la libertà femminile e, come ha detto inaspettatamente una giornalista del nostro TG1, anche un solo caso di stupro fa emergenza. La cultura patriarcale (o fratriarcale) costituisce un problema strutturale, che - è qui la contraddizione politica che tende, anche nel fare leggi innovative, a limitare i problemi al perseguimento dei reati e all'assistenza alle vittime - non viene affrontato strutturalmente.

Tutte le donne soffrono violenza: tutte hanno fatto brutti incontri, tutte hanno paura se sentono un passo che le segue se sono sole di notte, tutte hanno dovuto essere più brave per ottenere riconoscimenti, tutte hanno fatto l'amore con il proprio compagno anche quando non ne avevano voglia, tutte debbono vedere in televisione spettacoli stranissimi di uomini vestiti circondati da ragazze seminude o pubblici dibattiti e tavole rotonde con cinque o sei uomini che tra loro parlano di questioni sociali proprie di tutti. Le donne non contano. Infatti non sono soggetti autonomi titolari di diritti e anche gli uomini sensibili e intelligenti che le rispettano e le stimano, non si domandano perché mai altri uomini come loro le trattino come oggetti da consumare, da picchiare, da uccidere. E continuano a fare politiche e leggi come se fossero soli.

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