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Antiabortisti molestatori e disturbatori - di Milli Virgilio

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Innanzitutto, non chiamiamoli “i preganti”. Non conferiamo noi dignità di sentimento religioso a manifestanti contro il diritto femminile di interrompere una gravidanza non desiderata. E men che meno a chi si propone di assumere iniziative legislative (promuovendo un referendum abrogativo)!

Mi riferisco al Comitato referendario NO194, organizzatore della adunata di nove ore davanti all’Ospedale Maggiore di Bologna il 13 giugno prossimo che hanno scelto di denominare “9 ORE NAZIONALE DI PREGHIERA CONTRO L’ABORTO E PER IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE 194” . Mi riferisco anche ai partecipanti alla iniziativa analoga promossa a Milano da quello stesso Comitato, nonché a quante/i settimanalmente si adunano a Bologna davanti al Reparto Maternità Sant’Orsola innalzando cartelli e ostentando materiali vari. Non sono silenziosi né pacifici, come qualche curiale commentatore vorrebbe presentarli. Per le modalità - spesso anche aggressive - con cui già sono state svolte tali adunanze (locali o nazionali), esse mirano ad intimidire, dissuadere ed esercitano una inaccettabile pressione psicologica nei confronti di chi transita o stanzia nei pressi.

Peraltro minano al cuore il rispetto della privacy che ogni cittadina/o ha il pieno diritto di pretendere al momento del suo ingresso nell'area sanitaria e mentre vi permane. Per qualsiasi tipo di prestazione. Figuriamoci poi quanto è più grave e violenta la lesione alla riservatezza, se arrecata a chi (interessata o operatore) sta svolgendo una procedura come quella per l’interruzione di gravidanza, che la legge ha voluto normare assai dettagliatamente, esigendo pause e libere riflessioni .

Manifestanti, nonché disturbatori e molestatori. Così vanno identificati.

Certamente ognuno è libero di pregare come ritenga e di professare pubblicamente la propria fede, ma tempi scelti e modalità ci dicono che qui non di questo si tratta, bensì di inaccettabili pressioni alle soggettività e alla collettività.

Quanto alle libere manifestazioni del pensiero e all’esercizio del diritto di riunione, queste subiscono - in simile caso - il doppio limite, quello di dover rispettare il diritto altrui alla cura e alla riservatezza, ma anche quello di dover rispettare le manifestazioni del pensiero e le opinioni altrui che -trattandosi di interruzione volontaria di gravidanza - non toccano certo i diretti interessi dei manifestanti.

Non si confonda: queste adunate dinanzi all’Ospedale-Maternità sono ben diverse da un picchettaggio, perché questo mira a ottenere il rispetto del diritto di sciopero, che è proprio e diretto.
Ogni caso va valutato concretamente.
Per questo non servono eventuali provvedimenti prefettizi che abbiano portata generale.

E qui è il questore che per legge ha il potere/dovere di impedire indebite lesioni al diritto alla cura, alla riservatezza e alla manifestazione di pensiero altrui.

LA REPUBBLICA - Cronaca di Bologna 10 giugno 2015

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