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Le donne e la convivenza a Bologna

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Interveniamo nel merito della questione cruciale per tutte e tutti, oggi al centro di discussione e scontro in città e nel paese: la convivenza.

L'opinione di alcune donne per la convivenza a BolognaGuardiamo preoccupate e turbate a quello che accade a Bologna, a provvedimenti ed atti recenti intrapresi in nome della legalità. Né ci pare possibile ridurre il problema allo schieramento a favore o contro la legalità in una società carica di diversità fondate su assi di potere che generano disparità e conflitti. Viviamo a Bologna, anche in zone esposte al degrado. Conosciamo e ci capita, talvolta, di condividere disagio ed esasperazione. Intendiamo, tuttavia, con “legalità” la costruzione di società nel quadro di un sistema sicuro e condiviso di norme, non l’applicazione di regole e il ricorso alla forza, che avviene troppo spesso a difesa di chi gode di diritti e stabilità contro coloro che non ne beneficiano.

La città “accogliente affettuosa e sicura” cui fanno riferimento le Linee programmatiche per il mandato amministrativo, l’abbiamo intesa come città che prende atto dei conflitti e tuttavia cerca, attraverso il confronto e la negoziazione, di risolvere problemi che sono il portato di evidenti cambiamenti del mondo in cui viviamo e non sono governabili solo con gli strumenti esistenti, accettati come indiscussi e indiscutibili. Ci sembra più efficace la ricerca in comune di forme di convivenza che sappiano forzare verso espressioni più alte e solidali di “legalità”. Questa è stata storicamente l’esperienza di tanti movimenti, tra cui quello delle donne. Quale sarebbe oggi la condizione di molte senza il superamento dell'aborto clandestino attraverso pratiche illecite e battaglie normative che hanno cambiato il quadro della legalità?

Dall’esperienza dei femminismi abbiamo ricavato l’idea che le donne e gli uomini concreti e le loro relazioni sono al cuore della politica. Abbiamo poi trovato conferma alla convinzione che l’azione pubblica deve tener conto dei simboli che critica, abbatte o crea. Per questo siamo attente a che ogni atto intrapreso non vada a consolidare intolleranze, stereotipi, immagini di nemici. Chi tra noi lavora per la soluzione non violenta dei conflitti in aree di guerra, chi pratica azioni di partecipazione basata sull’ascolto attivo nel nostro territorio sa che è necessario e possibile promuovere convivenza oltre il dato delle appartenenze, dei confini, delle leggi. Chi qui scrive a titolo personale, ha con altre costruito percorsi utili in circostanze difficili quali casi recenti di violenza sessuale, di scontro tra generazioni, di condizioni umilianti per donne e uomini stranieri; ed anche con chi, come noi, non accetta situazioni di invivibilità quando non di reato.

Dissentiamo, per questo, da alcune politiche cittadine che toccano l’idea di città e di relazione sociale. Ma non ci basta esprimerci e dissentire: intendiamo mettere a disposizione le nostre esperienze di cittadinanza attiva, di scambio, di mediazione.

Alessandra Allegrini, Lia Amato, Rosa Amorevole, Giovanna Casciola, Norma Cagnina, Elena Del Grosso, Maria Teresa Cassini, Azzurra Celli, Lucia di Lucca, Federica Fabbiani, Maria Pia Falcone, Teresa Ganzerla, Giovanna Gozzi, Elda Guerra, Raffaella Lamberti, Giovanna Masiero, Fernanda Minuz, Maria Grazia Negrini, Paola Pattuelli, Emma Petitti, Lucia Poligamia, Patrizia Rampioni, Maria Chiara Risoldi, Giovanna Tabanelli, Marzia Vaccari, Paola Veronesi, Patrizia Violi, Gioia Virgilio, Marina Zaffagnini, Paola Zappaterra.

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