Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Riconquistare un posto nello spazio pubblico per superare la sconfitta del referendum

on .

L’incontro di sabato 5 Novembre alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, organizzato da Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa in collaborazione con l’associazione Generi e Generazioni, è il mantenimento di una promessa fatta più di cinque mesi fa: continuare a costruire, dopo referendum sulla procreazione assistita, un percorso di riflessione e dibattito sul tema, per impedire la sua cancellazione dall’agenda mediatica (processo per altro già in corso: non si fa fatica a notare come il tema sia praticamente tornato un tabù subito dopo il voto).

Dopo la secca sconfitta del fronte del Sì, mantenere la promessa è non solo una questione di principio, ma una necessità quasi dolorosa: non solo per ricompattarsi e rassicurarsi sul valore delle proprie posizioni, ma soprattutto per aprire un confronto disincantato sulle ragioni della sconfitta.

Nodo centrale, la questione della comunicazione. Il risultato del referendum racconta purtroppo dell’impossibilità (o dell’incapacità) delle femministe di parlare al Paese nella sfera pubblica, a differenza di quanto è accaduto al tempo dei referendum sull’aborto e sul divorzio, quando hanno saputo rappresentare l’avanguardia di un sentire comune. La mancanza di sintonia con l’universo femminile italiano, venuta drammaticamente alla luce con i numeri del referendum di giugno, è probabilmente ciò che ha sconcertato e addolorato di più tutte le donne che si sono impegnate attivamente a favore del Sì.

Questa mancanza di sintonia si può spiegare, a posteriori, col fatto che le questioni veramente centrali, che avrebbero dovuto coinvolgere tutte e tutti, non sono di fatto state affrontate nel dibattito e nella campagna elettorale, perché sono state bollate come astratte ed eccessivamente tecniche. L’impegno di anni di riflessione sui rapporti tra donna e tecnologie, tecnologie e maternità, maternità e corporeità, questioni sicuramente poco spettacolarizzabili, nell’arena mediatica pre-elettorale si è dissolto a vantaggio delle ‘facili’ generalizzazioni e contrapposizioni dicotomiche tra vita e scienza, naturalità-buona e artificialità-cattiva, valori e laicità, sulle quali il fronte dell’astensione ha avuto facile presa.

Dopo la sconfitta, la difficoltà di porre al centro del dibattito le questioni suddette è stata scambiata sui quotidiani e in televisione (con una certa dose di malafede e opportunismo) per ‘silenzio delle femministe’, mentre si assiste oggi al ‘ritorno al sacro’ (alleato, come sempre, col patriarcato) e al rilancio con forza inedita della sovrapposizione di religione, legge, morale. Un panorama, dunque, sempre più sconfortante.

La strumentalizzazione e l’approssimazione nel dar conto delle idee femministe, sostiene Boccia, non nascono certo oggi: è oggi tuttavia che si avvertono in modo sempre più drammatico la difficoltà di farle circolare, e la mancanza una sfera di dibattito pubblico alternativa ai Porta a Porta e simili media inestricabilmente intrecciati col sistema politico. Boccia contesta la ricerca a tutti i costi di queste forme di visibilità come unica soluzione per il problema della comunicazione delle idee: ciò porterebbe proprio a quella drammatizzazione eccessiva dello scontro che ha favorito la sospensione della riflessione e l’allontanamento dal nocciolo dei problemi. ‘Anche se non siamo state visibili sui media, lo siamo state nel sociale. I risultati del voto non devono sminuire il lavoro importante che è stato fatto, da cui dobbiamo ripartire, anche per coglierne le opacità.’

Sono tanti i luoghi in cui si costruisce la riflessione e l’azione delle donne, centri però spesso frammentati che seguono percorsi che corrono paralleli senza incontrarsi. I diversi interventi del dibattito hanno proprio messo in luce questo punto: fare rete è importante, ma occorre al tempo stesso difendersi contro il rischio del ripiegamento, della circolarità, dell’autoreferenzialità. Occorre prendere atto che la sconfitta del referendum è stata una sconfitta anche politica, in quanto espressione della difficoltà di rapportarsi a uno spazio pubblico, di far comunicare i luoghi delle donne con il ‘resto del mondo’: non si è riuscite a parlare non solo con i tradizionali antagonisti, ma nemmeno con rilevanti componenti del centrosinistra, o con le donne che non hanno vissuto l’esperienza del femminismo.

Riconquistare un posto nello spazio pubblico è una priorità. Come, è un problema ancora aperto.

(Delt@) - Laura Cocciolo

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna