Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie anche di terze parti.


Dopo il referendum di Giancarla Codrignani

on .

Non so quante di noi si illudessero di vincere i referendum. Tuttavia, nessuna di sicuro pensava che solo un quarto dei votanti si presentasse alle cabine elettorali.

Le donne sono sconfitte su tutta la linea, oggettivamente perché si ritrovano con la legge 40 che adesso tutti dicono di voler riformare e, se si farà così, sarà certamente non secondo le nostre intenzioni (pensiamo alla proposta Amato-Bimbi); soggettivamente perché sono tante e tante le donne che si sono smarcate da questa responsabilità.

Leggo in diversi siti testimonianze inquietanti e contraddittorie, dove si dichiarano ragioni di voti e di astensioni, non una uguale all'altra: danno l'impressione di una sorta di discesa agli inferi quale non si era mai data neppure ai tempi delle più emotive autocoscienze: allora, infatti, le donne erano inesperte di femminismo teorico e si avventuravano a sondare il proprio sé con serietà, ma senza ripiegarsi su se stesse.

Il web fa pensare che avere parlato di fecondazione assistita - una pratica in uso in Italia da venticinque anni - abbia scatenato tempeste di dubbi e ansie. "Io forse ero sterile (non si capisce se avesse mai fatto verifiche anche il marito), ma penso che si debba lasciar fare la natura"; "se le donne andassero a votare respingendo tutte le leggi del Parlamento sarebbe un sogno"; "quando si è passati alle prove di laboratorio, c'è stato uno scadimento" (del rapporto uomo/donna); "sono naturista, ho fatto il parto naturale, sono in menopausa, non prendo gli ormoni: non saprei decidere cosa fa male"; "le donne stritolano se stesse e comprimono la loro vita per avere comunque un figlio biologico: perché non pensare che la durezza della realtà non sia un segno o un ostacolo che addita un destino?"

Poi si parla di chi pratica il fai da te inseminandosi con una cannula, dell'insoddisfazione dello stare con un uomo, della caduta del desiderio maschile. Davvero si trova di tutto e difficilmente si può dare torto a Ida Dominijanni che scinde le questioni: alcuni problemi "sono indecidibili in punta di diritto e normatività", ma "non possiamo cascare nella trappola che dalla Fivet alla clonazione è tutto uguale".

E'assolutamente un dato di cui tener conto la carenza di informazione che ha fatto tardare il dibattito pubblico sulle questioni che stanno sullo sfondo - e sono questioni di grande rilevanza -; ma ciò non giustifica l'idea di Muraro che era meglio lasciare le cose come stavano, senza una legge, permissiva o restrittiva che possa essere. Proprio perché non poche sottolineano che i centri medici sono imprese di profitto, una normativa è necessaria, una normativa che non si faccia etica di stato, che non dica che cosa è la vita o quali limiti imporre alla ricerca. E non comprima i diritti di nessuno, neppure di quelle trentamila coppie per anno che agli occhi degli indifferenti civici sono una minoranza priva di valore: chi si può permettere di giudicare la donna che si sottopone a trattamenti duri e mortificanti della corporeità per desiderio di un figlio "biologico", che è un desiderio, guarda caso "naturale", più di quello di chi fa a meno della scienza credendo che la natura sia anche destino.

Neppure io avrei scelto la fecondazione assistita, ma non penso neppure di vietarla per legge a chi non "sente" come me. Quanto ai pericoli futuri della genetica, credo che sia il caso di sostenere il principio di precauzione - che si è formato per interventi di giuristi e scienziati e non di chiese o di femminismi - anche in agricoltura; ma non posso avere paura, come non ne ho avuta per i trapianti. Il buon Dio ha consegnato "la terra" agli umani, perché la "dominino", non per inquinarla, ma per perfezionarla con le capacità dell'intelligenza: non possiamo tornare ai tempi in cui per aver sezionato di nascosto un cadavere si rischiava la condanna dell'Inquisizione. E lo stesso buon Dio non viene meno al suo progetto di vita se "disperdendo molti ovuli già fecondati, distruggesse tante vite umane estromesse dallo sviluppo"(ci arriva perfino un vescovo: cfr. la dichiarazione di partecipazione al voto di mons. Bettazzi).

Bisognerà, dunque, ricominciare a riprendere tra noi i vecchi discorsi sull'utero artificiale (in corso di sperimentazione da quindici anni) o sulla donna cyborg (il libro di Donna Haraway è, nell'edizione italiana, del 1995), per non parlare della biopolitica di Foucault. Questo per noi "femministe". Ma il referendum ha dimostrato una volta di più quanto sia insufficiente il nostro linguaggio di intellettuali; in primo luogo perché i problemi cascano addosso anche a noi come di sorpresa e non siamo mai preparate abbastanza, ma soprattutto perché non possiamo rappresentare la maggioranza abbandonata di quelle che "non ci sono": studentesse, pensionate, studenti, commesse, casalinghe.

Anteprima dal Paese delle Donne

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna