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La rifugiata libanese a Bologna di Giancarla Codrignani

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Anche a Bologna non ci sono soltanto stranieri - e straniere - immigrati. Anche a Bologna ci sono i richiedenti asilo e rifugiati e la struttura per la loro protezione (Sprar) che gestisce tre centri di accoglienza: 18 posti sono riservati a donne sole, che, ben peggio di noi occidentali, vivono la discriminazione di genere.

L'avvocata Antonietta Cozza e le operatrici dei servizi si fanno carico dei "diritti difficili" di queste persone vulnerabili, ma riscontrano che le donne hanno contro tutto: non credute, in conflitto con legislazioni discriminatorie del loro paese, "diverse" anche ai fini dell'ottenimento della protezione.
E' accaduto così che non sia stata giustificata la richiesta di una camerunese impossibilitata a rientrare perché, giudicata strega, chiunque può aggredirla; oppure che abbia ottenuto solo "protezione umanitaria" la congolese settantenne che non può certo trovare casa e lavoro per mantenere un soggiorno non richiesto.

Oggi è in grande difficoltà una signora libanese arrivata a Bologna alla fine del 2010, dopo un viaggio fortunoso fino al porto di Ancona e presa in carico dallo sportello protezioni internazionali dell'Asp Poveri vergognosi, in osservazione al Bellaria per ematoma cranico e difesa dall'avv. Cozza. Si tratta di un caso apparentemente fuori dalla giurisprudenza della Convenzione di Ginevra (del 1951, estesa ai paesi non-europei nel 1967) perché legato a persecuzione e maltrattamenti maritali; ma la ragione della richiesta di protezione è dovuta alla volontà della donna di far uscire l'ultimo figlio avuto da un marito che, dopo il divorzio, l'ha inseguita, ingravidata e abbandonata con un figlio "illegittimo" e privo di personalità giuridica secondo la legge patriarcale libanese.

Amal - chimiamola così - è' stata ascoltata in febbraio di quest'anno dalla Commissione per il Riconoscimento che, in giugno, le notificava il respingimento, pur consentendole il soggiorno. La lettura dell'atto è interessante: per tutte le dichiarazioni della donna si usa l'indicativo dell'oggettività, per l'uomo il condizionale dubitativo, anche per l'edema cerebrale dell'ultima aggressione e per l'affidamento al padre dei quattro figli non più rivisti. Si tratterebbe, dunque, di questioni "di natura esclusivamente personale e familiare", di un rapporto "complesso", non sarebbe "credibile" la rinuncia ai figli e, ancor meno convincente, che "la donna non abbia potuto presentare denuncia per le aggressioni subite". Ma soprattutto non si fa menzione della ragione della richiesta di protezione e non di soggiorno: Amal chiede il ricongiungimento familiare per salvare il suo bambino "illegittimo" e senza diritti e su questa base è urgente il riesame del provvedimento.

La Convenzione, nata per tutelare gli esuli politici, oggi si confronta con ben altri problemi di sopravvivenza e di dignità umana: per le donne vari paesi tengono in considerazione anche la fuga da paesi che legittimano l'infibulazione. Ma c'è anche la Convenzione per i diritti dell'infanzia. La loro applicazione secondi la nostra concezione dell'universalità dei diritti.

Giancarla Codrignani - Repubblica/BO, 20 luglio 2012

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