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UDI :: 13 Giugno 2015: ritorno al medioevo

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Ancora una volta la Legge 194 torna ad essere il bersaglio di attacchi di stampo integralista e misogino che hanno il solo obiettivo di alimentare comportamenti violenti. Attraverso l’attacco a questa legge si intende minare la libertà e autodeterminazione delle donne, imporre una visione del mondo patriarcale, autoritaria, violenta e sostanzialmente razzista.

Intorno al Comitato "no 194", che intende organizzare il 13 giugno i suoi cortei e sit-in, si sono radunati forze politiche e gruppi xenofobi, razzisti, omofobi, sostenitori della razza bianca, della superiorità maschile, del contrasto alle pratiche contraccettive in nome di una rinnovata eugenetica di stampo nazifascista che vede le donne solo come fattrici.
Contro la libera responsabilità delle donne si ergono coloro che sbandierano la cultura della vita promuovendo e praticando gesti di morte, evocando condanne di piazza per ciò che appartiene all’intimità della coscienza individuale.

Riteniamo che tali manifestazioni debbano essere proibite in qualsiasi luogo perché incitano all’odio sociale attraverso enunciazioni provocatorie e il vilipendio delle leggi dello Stato.
Riteniamo che i Prefetti debbano intervenire perché le funebri litanie dei preganti contro la Legge 194 sono, di fatto, intimidazioni che hanno come bersaglio le donne e il personale medico non obiettore oltre che una legge dello Stato.

In risposta alla richiesta di abrogare la legge 194 e di ritornare all'aborto clandestino, l'UDI ribadisce l'inammissibilità dell'obiezione selvaggia alla legge 194, così come viene attualmente praticata e sostiene l'esigenza di una sua severa regolamentazione affinché sia riconosciuta e rispettata la piena dignità delle donne.
Non difendono nessuna famiglia coloro che si ergono a giudici e pretendono di imporre la propria visione della vita, anche contro la legge, chiedendo di togliere alle donne la libertà di coscienza.

Chiediamo a tutti i Prefetti di vietare tali manifestazioni in qualsiasi luogo e momento.

Chiediamo alle/ai parlamentari e a chiunque abbia funzioni pubbliche di operare, secondo il proprio mandato, affinché non sia permesso questo vergognoso attacco ai principi basilari della nostra Costituzione.

Il Coordinamento nazionale

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