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Associazione Casa delle Donne / Associazione Orlando: I beni comuni delle donne

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Il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne e la Casa delle Donne per non Subire Violenza sono luoghi d’aggregazione e servizi frequentati e rinomati. Luoghi d’ascolto e iniziativa, aperti alla gioia e al dolore, accoglienti e solidali. Beni a disposizione di tutte e tutti costruiti a Bologna, in rapporto con i governi locali, dalla progettualità di Associazione Casa delle Donne e Associazione “Orlando” e grazie all'apporto di tante singole e gruppi di donne e al supporto di non pochi uomini.

Cosa significa per le aspirazioni di donne sempre più competenti avere al Centro la biblioteca specializzata più rilevante e un serverdonne e sala Internet unici in Italia, ricerca e formazione di qualità, progetti per il lavoro dipendente e autonomo, reti di scambio locali e globali? In un paese dove il lavoro di cura è poco condiviso dagli uomini, dov’è donna la maggioranza di chi è precario o meno pagato ed è povero o impoverito, dove il divario tra donne e uomini nell'uso di nuove tecnologie di comunicazione è tra i più alti e la rappresentanza politica femminile è tra le più basse in Europa e nel mondo?

Cosa significa anche a Bologna, in questi mesi e giorni segnati dalle terribili violenze di Villa Spada, delle Scuderie, di via Corticella e dei tanti casi di mogli e compagne picchiate, ferite, a volte uccise dal partner, disporre della Casa delle donne, dove chi sta subendo violenza o la ha subita può trovare un luogo di accoglienza, sostegno e ospitalità? Un luogo di alta professionalità in materia di violenza alle donne, dove consulenti con 15 anni d’esperienza vengono cercate ogni giorno oltre che da donne, da insegnanti, medici, assistenti sociali e altre/i professioniste/i in città e nel paese? Un luogo che ha costruito un pezzo di storia, un modello per ogni centro antiviolenza italiano? Un luogo infine che chiama tutti a dare attenzione al devastante problema della violenza alle donne, attraverso campagne di sensibilizzazione, di formazione e di prevenzione?

Ancor più direttamente riguarda l’azione di donne e uomini in città lo spazio pubblico della Sala Notai. Gestito da anni da “Orlando”, è utilizzato con regolarità innanzitutto da gruppi di donne e per iniziative di realtà miste in un uso allargato e libero di decine di realtà e migliaia di persone.

Oggi questi beni comuni si trovano in gravi difficoltà.

Il Centro, dopo oltre un anno d'attesa e l'inaugurazione di spazi bellissimi a Santa Cristina, non ha una convenzione con l’amministrazione comunale e le risorse già stanziate sul 2005 per chi da mesi lavora senza compenso e le iniziative di successo che pure continuano.

La Casa ha una convenzione con il Comune di Bologna ed una con 43 Comuni della Provincia che scadono a fine anno. L’amministrazione comunale, in questi giorni, ha proposto un rinnovo il cui contenuto ci toglie completa autonomia. Inoltre, le risorse assolutamente inadeguate, che ci sono state prospettate, mettono in serio pericolo la nostra attività tanto da rischiare una riduzione consistente di apertura del servizio, se non addirittura la chiusura della Casa delle donne.

La Sala dei Notai potrebbe essere tolta alla società civica femminile e alla cittadinanza tutta per divenire un contenitore di eventi a pagamento. Sarebbe un vero danno non solo per il valore pratico, ma per la qualità simbolica di un luogo abitato e animato, di un ambiente in comune.

Per rifiutare tale scenario vi sono ragioni profonde che la ragione ordinaria deve saper ascoltare.

Tutte coloro che si sono riunite in assemblea la sera del 22 Novembre scorso chiedono

  1. siano strette in tempi brevi convenzioni atte a salvaguardare autonomia, spazi, servizi e risorse indispensabili alla presenza viva ed efficace di Casa e Centro e a porre limiti al disagio di chi vi opera;
  2. siano mantenute allo spazio pubblico della Sala dei Notai la fisionomia e le caratteristiche che gli hanno saputo conferire la presenza, la passione e l’impegno di tante donne e uomini.

Queste richieste si fondano su una storia comune di donne in numerose città e paesi e sui frutti che ovunque produce un modo di fare società attento alla pluralità e alle differenze e capace di tessere reti di relazione vicine e a distanza. Un modo innovativo oggi invocato in ogni ambito e livello dell’umana convivenza e, certo, da non cancellare quando è esibito e realizzato. Negli ultimi trent’anni sono divenuti centinaia nel mondo intero i centri, le biblioteche, le librerie, i dipartimenti universitari in rete che s’incontrano regolarmente in diversi punti del pianeta.

Il Centro di Bologna vi occupa un posto non secondario. Perfino quando la Giunta Guazzaloca ne ha ridotto drasticamente spazi e libertà di gestione, esso ha continuato a diversificare ed accrescere la propria “utenza” di uomini e donne, native e migranti, persone di ogni età – ad esempio, la biblioteca ha ampliato il numero di studenti, ricercatrici/ricercatori, lettrici e lettori che la frequentano, mentre ha raggiunto il milione annuo il numero di visitatrici/visitatori del serverdonne.

La Casa accoglie ogni anno circa 400 donne che hanno vissuto o vivono situazioni di violenza domestica o sessuale. Accoglie sempre chiunque, italiana e straniera, ci chiede aiuti e protezione. Come il Centro abbiamo vissuto un periodo di vera difficoltà con la Giunta Guazzaloca. Non ci siamo arrese e con determinazione abbiamo continuato a lavorare, per non privare la città di un luogo, punto di riferimento per donne e gruppi di donne italiane e straniere, che hanno sempre creduto che la politica delle donne fosse una ricchezza per la società.

La Sala dei Notai, visibile per eccellenza e facilmente raggiungibile con mezzi pubblici, è ritenuta sicura da donne in età che vi si recano in orari in cui normalmente restano a casa. In dieci anni d’autonoma gestione non c’è stato un solo incidente in una sala in precedenza chiusa al pubblico per atti di vandalismo. Avrebbe senso rompere tale continuità virtuosa?

Queste non sono richieste di parte. Ci è noto il pesante quadro finanziario in cui versa oggi ogni ente locale nel paese e la mediazione é capacità riconosciuta al genere femminile. Sappiamo, tuttavia, che si tratta di operare scelte politiche: il bilancio di genere è un impegno che l’attuale Giunta, come altre in regione e nel paese, ha posto tra i suoi obiettivi.

Per questo invitiamo il Sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, a incontrarci. Gli chiederemo di fare quanto sta in lui per chiudere in positivo vicende diventate problematiche. Prima e dopo le elezioni che lo hanno reso sindaco, gli abbiamo parlato delle nostre istanze e la stessa tradizione e presenza importanti delle donne a Bologna le ha portate spesso a trovare ascolto in chi è al governo cittadino.

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